Stories, “Cinema Accorsi”: viaggio lungo una carriera di uno degli attori più amati. VIDEO

Cinema

Omar Schillaci

Si parte dall’ultimo lavoro, “Lasciami andare”, per tornare indietro nel tempo. Ai film di Ferzan Ozpetek, alle scene di Gabriele Muccino ma anche alla vita fuori dal grande schermo. La scuola, i figli, gli amici, la politica e l’amore. L’INTERVISTA 

Stefano Accorsi è soprattutto una voce che si diffonde per lo studio. Un timbro caldo e paziente. Ogni risposta è preceduta da una pausa: uno spazio di riflessione, una chiamata alle armi dei ricordi e delle emozioni. Un viaggio lungo una carriera di uno degli attori italiani più amati.

 

Si parte dall’ultimo lavoro “Lasciami andare”, un thriller psicologico che come un metronomo oscilla tra il razionale e l’irrazionale. Cinema di genere in mano ad un autore. Racconto che pone domande prima di offrire certezze. Come i film di Ferzan Ozpetek che, secondo Accorsi, sembrano avere la forma dell’acqua. Storie che si adattano agli eventi, all’emotività del regista, ai segni del destino che stravolgono copioni e storyboard. Opere straordinarie. Come le scene di Gabriele Muccino. Sempre fuori dall’ordinario. Non esiste la normalità nel cinema di Muccino. Nel bene e nel male, si è sempre fuori dallo spartito dell’abitudine.

 

E non esiste spartito nemmeno in questa intervista (QUI TUTTE LE INTERVISTE) in cui Accorsi racconta anche di sé, della sua Bologna, della scuola, dei figli, degli amici, della politica e dell’amore: “una sola parola di cinque lettere che vuole dire tantissime cose. Per me dovrebbe coincidere con la parola libertà”. Libertà di vivere come si è, libertà di raccontarsi senza fretta, libertà di scoprire l’uomo dietro l’attore.

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