Mostra del Cinema di Venezia 2021, la recensione di Les Promesses con Isabelle Huppert

Cinema

Paolo Nizza

Il titolo che ha aperto la sezione Orizzonti del Festival è un dramma, ottimamente interpretato, sul mondo politico e le promesse (non) mantenute

Si sa, ogni promessa è debito. Ma è un proverbio che, spesso e volentieri, non vale nella realtà. In special modo se parliamo della politica, l’arte del compromesso per antonomasia. D’altronde, come trattandosi di un film francese suggerirebbe Monsieur de La Palice, già dal titolo il secondo lungometraggio firmato da Thomas Kruithof (La meccanica delle ombre) ci parla di accordi non mantenuti.  Scritto dallo stesso regista insieme a Jean-Baptiste Delafon (sceneggiatore della celebre serie politica di Canal+ Baron Noir), Le Promises è una cartina di tornasole del mondo in cui viviamo

 

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Le promesse della politica

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La pellicola ha i colori di una società grigia, desaturata come la fotografia scelta per il film, o come i completi indossati da Isabelle Huppert, in cui il bianco sfuma nel nero, il bene si trasfigura in male. Un quartiere degradato alle porte di Parigi (ma potremmo essere qualsiasi metropoli occidentale) diventa il teatro in cui opposte fazioni si fronteggiano. La Banlieue è un territorio di caccia per sfruttare, guadagnare e ottenere consensi e pure voti. Ma la periferia ti si appiccica addosso come certi odori che non vanno più via. E c’è pure chi ci crede che le cose possano cambiare. Certo sono dame e cavalieri con tante macchie e anche qualche paura. Ma nessuno uno è perfetto. Sicché alla fine ciò che conta è il risultato. E poi, se Roma non fu fatta in un giorno, sembra che neppure ristrutturare un palazzo che fa letteralmente acqua da tutte le parti sia una procedura troppo rapida

Isabelle Huppert, una straordinaria protagonista

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Ci sono attrici indimenticabili. Volti che restano impressi nella memoria collettiva.  Roland Barthes in Miti d’oggi citava Greta Garbo. Con le dovute differenze Isabelle Huppert possiede la stessa forza perturbante della divina. Non a caso Les Promesses inizia con l’attrice francese che cammina di profilo.  Un’inquadratura che basta per abbacinare lo spettatore. Huppert ti incanta sempre e, al netto del tuo credo politico, voteresti sempre per lei. Eppure, il suo personaggio trabocca di contraddizioni, senza contare che il suo personaggio si ritrova al centro di una vicenda che il cinema ha raccontata un’infinità di volte. Una sindaca certamente intrepida, ma non aliena al demone dell’ambizione. Una donna consapevole che le promesse sono la moneta della politica. Alla fine, si tratta sempre di Do ut des. Ma i guai iniziano quando cominci a credere che una promessa che sai benissimo di non poter mantenere sia diversa da una bugia.  Volutamente, non sappiamo a quale partito appartenga la protagonista. Perche les Promesses è una sorta di commedia umana che rimanda a Balzac e non uno spot elettorale a favore o contro qualcuno

Reda Kateb, un efficace braccio destro

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Per reggere il confronto con l’immensa Isabelle era necessario un partner d’eccezione. E Reda Kateb, attore francese di origine algerine, possiede talento da vendere. Dopo il formidabile debutto nel 2009 con il Profeta, Kateb ci offre un’interpretazione ricca di toni e sfumature. Ed è fantastico quando nel corso di una intima cena di partito racconta un anedotto sugli inizi della carriera politica di Barack Obama e del suo confronto con Alicia Parker. Bisogna sempre guardarsi da chi pare il classico bravo ragazzo, nonché primo della classe. Dietro quell’aria bonaria, spesso si cela uno squalo. Insomma, tautologicamente, il film che ha inaugurato la sezione orizzonti della 78.ma edizione della Mostra del Cinema di Venezia mantiene le promesse. Un ritratto veritiero della classe politica, magari non originalissimo, ma ottimamente interpretato

Les promesses, la trama del film

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Clémence (Isabelle Huppert), impavido sindaco di una cittadina vicino Parigi, sta completando l'ultimo periodo del suo mandato. Con il suo fedele braccio destro Yazid (Reda Kateb), ha combattuto a lungo per questa comunità afflitta da disuguaglianze, disoccupazione e povertà. Tuttavia, quando a Clémence viene offerta la carica di ministro, la sua ambizione prende il sopravvento, mentre la devozione e l'impegno per i suoi cittadini iniziano a vacillare. La sua integrità politica e le promesse elettorali sopravvivranno a queste nuove aspirazioni?

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