Carbonara Day: tutti i film in cui la carbonara diventa protagonista e ruba la scena

Cinema
Paolo Nizza

Paolo Nizza

La famosa scena della carbonara in Heartburn con Jack Nicholson e Meryl Streep

Introduzione

Il 6 aprile si celebra il Carbonara Day: quest'anno compie dieci anni. Prima di diventare un fenomeno social, la carbonara aveva già fatto la sua bella carriera sul grande schermo. Il primo documento storico certificato della sua esistenza è cinematografico: Yvonne la nuit del 1949, con Totò, dove un cameriere ordina spaghetti alla carbonara in una trattoria di Trastevere. Da lì, un viaggio lungo settantasette anni tra film italiani e stranieri, dalla scena cult di Heartburn — Jack Nicholson e Meryl Streep a letto con gli spaghetti,  fino alle commedie più recenti. Perché la carbonara, sullo schermo come a tavola, non è mai solo un piatto: è un codice, un atto d'amore, un modo di dire Roma

Quello che devi sapere

Carbonara Day, i film sulla pasta più amata d'Italia

Qui abbiamo un problema. Non c'è modo di raccontare la carbonara al cinema stando seduti composti, con le mani in grembo e il tono neutro del recensore professionista. Impossibile. Perché la carbonara, su un set cinematografico, non è mai solo un piatto. È un atto, una dichiarazione, un codice. È romanità allo stato puro, è comfort food con pretese filosofiche, è il piatto che i personaggi ordinano quando vogliono dire qualcosa di importante senza dirlo davvero.

Il 6 aprile si celebra il Carbonara Day, e quest'anno la festa compie dieci anni. Un decennio di hashtag, di ricette condivise, di battaglie social sulla panna (no, non si mette), di cuochi stellati e nonne romane accomunati dallo stesso stendardo giallo uovo. Ma prima che diventasse un fenomeno da social media, la carbonara aveva già fatto la sua bella carriera sul grande schermo. E che carriera.

Partiamo dall'inizio. Dall'inizio vero, che è più antico di quanto si pensi. La prima citazione certificata della carbonara nella storia del cinema – e uno dei documenti storici più importanti sull'origine del piatto – non è in un ricettario, non è in un articolo di giornale. È in un film del 1949 con Totò. Si chiama Yvonne la nuit, regia di Giuseppe Amato, uno dei rarissimi ruoli drammatici nella già fortunata carriera del principe della risata. La scena è ambientata alla trattoria Galeassi di Santa Maria in Trastevere (ancora aperta). L'ostessa è Ave Ninchi, alla cassa raccoglie comande e controlla i conti. Un cameriere si avvicina: 'Coda alla vaccinara per due e spaghetti alla carbonara per tre'. Tredici parole. Al minuto 1 ora, 14 minuti e 17 secondi. Ma sono tredici parole che spostano la storia.

Il film viene girato nella primavera del 1949 ed esce in sala a novembre dello stesso anno. E in quelle tredici parole c'è tutto: la carbonara non è presentata come una novità, non viene spiegata né commentata. È semplicemente in menu, tra l'amatriciana e la coda alla vaccinara, con la naturalezza di un piatto già radicato. Anzi, stando alla gerarchia delle comande di quella sera, è il secondo piatto più ordinato: quattro matriciane, tre carbonare, due code alla vaccinara. Questo documento anticipa di un anno la prima citazione scritta conosciuta finora (una cronaca romana su La Stampa del luglio 1950) e declassa ogni altra 'prima citazione' al cinema. La carbonara esiste, consolidata, almeno dal 1949.

Dal 1951 al 1955: Fabrizi, Arena e le prime tracce sullo schermo

Due anni dopo Yvonne la nuit, nel 1951, arriva Cameriera bella presenza offresi di Giorgio Pastina, con un cast che oggi farebbe venire le vertigini: Sordi, De Sica, Fabrizi, Eduardo e Peppino. In una scena che somiglia a un colloquio di assunzione, Aldo Fabrizi chiede alla cameriera Elsa Merlini se sa fare gli spaghetti alla carbonara. Lei risponde di no. Lui, un po' contrariato, passa all'amatriciana. Il fatto che nel 1951 la carbonara sia già trattata come una competenza fondamentale per una domestica romana conferma quello che Yvonne la nuit ci aveva già detto: era parte del DNA gastronomico della città, non una moda passeggera.

Nel 1955 Racconti romani di Gianni Francioli – cast stellare con Totò, De Sica, Silvana Pampanini – chiude il film con un'altra citazione rapida e precisa: il cameriere Mario (Maurizio Arena) irrompe in cucina urlando: 'Pronti? Quattro spaghetti alla carbonara e quattro filetti al sangue! Forza, navigare!'. I fondatori del Carbonara Club hanno notato che la combinazione carbonara più filetto al sangue è evidentemente la combo dei veri intenditori romani. Non ci si improvvisa.

