Pinocchio, il film raccontato dal regista Matteo Garrone

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Paolo Nizza

Il regista ci svela i segreti del suo adattamento cinematografico della fiaba di Collodi con Roberto Benigni, Federico Ielapi, Gigi Proietti, Rocco Papaleo, Massimo Ceccherini e Marine Vacht. In onda, in prima tv, lunedì 13 luglio alle 21.15 su Sky Cinema Uno e alle 21.45 su Sky Cinema Family

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Pinocchio di Garrone: la recensione del film con Benigni

Pinocchio è davvero un film fatto con amore. Lo capisci da come ne parla Matteo Garrone. E tutta la passione che il regista, gli attori, i tecnici ci hanno messo nel realizzare questa pellicola è stata percepita dal pubblico che ha premiato il film al box office. E al netto dei tanti, meritatissimi premi ricevuti (6 Nastri d’Argento tra cui miglior regia e attore non protagonista e 5 David di Donatello), la forza di questa opera sta proprio nella sua capacità di divertire e commuovere gli spettatori a prescindere dalla data di nascita. Perché i film, quando sono riusciti, sono come le favole o come i sogni; non hanno età.

INTERVISTA A MATTEO GARRONE, REGIsTA DI PINOCCHIO

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Pinocchio e il cinema: un amore lungo oltre cent’anni

Ho letto che fare un film sulla Storia di Pinocchio era un tuo sogno

"Sì, mi sono lanciato in questa impresa in maniera incosciente e spericolata, anzi con una vena autolesionistica. Quando decidi di raccontare al cinema la favola di Pinocchio, un tema su cui molti si sono sfracellati i rischi sono molto alti, e quindi c’è anche un po’di masochismo. Poi è vero che si trattava di un progetto che sognavo sin da piccolo, da quando feci il mio primo storyboard a 6 anni. Probabilmente c’è qualcosa di Pinocchio anche nelle mie opere precedenti. Mi sono accorto che rileggendo il libro da adulto c’erano molte cose che non ricordavo più e ho capito che la sfida era quella di raccontare una storia che tutti credono di conoscere cercando di sorprendere il pubblico".

In effetti sia il cartone animato di Disney, sia lo sceneggiato televisivo di Comencini sono molto diversi dal libro

È vero, Comencini a realizzato un capolavoro. Però negli anni Settanta non c’erano le possibilità tecniche che si sono oggi. Comencini chiamò anche Carlo Rambaldi per cercare di animare il burattino, ma poi scelse di trasformare Pinocchio in un bambino. È questo è un cambiamento epocale rispetto alla favola di Collodi. E quindi, grazie agli effetti speciali disponibili oggi, ai trucchi prostetici, mi sembrava giusto che la storia di Pinocchio, conosciuta in tutti il mondo, fosse riportata al cinema da un gruppo di artisti italiani.

Il cast è uno dei tanti punti di forza del film. Come lo hai scelto?

Con il direttore casting Francesco Vedovati abbiamo fatto un lungo lavoro di ricerca e selezione. Per me la presenza di Roberto Benigni è stata molto importante perché, oltre a essere un grandissimo artista, è che ha le sue radici in quel mondo contadino e toscano. Nessuno meglio di lui poteva interpretare il personaggio di Geppetto. La sua performance è stata straordinaria.

Anche Gigi Proietti nei panni Mangiafuoco è eccezionale

La mia principale fonte di ispirazione son stati i disegni di Enrico Mazzanti, il primo illustratore di Pinocchio, Tra il 1881 e il 1882, i due comunicavano in continuazione: mentre Collodi scriveva, Mazzanti disegnava. E quando ho visto il disegno di Mangiafuoco ho scoperto che era uguale a Gigi Proietti e quindi l’ho immediatamente contattato.

Un altro interprete magnifico è Massimo Ceccherini, a volte non abbastanza valorizzato, che oltre a vestire i panni della Volpe ha collaborato anche alla sceneggiatura

"È un talento eccezionale sia come attore sia come sceneggiatore, mi ha aiutato moltissimo Forse non ancora avuto la carriera che meriterebbe, ma andando in giro con lui durante la lavorazione del film, mi sono accorto di quanto il pubblico lo ami e di quanto riesca a trasmettere allegria agli altri."

Invece, per quanto concerne il doppio ruolo della fata turchina?

Da bambina è interpretata da Alida Baldari Calabria che aveva già lavorato con me in Dogma dove era la figlia del protagonista. È davvero molto brava. Per la versione adulta della fate cercavo una bellezza eterea, irreale, ultraterrena, quasi spettrale in fondo si tratta di una sorta di fantasma. E Marina Yacht aveva tutte queste caratteristiche

Passando alle musiche, come è nata la collaborazione con Dario Marianelli?

"Ho scelto Dario, perché oltre a essere un ottimo compositore, ha radici toscane, è nato a Pisa, è la sua prima folgorazione cinematografica è stata la colonna sonora del Pinocchio di Comencini composta da Fiorenzo Carpi".

Sei felice dei tanti riconoscimenti che ha avuto il film?

I premi fanno sempre piacere. Ma è stato gratificante anche la risposta del pubblico. Grazie al passaparola, Pinocchio è diventato un film per tutta la famiglia ed è riuscito ad arrivare al pubblico di tutte le età. Ed era questa la nostra speranza.

Qual è stata la scena più difficile da girare?

"Direi l’incontro fra Pinocchio e Geppetto nella pancia del pescecane. Si è trattata di una sequenza complessa soprattutto per gli attori, in special modo per Federico Ielapi. Ci abbiamo messo un paio di giorni per girarla".

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