La terza volta: trama, cast e uscita del film di di Gianni Aureli

Cinema

Al cinema dal 19 febbraio 2026, La terza volta di Gianni Aureli racconta l’incontro forzato tra la partigiana Nichi (Sara Baccarini) ed Edda Ciano (Elisabetta Pellini) nei giorni successivi all’8 settembre 1943. Presentato alla Festa del Cinema di Roma, il film mescola ucronia e memoria storica in un viaggio notturno tra paura, identità e scelte morali, interrogando il confine tra nemico e umano nell’Italia di ieri e di ogg

In un’Italia che ancora oggi discute di memoria, revisionismi e ritorni di nostalgie autoritarie, “La terza volta” sceglie di riportarci nei giorni convulsi successivi all’armistizio dell’8 settembre 1943, per porre una domanda scomoda e attualissima: cosa faresti se ti trovassi faccia a faccia con il simbolo del potere che combatti. Al cinema dal 19 febbraio 2026.

Secondo lungometraggio di Gianni Aureli (dopo Aquile Randagie, 2019), “La terza volta” è prodotto da BlueFilm e Amarcòrd production in associazione con Webreak, con il contributo del MIC e della Lucana Film Commission.

 

Presentato nella sezione Special Screenings alla Festa del Cinema di Roma 2025, è un’opera d’essai capace di coniugare memoria storica e linguaggio contemporaneo.

Un’ucronia originale e coraggiosa che mette al centro due figure femminili agli antipodi: Edda Ciano, figlia prediletta di Mussolini, e Nichi, la giovane partigiana incaricata di portarla in salvo. Ne nasce un viaggio notturno, fisico ed emotivo, che ribalta i ruoli e interroga il senso di lealtà, identità e sacrificio. Il film è ambientato.

In un presente in cui il confine tra “noi” e “loro” viene spesso agitato come arma politica, il film sceglie di raccontare l’incontro forzato tra due nemiche per nascita e per destino, costringendo lo spettatore a misurarsi con la complessità delle persone dietro le etichette.

 

UNA STORIA ALTERNATIVA NEL 1943

Matera, 1943.

Nichi (Sara Baccarini) è una partigiana stremata: il corpo porta i segni di mille ferite, la mente è fissa sul marito, ricercato dai nazifascisti e ormai dato per perduto. Tornando al rifugio della Brigata, non trova più nessuno: ad attenderla solo una staffetta e una donna elegante, avvolta in una pelliccia, distante anni luce dal suo mondo.

Quella donna è Edda Ciano (Elisabetta Pellini), che deve assolutamente raggiungere entro la notte una casa sicura fuori città. L’unica che può accompagnarla è proprio Nichi.

Inizia così un viaggio scomodo, inaspettato, “scorretto”, attraverso campi e boschi della periferia materana, mentre i soldati tedeschi pattugliano i sentieri a poca distanza.

Due donne diversissime, per classe sociale, storia, ideali, sono costrette a camminare fianco a fianco, condividendo paura, silenzi, rabbia e confessioni.

 

La strada le avvicina, le lega.

Alla fine della fuga, nella casa sicura raggiunta a fatica, tra loro è nato un rapporto fatto di amicizia, stima, affetto. È lì che Nichi scopre chi sia davvero la donna che ha protetto: non una semplice sconosciuta da scortare oltre il pericolo, ma il volto di quel regime contro cui lei rischia la vita.

 

Ciascuna dovrà affrontare una scelta estrema: salvare sé stessa o la propria compagna di viaggio. In tempi in cui il dibattito pubblico si polarizza e semplifica tutto in bianco e nero, “La terza volta” sceglie la zona grigia delle coscienze.

 

UN ROAD MOVIE AL FEMMINILE, TRA STORIA E PRESENTE

“La terza volta” è un road movie al femminile, intenso e drammatico, che racconta la forza che abita ogni donna quando viene messa alle strette da un mondo costruito e governato dagli uomini.

In bilico tra storia e finzione, il film usa l’ucronia per esplorare: l’ambiguità delle identità, il peso delle scelte morali sotto dittatura, i confini mobili tra nemico e alleato, il coraggio di guardare l’“altro” oltre le appartenenze politiche.

Per Gianni Aureli, che in Aquile Randagie aveva raccontato un gruppo di scout in clandestinità durante il fascismo, “La terza volta” è una nuova immersione nel Novecento italiano, questa volta filtrata attraverso due corpi e due sguardi femminili.

In un Paese che ancora fatica a fare i conti fino in fondo con il proprio passato e in cui la parola “antifascismo” torna al centro del dibattito pubblico, il film non propone una lezione di storia, ma un’esperienza emotiva: cosa significa scegliere da che parte stare, quando la scelta ha realmente un prezzo.

“La terza volta” non cerca risposte consolatorie.

Invita piuttosto lo spettatore a porsi una domanda che riguarda profondamente anche l’Italia di oggi: quanto siamo disposti a mettere in discussione le nostre certezze quando il volto del “nemico” ci cammina accanto, nel buio?

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