Poi arriva il 1978 e Amori miei, commedia di Steno con Monica Vitti (David di Donatello come migliore attrice protagonista), Johnny Dorelli, Enrico Maria Salerno ed Edwige Fenech. La moglie Anna telefona al marito in ufficio per annunciargli la cena: 'L'anatra lacché, il pollo con le patatine come piace a te, gli spaghetti alla carbonara, e poi ti ho fatto, sì, la torta!'. Dato sociologico preciso: nel 1978 la carbonara è già saldamente nel repertorio della moglie amorevole. Uscita dalla trattoria di borgata, è entrata nelle case borghesi.

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Steno, il regista più carbonaro del cinema italiano

A proposito di Steno: il grande regista romano meriterebbe un capitolo a parte nel pantheon dei cineasti carbonari. Già autore di Amori miei, nel 1976 firma anche Animali metropolitani, in cui la carbonara diventa addirittura il motivo per cui un vigile romano (Ninetto Davoli, nei panni di Spartaco Scorcioletti) rifiuta di seguire una ricercatrice americana in elicottero verso una nuova vita negli States. 'Cosa ti trattiene?', gli chiede lei. 'La carbonara', risponde lui con una semplicità disarmante. 'Li bucatini all'amatriciana, io me conosco, il posto mio è qui'. La ricercatrice rimane basita. Il film chiude con un commento lapidario del suo collega: 'Non potrà mai piacere a quell'animale di Scorcioletti perché non è una carbonara'. Ecco, a volte basta questo per capire tutto di un personaggio.

Ma in Animali metropolitani c'è anche una scena precedente, ambientata nel ristorante All'abboffata dei Cesari, con camerieri in costume da antichi romani, la musica de La società dei magnaccioni in sottofondo, e un cuoco vagamente somigliante a Eddie Murphy che si dispera perché non ricorda se sulla carbonara ci va pancetta o coratella. Gli altri cuoci, con sottofondo di musica etnica africana, gli cantano in coro: 'Scemo! Scemo! Scemo!'. Una scena trash e profetica insieme, perché già nel 1976 Steno anticipava, con ironia feroce, il dramma della carbonara contaminata.

La carbonara come arma di seduzione

Attenzione a sottovalutare il potere seduttivo della carbonara. Il cinema lo sa benissimo, e lo dimostra in più di un'occasione. Nel 2011 Stephen Frears adatta Tamara Drewe, graphic novel di Posy Simmonds ispirata a Thomas Hardy, e in una delle scene più memorabili il musicista Ben cerca di conquistare la bella Tamara (Gemma Arterton) con una serenata alla chitarra. Le parole, nella versione originale inglese, sono inequivocabili: 'Make me pasta carbonara, cos I'm ravenous Tamara, then shag me wearing your tiara'. Il film è britannico fino al midollo, la sceneggiatrice Moira Buffini ha radici italiane, e la carbonara entra di diritto nella lirica erotica contemporanea. Tamara cede, tra l'altro.

Più recente e altrettanto efficace il caso di 7 ore per farti innamorare (2020), esordio alla regia di Giampaolo Morelli con Serena Rossi, pensato per le sale ma distribuito on demand causa Covid. Il protagonista Giulio, abbandonato dalla fidanzata alla vigilia delle nozze, si iscrive a un corso di corteggiamento con l'esperta Valeria. E la prima tattica che mette in campo per rompere il ghiaccio è chiedere: 'Mi serve un parere femminile… ma tu nella carbonara ci metti la panna?'. Valeria non risponde, ma è visibilmente intrigata. Il discorso si chiude con: 'Vabbè, lasciami il tuo numero… così poi mi dici se nella carbonara ci metti la panna oppure no'. E, che ci crediate o no, lei cede. Potenza della carbonara.

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Heartburn: la scena cult che ha fatto conoscere la carbonara agli Usa

Se c'è una scena che più di tutte ha contribuito a portare la carbonara oltre l'Atlantico, è quella di Heartburn (1986) di Mike Nichols, tradotto in italiano con il tiepidissimo Affari di cuore. Sceneggiatura di Nora Ephron, basata sulla sua stessa biografia, cast da capogiro: Jack Nicholson, Meryl Streep, Kevin Spacey giovane e in cameo addirittura Miloš Forman.

La scena è questa: i due protagonisti sono a letto, dopo aver fatto l'amore, e stanno mangiando spaghetti alla carbonara direttamente dalla ciotola. Mark (Nicholson) guarda il piatto, guarda Rachel (Streep) e dichiara: 'This is the best spaghetti carbonara I've ever had. When we're married, I want this once a week'. 'Questi sono i migliori spaghetti alla carbonara che abbia mai mangiato. Quando saremo sposati, lo voglio una volta alla settimana'. Solo una volta? Una scena-cult che, non a caso, viene accreditata come uno dei momenti fondativi del crescente amore americano per questo piatto. Nicholson a letto con la carbonara vale più di qualsiasi campagna di promozione gastronomica.

