Il Nyt racconta Cinecittà, che torna a splendere fra registi internazionali e fondi Ue

Cinema
©Getty

Il giornale americano dedica un lungo articolo agli studi romani, dalle origini alla nuova fase di crescita. “Dopo decenni di alterne fortune, sembrano rivivere un momento sfavillante”, ha detto l'amministratore delegato Nicola Maccanico al New York Times. Complici i finanziamenti europei e gli incentivi fiscali per le produzioni straniere

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Da Joe Wright, che sta utilizzando cinque studios per una serie in otto episodi su M. Il figlio del secolo, a Anthony Hopkins che farà parte di una serie sui gladiatori dal titolo Those About to Die. Cinecittà a Roma sta tornando ai fasti degli anni ‘50 e ‘60: ne scrive il New York Times in un lungo articolo firmato da Elisabetta Povoledo.

 

“Hollywood sul Tevere”

Negli anni del cinema d’autore italiano, in cui i registi americani e britannici affollavano la capitale e la via Veneto piena di alberghi e paparazzi, Cinecittà era nota come “Hollywood sul Tevere”. Qui si giravano classici del neorealismo ma anche spaghetti western o kolossal come Ben Hur e Cleopatra. E ancora: Vacanza Romane, La pantera rosa. Fondata nel 1937 da Benito Mussolini per promuovere il cinema italiano e, in parte, per realizzare film di propaganda fascista, Cinecittà - dopo anni di alti e bassi - sta introducendo un importante restyling utilizzando i fondi dell'Unione Europea per il recupero dopo la pandemia.

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In due anni l’occupazione dal 30 al 100%

Negli ultimi due anni, spiega al Nyt l’amministratore delegato di Cinecittà Nicola Maccanico, si è registrato il passaggio di un’occupazione dal 30 al 100%. Una crescita determinata dalla modernizzazione delle strutture e dalla promozione del lavoro portato avanti ogni giorno da specialisti altamente qualificati. Inoltre, prosegue il Nyt, ci sono gli incentivi fiscali: in Italia sono numerosi soprattutto per le produzioni straniere (pari al 40%). A causa, soprattutto, delle conseguenze della pandemia quando c'è stato un boom di richieste di contenuti destinate allo streaming.

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La ristrutturazione

Quattro palcoscenici sono stati ristrutturati, altri cinque saranno invece costruiti entro il 2026. Un palcoscenico è già stato dotato di una gigantesca parete Led ad alta tecnologia che consente di aggiungere effetti virtuali durante la produzione. Maccanico ha affermato che la tecnologia degli effetti virtuali ha ampliato molto le potenzialità di Cinecittà, rendendo sostenibili "sviluppi narrativi che sarebbero stati impossibili prima a causa delle limitazioni di budget". In 90 anni di storia, gli studi hanno attraversato fasi di maggiore o minore prestigio. Per anni sono stati utilizzati soprattutto per le serie televisive italiane, mentre ora solo il set del Grande Fratello è ancora attivo. Il team di professionisti che operano attorno alle produzioni e si occupano delle ambientazioni, comunque sia, non si è mai fermato.

L'accordo con le case di produzione

L’anno scorso Cinecittà ha siglato un accordo di cinque anni con il gruppo di produzione Fremantle per l’affitto continuo di sei palcoscenici: cinque sono occupati da M di Wright e uno da Queer del regista Luca Guadagnino. Maccanico ha sottolineato l’intenzione di avviare collaborazioni con “produttori indipendenti, servizi di streaming oppure anche con altri studios”. Previsto inoltre un accordo con un gruppo controllato dello Stato per l’acquisto di un terreno di 75 acri, non lontano dagli studios originali, il cui sviluppo sarà incoraggiato in parte da 262 milioni di euro provenienti dalla sovvenzione dell’Unione europea.

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