George Clooney: "Lottare per la sala anche se gli esercenti non vogliono più i miei film"

Cinema

Denise Negri

"Non dobbiamo far morire il cinema in sala e lo dico anche se ultimamente molti esercenti non facevano i salti di gioia per i miei film". George Clooney, dall'Australia sul set con Julia Roberts, parla del futuro del cinema e delle piattaforme in streaming 

“Credo che le piattaforme in streaming abbiamo allargato la possibilità di realizzare una certa tipologia di film che mi piace fare e che mi piace vedere”.

La riflessione fatta ad Enterteinment Weekly è di George Clooney, che proprio in questi giorni presenta il suo film da regista “The Tender Bar” con protagonista l’amico Ben Affleck, disponibile su Prime Video e visibile anche tramite l’app di Sky Q.

Mr Clooney però, nel cuore, ha il cinema, la grande sala e la fruizione di un film in mezzo alla gente con la conseguente condivisione di emozioni e stupore.

Non a caso prosegue dicendo: “Devi sempre combattere. Sto anche girando un film con Brad (Pitt) per Apple ed è un film ad alto budget. Il segreto è che devi lavorare per garantire che ci sia anche un'uscita nelle sale. Non c'è niente di più eccitante che guardare una commedia in una stanza piena di persone o un film spaventoso. Trovo che parte del nostro lavoro sia sempre assicurarci di proteggere l'integrità dei film nelle sale”.

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E così Clooney, che è stato avvistato in Australia sul set di “Ticket to Paradise” con Julia Roberts, si unisce al pensiero di altri registi che in questi (ormai) anni di pandemia hanno lottato per far uscire al cinema i loro lavori (come Denis Villeneuve con “Dune” o Christopher Nolan con “Tenet”).

E se la sala per Clooney rimane l’ambizione più “alta”, è anche vero che non gli riserva una stoccata concludendo: “Onestamente i cinema non stavano facendo i salti di gioia da molto tempo per i film che stavo facendo. Mi dicevano cose come “sai quello che fai non è più il nostro genere”.

Quindi le piattaforme di streaming hanno effettivamente aperto una porta per mantenere vive questo tipo di storie”.

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