Chadwick Boseman, per il regista di “Black Panther”: “Era uno spettacolo pirotecnico”

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Ryan Coogler ha voluto ricordare in una commovente lettera l’attore, protagonista del film Marvel, scomparso a 43 anni per un tumore: “Dopo che la sua famiglia ha rilasciato la dichiarazione, mi sono reso conto che ha convissuto con la sua malattia per tutto il tempo che l'ho conosciuto. Poiché era un custode, un leader e un uomo di fede, dignità e orgoglio, ha protetto i suoi collaboratori dalla sua sofferenza. So che veglierà su di noi finché non ci rivedremo"

“Fa ancora più male sapere che non possiamo avere un'altra conversazione, o un FaceTime, o scambio di messaggi. Avrebbe inviato ricette vegetariane e regimi alimentari per me e la mia famiglia da seguire durante la pandemia. Avrebbe controllato me e i miei cari, anche mentre affrontava il flagello del cancro”. È questo uno dei passaggi della commovente lettera - riportata, tra gli altri, dalla Cnn - che Ryan Coogler, il regista di Black Panther, ha scritto per ricordare l’attore Chadwick Boseman, scomparso a 43 anni per un tumore al colon. “Chad apprezzava profondamente la sua privacy e io non ero al corrente dei dettagli della sua malattia - ha spiegato Coogler - Dopo che la sua famiglia ha rilasciato la dichiarazione, mi sono reso conto che ha convissuto con la sua malattia per tutto il tempo che l'ho conosciuto”.

“Ha protetto i suoi collaboratori dalla sua sofferenza”

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“Poiché era un custode, un leader e un uomo di fede, dignità e orgoglio, ha protetto i suoi collaboratori dalla sua sofferenza. Ha vissuto una vita bellissima. E ha fatto una grande arte”, ha scritto ancora il regista. “Giorno dopo giorno, anno dopo anno. Ecco chi era. Era uno spettacolo pirotecnico epico. Che segno incredibile ha lasciato per noi. Non ho mai sofferto una perdita così acuta prima d'ora. Ho passato l'ultimo anno a preparare, immaginare e scrivere parole per lui da dire, che non eravamo destinati a vedere. Mi lascia a bocca aperta sapere che non potrò più vederlo da vicino sul monitor o avvicinarmi a lui e chiedergli un'altra ripresa”.

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Koogler poi racconta di un episodio risalente a quando stava decidendo se dirigere o meno "Black Panther". Guardando un taglio incompiuto di "Captain America: Civil War", vede per la prima volta Boseman nei panni di T'Challa e, in una scena con John Kani, li sente “conversare in una lingua che non avevo mai sentito prima. Sembrava familiare, piena degli stessi clic e schiocchi che i bambini neri avrebbero fatto negli Stati Uniti. Ma aveva una musicalità che sembrava antica, potente e africana”. Quindi il regista chiede a Nate Moore, uno dei produttori del film: "Ragazzi, lo avete inventato?". “Questo è Xhosa - risponde Moore - la lingua madre di John Kani. Lui e Chad hanno deciso di fare la scena in quel modo sul set". A quel punto, Koogler racconta di aver pensato: "’Ha appena imparato le battute in un'altra lingua, quel giorno?’ Non riuscivo a concepire quanto potesse essere stato difficile, e anche se non avevo incontrato Chad, ero già in soggezione per la sua capacità di attore”.

“So che veglierà su di noi, finché non ci rivedremo"

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“Nelle culture africane - ha concluso Koogler - ci riferiamo spesso a persone care che sono morte come ‘antenati’. A volte sei geneticamente imparentato. A volte non lo sei. Ma è con il cuore pesante e un senso di profonda gratitudine per essere stato con lui, che devo fare i conti con il fatto che Chad è un antenato ora. E so che veglierà su di noi, finché non ci rivedremo".

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