Renato Pozzetto, le scene migliori al cinema

Cinema

Giuseppe Pastore

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Il comico milanese compie 80 anni: ecco i momenti-cult di trent'anni di commedie sul grande schermo

Renato Pozzetto ha attraversato oltre quarant'anni della nostra storia, imponendosi prima in televisione e poi al cinema come portabandiera di una comicità più lunare e surreale della media italiana. Abbiamo scelto sei tra i momenti più famosi e rappresentativi della sua carriera sul grande schermo.

IL RAGAZZO DI CAMPAGNA

 

Se facessimo un sondaggio sul primo film di Pozzetto a venirci in mente, probabilmente vincerebbe a mani basse "Il ragazzo di campagna" (Castellano e Pipolo, 1984): merito di un personaggio scritto su misura per lui, un cast di supporto altrettanto brillante (su tutti il Severino Cicerchia di Massimo Boldi) e un tema all'epoca non così banale come la satira sulla "Milano da bere" anni Ottanta, tornata peraltro d'attualità in questi ultimi mesi. Le sequenze-simbolo del film sono quelle ambientate nell'alienante bugigattolo in cui va a vivere il protagonista Artemio, sforzandosi di provare entusiasmo - come cercano di fare tutti i forestieri appena arrivati a Milano - per "i piatti Fabriano" e il "vino cartonato" con cui è costretto a pranzare. Nel ruolo dell'agente immobiliare c'è Enzo Garinei, caratterista in decine di commedie anni '70 e '80 e fratello del celebre commediografo Pietro.

La patata bollente

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"La patata bollente" (Steno, 1977) è una delle prime commedie italiane sulla diversità sessuale, in un'Italia ancora profondamente bigotta in cui i personaggi gay - dal "Vizietto" in giù - venivano sempre tratteggiati con cliché stantii e un po' odiosi. Merito della sceneggiatura e anche di un sorprendente Massimo Ranieri, il Claudio che scampa a un'aggressione fascista grazie a Bernardo (Pozzetto), operaio comunista dall'apertura mentale non particolarmente ampia. La scena clou è questo tango surreale in cui Bernardo provoca i compagni di partito smascherandone i pregiudizi: ancora oggi il "Tango diverso" composto per l'occasione da Totò Savio (leader degli Squallor) è uno degli inni della comunità gay.

Sono fotogenico

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Pozzetto è stato apprezzato e cercato anche da molti registi di spicco, per esempio Dino Risi che lo scelse nel 1980 come protagonista di "Sono fotogenico", nel classico ruolo del mammone che cerca di rendersi indipendente andando a vivere nella grande città: in questo caso Roma, dove tenta la strada della carriera da attore. L'ingenuità di Pozzetto, a contrasto con il cinismo dell'ambiente cinematografico della Capitale, regala momenti di grande spasso come questo photoshooting con il tirannico fotografo Paolo De Manincor.

Lui è peggio di me

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La vis comica di Pozzetto ha funzionato in coppia con molti altri comici come Enrico Montesano, Carlo Verdone, Paolo Villaggio, Christian De Sica. Una delle accoppiate più riuscite è quella con Adriano Celentano in "Lui è peggio di me" (Enrico Oldoini, 1985), commedia ricca di momenti surreali e strampalati come questo improbabile numero jazz sulle note di "Quel treno per Yuma".

Da grande

 

La tipica comicità di Pozzetto, a volte talmente naif da sconfinare nell'infantile, brilla particolarmente in "Da grande" (Franco Amurri, 1987), commedia-fantasy in cui interpreta un bambino ritrovatosi dopo un incantesimo nei panni di un uomo di 40 anni. All'epoca il regista Amurri era legato sentimentalmente a Susan Sarandon e fu forse per questo motivo che l'idea del film superò l'Oceano Atlantico e divenne, quasi negli stessi mesi, lo spunto di partenza di "Big", la commedia del 1988 che lanciò la carriera di Tom Hanks. "Da grande" è anche l'esordio cinematografico - nel ruolo di una bambina a cui Pozzetto fa da babysitter - di una giovanissima Ilary Blasi.

Grandi magazzini

 

Merita infine una citazione anche la versione più popolare di Pozzetto, fino a sconfinare nel pecoreccio. In "Grandi magazzini" (Castellano e Pipolo, 1986), film comico che raduna praticamente l'intero firmamento della comicità italiana anni Ottanta, troviamo una delle gag più famose della sua intera carriera: ha a che fare con un cane di grossa taglia e la battuta-clou, per quanto un po' di grana grossa e irriferibile per iscritto, è ancora oggi tra le più citate e divertenti.

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