Loro chi?: mai accettare una carbonara da sconosciuti

La carbonara non sceglie il suo contesto. Se ne infila dappertutto, con la disinvoltura di chi sa di essere benvenuto ovunque. In Loro chi? (2015) di Fabio Bonifacci e Francesco Miccichè, con Marco Giallini ed Edoardo Leo, diventa addirittura l'esca di una truffa: due ragazze, complici di un furfante, attirano la vittima in casa con la promessa di cucinare una carbonara. La scena è esilarante perché Ellen, apriva la porta, dice 'Sto preparando una carbonata' (proprio così, carbonata), e David si corregge entusiasta: 'Carbonara? Ah, carbonara sì, sì… la carbonara lui la fa benissimo'. La morale è chiara: mai accettare una carbonara da sconosciuti.

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Chi ha incastrato Babbo Natale?: la Befana serve la carbonara

Nel 2021 Alessandro Siani firma Chi ha incastrato Babbo Natale?, commedia natalizia con Christian De Sica, Angela Finocchiaro e Diletta Leotta. La Befana (Finocchiaro) invita Babbo Natale a cena e porta in tavola un piatto scuro, color del carbone, annunciando: 'Questa è una carbonara. L'ho fatta con le mie mani'. Babbo Natale, senza guardarla in faccia, risponde: 'Per me prosciutto e melone'. La Befana insiste: 'Questo è un piatto antico, eh? Una tradizione dimenticata'. La gag che segue si gioca su 'ardente o al dente' e culmina con una letterale esplosione. La carbonara anche nel Natale trova la sua dimensione naturale.

Il Regno: insegnare la carbonara nell'anno Mille

Ancora più spiazzante il caso de Il Regno (2020) di Francesco Fanuele, con Stefano Fresi e Max Tortora. Un autista dell'ATAC eredita un presunto regno medievale vicino Roma dove il tempo si è fermato all'anno Mille. Il re-autista, oltre a insegnare alla gente del posto le meraviglie della vita moderna, si dedica con amore alla trasmissione del know-how gastronomico romano. Prima istruisce una contadina sulla gricia ('No, nella gricia non ci va il miele, ci va il pecorino'), poi interroga un'altra popolana sulle sue nozioni di carbonara: 'Giacinta, che ci metto nella carbonara, aglio o cipolla?'. Lei prova con aglio, poi cipolla, poi capitola: 'Niente sire, manco il miele'. E lui, con aria di dignitosa rassegnazione: 'E manco il miele!'. Il Medioevo non era pronto per la carbonara, ma ci stava provando.

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Il film con la carbonara nel titolo: Luigi Magni e Nino Manfredi

C'è però un film che alla carbonara non ha dedicato solo una citazione, ma il titolo intero. La Carbonara (2000) di Luigi Magni è l'ultimo film del regista romano e anche l'ultima apparizione cinematografica di Nino Manfredi, legato a Magni da un sodalizio lunghissimo. La storia è ambientata nel 1825, ai tempi del Gran Tour, sul confine Nord degli Stati della Chiesa. Una locanda chiamata La Carbonara, la cui bella proprietaria è soprannominata 'la Carbonara' proprio per la sua specialità: la carbonara di spaghetti. Carbonari, briganti, gendarmi e un cardinale da sequestrare. Il film ha persino una ricetta 'disegnata' dal regista sul sito ufficiale. Magni usò la carbonara come metafora di Roma, del suo carattere doppio, della sua storia popolare vista dal basso. Era il suo modo di amare la città.

Marilyn ha gli occhi neri: la carbonara come terapia

Marilyn ha gli occhi neri (2021) di Simone Godano, con Stefano Accorsi e Miriam Leone, porta la carbonara in un centro diurno di riabilitazione per persone con disturbi psichici. Diego, ex cuoco (Accorsi), viene convinto dallo psichiatra a usare la cucina come strumento terapeutico. Prepara un pranzo per gli anziani del quartiere, e sceglie di cucinare un piatto solo: la carbonara. Il caos che ne segue – troppa pasta, poco condimento, la carbonara buttata in pattumiera, Clara (Leone) che la recupera e la fa assaggiare a tutti, che la trovano ottima – è una delle scene più riuscite del film. La cucina come cura, la carbonara come medium di guarigione. Non è la prima volta che un piatto di pasta fa più di uno psicoanalista.

