Oscar 2025, il discorso del collettivo israelo-palestinese di No Other Land

Cinema

"La distruzione di Gaza deve finire, gli ostaggi israeliani devono essere liberati". Sono le parole pronunciate da  Basel Adra, Yuval Abraham, Rachel Szor ed Hamdan Ballal, saliti sul palco per ricevere il premio per il documentario che hanno diretto, prodotto, scritto e montato. Il ministro della Cultura di Israele, Miki Zohar contro la loro vittoria: "E' sabotaggio"

Gaza irrompe agli Oscar con No Other Land. Il film è stato premiato come miglior documentario agli Oscar 2025 (LA DIRETTA),  L'opera è  stata diretta, prodotta, scritta  e montata da un collettivo israelo-palestinese formato da Basel Adra, Rachel Szor, Hamdan Ballal e Yuval Abraham. "La distruzione di Gaza deve finire, gli ostaggi israeliani devono essere liberati", hanno detto gli autori nel riirare il premio. "Chiediamo al mondo di prendere misure serie per fermare l'ingiustizia e la pulizia etnica del popolo palestinese", ha aggiunto Basel Adra,

Premiato, senza essere distribuito negli States

Girato nell'arco di cinque anni, dal 2019 al 2023, il film documenta gli sforzi di Basel Adra e altri attivisti palestinesi per opporsi alla distruzione del loro villaggio natale di Masafer Yatta, situato nel governatorato di Hebron in Cisgiordania, da parte delle forze di difesa israeliane (Idf), per costruirci un poligono di tiro e zona d'addestramento militare. Il documentario ha vinto l'Oscar malgrado non abbia trovato ancora distribuzione negli Stati Uniti.

Gli ostaggi israeliani devono essere liberati

Il palestinese Basel Adra  ha poi concluso di discorso con queste parole:  "Quando sono diventato padre, due mesi fa, ho promesso a mia figlia che non avrebbe vissuto la mia stessa vita, sempre con la paura della violenza, della distruzione di case, quello che io e la mia comunità vive ora sotto occupazione israeliana – È difficile mostrare la durissima realtà che abbiamo dovuto sopportare per decenni, chiediamo intervento per fermare la pulizia etnica dei palestinesi."

L'israeliano Yuval Abraham ha affermato:  "Abbiamo fatto questo film, palestinesi e israeliani, perché insieme possiamo essere una voce forte, ci vediamo. La distruzione di Gaza deve finire. Gli ostaggi devono essere liberati. Quando vedo Basel, vedo mio fratello, ma viviamo in un regime in cui io sono libero e lui non lo è. C’è una soluzione politica che non prevede la supremazia etcnica, che può riconoscere i diritti di tutti. La politica estera di questo paese [gli Stati Uniti, ndr] sta ostacolando questa strada. Perché? Siamo tutti interconnessi, la mia gente è al sicuro solo se la sua gente è al sicuro e libera. Non è troppo tardi".

Israele contro la vittoria: "E' sabotaggio"

 

Il ministro della Cultura di Israele, Miki Zohar, denuncia la vittoria agli Oscar del documentario palestinese-israeliano No Other Land perché "distorce l'immagine di Israele nel mondo". Il duro 'J'accuse' di Zohar è arrivato con un messaggio su X, a poche ore dal trionfo a Los Angeles del film

"La vittoria dell'Oscar per il film No Other Land è un momento triste per il mondo del cinema - invece di presentare la complessità della nostra realtà, i registi hanno scelto di dare eco a narrazioni che distorcono l'immagine di Israele nel mondo", ha scritto Zohar su X. "La libertà di espressione è un valore importante, ma trasformare la calunnia di Israele in uno strumento di promozione internazionale non è creatività - è sabotaggio dello Stato di Israele, e dopo il massacro del 7 ottobre e la guerra in corso, fa doppiamente male", ha sottolineato il ministro israeliano.

 

la trama di No Other Land

Basel Adra, un giovane attivista palestinese di Masafer Yatta, un piccolo insediamento rurale in Cisgiordania, combatte contro l'espulsione di massa della sua comunità da parte dell'esercito israeliano, cui assiste sin dall'infanzia. Ad un certo punto Basel inizia a documentare con la sua videocamera domestica la progressiva cancellazione di Masafer Yatta, ogni volta che arrivano carri armati e ruspe mandate da Israele e i soldati distruggono le case delle famiglie e le strutture sociali ritenute abusive. Ciò cui il giovane Basel sta assistendo è il più grande atto singolo di sfollamento forzato mai effettuato nella Cisgiordania occupata dalle truppe israeliane. Il ragazzo palestinese incrocia il cammino di Yuval, un giovane giornalista israeliano che si unisce alla sua lotta, e per oltre mezzo decennio combattono insieme contro l'espulsione, avvicinandosi sempre di più e collaborando alla documentazione di ciò che avviene settimana dopo settimana, mese dopo mese. Il loro legame complesso è segnato dall'estrema disuguaglianza tra loro: Basel, che vive sotto una brutale occupazione militare, e Yuval, libero e senza restrizioni. La loro diventa una forte amicizia, cementata dall’indignazione e dall’urgenza di raccontare ciò che accade in quella martoriata terra. Questo film, creato da un collettivo palestinese-israeliano di quattro giovani attivisti costruito attorno a loro, che ne diventano anche protagonisti in scena, è stato costruito pezzo per pezzo, con poveri mezzi e nessuna produzione preventiva alle spalle, durante i periodi più bui e terrificanti che lo stesso Basel ha vissuto con la sua famiglia e la sua gente. Nato spontaneamente come atto di resistenza.

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