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Una notte da dottore: la carbonara è più colazione, più tipo inglese

Più leggero, ma non meno efficace, il momento di Una notte da dottore (2021) con Diego Abatantuono e Frank Matano: alla fine del film, durante una colazione al bar, il rider Mario annuncia che si farà una carbonara. Anna lo guarda stupita: 'Una carbonara alle nove del mattino'. Ma il medico Pierfrancesco taglia corto: 'No, no, la carbonara. È più colazione, più tipo inglese'. E ha ragione. Uova, guanciale, pecorino, pepe: è una colazione anglosassone camuffata. La carbonara a colazione non è un'eresia. È solo un salto evolutivo.

Forever Young: la carbonara come parola di pace

Fausto Brizzi è il regista italiano con il rapporto più dichiaratamente ossessivo con la carbonara, presente in quasi tutti i suoi film. In Forever Young (2016), con Teo Teocoli e Stefano Fresi, la carbonara è la parola della riconciliazione: il suocero spietato e salutista propone la pace al genero pantofolaio e amante della buona tavola con un semplice 'ci mangiamo una carbonara?'. Il genero risponde 'sì, spaghetti!' con la prontezza di chi stava aspettando solo quella domanda. Funziona sempre, la carbonara come gesto di pace. Più efficace di qualsiasi mediazione.

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Bar Sport: la carbonara in bicicletta sullo Stelvio

Nel 2011 Bar Sport di Massimo Martelli, tratto dal libro di Stefano Benni, regala una delle citazioni più surreali e divertenti dell'intera filmografia carbonara. Claudio Bisio, nei panni del protagonista, racconta un aneddoto improbabile sul Giro di Germania e su un ciclista di nome Pozzi, i cui gregari avevano talenti particolari: uno faceva cocktail stupendi, l'altro 'era famoso perché una volta, sullo Stelvio, aveva preparato una carbonara ai compagni di fuga senza smettere di pedalare'. Il film a quel punto diventa cartone animato e si vede l'impresa carbonara a due ruote. È il cinema che sfida la fisica e vince.

Ketchup sulla carbonara e altre tragedie: La cena di Ettore Scola

Non tutte le apparizioni della carbonara al cinema sono trionfali. A volte serve a mostrare il baratro. In La cena (1998) di Ettore Scola – cast stellare: Gassman, Giannini, Sandrelli, Fanny Ardant – intorno al minuto 9 una famiglia giapponese si fa fotografare con i piatti di carbonara in tavola, poi chiede il ketchup. Il capocameriere Diomede risponde secco: 'Sulla carbonara il ketchup non ci va. Dì che non ce l'abbiamo'. La patronne Flora, con distacco professionale, replica: 'Il cliente ha sempre ragione'. L'inquadratura successiva mostra i giapponesi felici mentre spargono il ketchup sui loro piatti. Una scena che condensava, già nel 1998, tutte le ansie sull'autenticità gastronomica che oggi infiammano i social. Scola era avanti.

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Una vacanza del cactus: la carbonara in Grecia

C'è infine Una vacanza del cactus (1981) di Mariano Laurenti, commedia all'italiana con Bombolo, Anna Maria Rizzoli e Enzo Cannavale. Il gruppo è in Grecia per una gita aziendale. Bombolo, refrattario al cibo locale, finisce in cucina a preparare di nascosto una carbonara con il pecorino portato da Roma, convincendo camerieri e cuochi locali a partecipare. La scena è un crescendo di sospiri, esclamazioni e romanesco purissimo, con Bombolo che gratta il pecorino, sbatte le uova, scola la pasta e alla fine sentenzia: 'la carbonara è un sogno'. L'intera cucina dell'albergo greco si ferma per assaggiarla. Il capocameriere arriva, si accorge che tutti stanno mangiando la carbonara e Bombolo gli grida: 'Stanno a magnà la carbonara che ho fatto io… pijetene due pure te, così te se drizzeno i baffi!' La diplomazia gastronomica ha i suoi metodi.

Dieci anni di Carbonara Day: il cinema ha già festeggiato da tempo

Il 6 aprile 2026 il Carbonara Day compie dieci anni. Ma come abbiamo visto, il cinema ha iniziato a festeggiare questo piatto molto prima: almeno dal 1949, settantasette anni fa. Da Yvonne la nuit a Nicholson a letto con la Streep in Heartburn, da Bombolo in Grecia in Una vacanza del cactus al Medioevo di Stefano Fresi in Il Regno, dai carbonari di Magni ne La Carbonara alla Befana di Siani in Chi ha incastrato Babbo Natale?. La carbonara non ha bisogno di un giorno dedicato per esistere. Esiste già, prepotentemente, in ogni fotogramma in cui compare. È il piatto che dice Roma senza bisogno di pronunciare la parola. È il codice segreto che tutti capiscono. È, per dirla con il vigile Spartaco in Animali metropolitani, 'il posto mio è qui'.

Buon Carbonara Day. Che sia con guanciale, pecorino, uovo e pepe. E senza panna, per favore. Lo sai già.

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