10 film da vedere che parlano di autismo

Cinema

Camilla Sernagiotto

In occasione della Giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo del 2 aprile, ecco le migliori 10 pellicole che trattano questo tema molto delicato. Da Rain Man a Forrest Gump fino a Tutto il mio folle amore, in onda su Sky Primafila, sono tanti i titoli imperdibili che raccontano altrettante storie toccanti ed emozionanti

La Giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo si celebra il 2 aprile ed è un appuntamento importantissimo per sensibilizzare su una realtà difficile che molti non conoscono.

Un modo per avvicinarsi al mondo dell’autismo è quello di guardare le tante, tantissime pellicole che negli anni hanno trattato questa delicata tematica.

Da Rain Man a Buon Compleanno Mr. Grape, da Molto forte, incredibilmente vicino a Tutto il mio folle amore, in onda su  Sky Prima Fila, i titoli sono molti, tutti da guardare per addentrarsi in un mondo che bisogna conoscere.

Per celebrare nel migliore dei modi la Giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo, ecco 10 film da vedere che parlano di autismo.

 

Rain Man (1988)

Forse il film più celebre che tratta di autismo è proprio Rain Man, il capolavoro diretto da Barry Levinson nel 1988 che racconta la storia di due fratelli che scopriranno l’uno dell’altro solamente alla morte del padre. Raymond, interpretato da un inarrivabile Dustin Hoffman, vincitore dell'Oscar per questo ruolo, è affetto dalla Sindrome di Asperger ed è l’unico erede dell’immenso patrimonio paterno.

Non appena Charlie (Tom Cruise) scoprirà di essere stato tagliato fuori, andrà a prelevare il fratello dalla clinica in cui si trova ricoverato sperando di diventarne il tutore e mettere così le mani sul capitale da cui è stato escluso.

Tra i due nascerà un legame profondo e l’avventura che vivranno assieme cambierà totalmente Charlie, facendolo crescere e maturare.

Rain Man è il film che si deve assolutamente vedere, un capolavoro che tratta con una delicatezza estrema un argomento molto difficile. Si tratta di una delle prime pellicole con protagonista un personaggio affetto da autismo e ha fatto da apripista a un vero e proprio filone. Un filone lodevole perchè avvicina a un mondo che per molti è lontano e per questo guardato con paura e diffidenza.  

 

Buon Compleanno Mr. Grape (1993)

Un’altra pellicola cult sul tema è Buon Compleanno Mr. Grape, il film diretto da Lasse Hallström nel 1993 che è stato il trampolino di lancio per la carriera di Leonardo DiCaprio.

Qui DiCaprio interpreta Arnie, un ragazzo autistico che non riesce a integrarsi socialmente anche a causa di tanti problemi familiari. Orfano di padre, con una madre affetta da obesità che si rivela totalmente inadatta a educare i figli e a badare a loro, l’unico appoggio per Arnie e il fratello maggiore Gilbert (Johnny Depp).

Buon Compleanno Mr. Grape racconta di come sia importante non solo offrire aiuto a chi è affetto da autismo ma anche alle loro famiglie, sostenendole in vari modi perché non soccombano. In maniera cruda ma proprio per questo estremamente efficace questo film mette davanti a una realtà che non vorremmo vedere, quella dell'emarginazione sociale legata a problemi psicologici, dall'autismo al binge eating.  

 

Forrest Gump (1994)

Ed ecco l’altro capolavoro, il film che definire cult è riduttivo: Forrest Gump.

La celebre pellicola diretta da Robert Zemeckis nel 1994 vede Tom Hanks nei panni di Forrest Gump, un uomo affetto da un deficit cognitivo che lo fa ragionare come un bambino. Proprio l’ingenuità tipica dell’infanzia è ciò che caratterizza maggiormente Forrest Gump, colui che seduto su una panchina racconterà man mano tutta la propria vita, ripercorrendo a ritroso trent’anni di esistenza personale strettamente collegata alla storia degli Stati Uniti.

Si scoprirà gradualmente che Forrest è stato testimone dei più importanti avvenimenti della storia di fine Novecento, molti dei quali lo vedono protagonista o co-protagonista.

Questa pellicola indimenticabile riesce a esprimere bene come alcune problematiche non siano per forza ostacoli e, anziché limitare le persone, le stimolino a compiere qualcosa di grande. Forrest Gump fa nascere tra spettatore e protagonista un'empatia inedita, un legame profondo quasi tra genitore e figlio. Frame dopo frame, sequenza dopo sequenza, viene voglia di abbracciare Forrest.

 

Mi chiamo Sam (2001)

Mi chiamo Sam racconta una storia d’amore inedita: quella che lega un padre affetto da autismo alla piccola figlia.

Sam Dawson (interpretato da Sean Penn) è un uomo autistico che cresce da solo la figlia Lucy Diamond (Dakota Fanning) dopo che la madre li ha abbandonati. Tra padre e figlia c’è un legame profondo, un’intesa perfetta che riesce a far sì che la piccola cresca serena e felice, nonostante tutti i problemi legati alla condizione del padre e all’abbandono da parte della madre.

Un gruppo di amici sostiene Sam e Lucy ma quando la bambina compie sette anni arriveranno i servizi sociali, minacciando di togliere la custodia della piccola al padre. L’intervento dell’avvocatessa Rita Harrison (Michelle Pfeiffer) riuscirà a salvare questa famiglia sui generis ma non per questo meno piena d’amore? Mi chiamo Sam, diretto da Jessie Nelson nel 2001, vi farà piangere, sorridere, riflettere e capire che le ragioni del cuore sono sempre quelle da seguire.

Sean Penn restituisce un personaggio così ben delineato, realistico e convincente da creare un'empatia non solo con la figlia ma anche con il pubblico, in maniera simile a quanto accade guardando Forrest Gump. Entrambi i protagonisti sono due belle anime, due uomini a cui non ci si può non affezionare profondamente.

 

Mary and Max (2009)

Mary and Max è il film di animazione realizzato con la tecnica dello stop motion nel 2009 che racconta di Mary, un’adolescente con problemi sociali.

Questa ragazzina non riesce a integrarsi e non ha nemmeno un amico così deciderà di aprire a caso l’elenco telefonico di New York e trovare qualcuno a cui scrivere. L’anno è il 1976 e il nome che salta all’occhio di Mary è  tale Max Jerry Horowitz al quale la ragazza incomincia a mandare delle lettere.

Si scoprirà che quest’uomo è un quarantaquattrenne affetto dalla Sindrome di Asperger ma totalmente a proprio agio con la sua condizione. “Sarebbe come voler cambiare il colore dei miei occhi” spiega a Mary. Tra i due nascerà un legame profondo e sincero, un rapporto che sfocerà nella più bella amicizia possibile. Un’amicizia che aiuterà tantissimo entrambi.

 

Temple Grandin - Una donna straordinaria (2010)

Se volete un biopic emozionante, allora Temple Grandin - Una donna straordinaria è quello che fa per voi.

Questa pellicola diretta nel 2010 da Mick Jackson racconta la vera storia di Temple Grandin, una psicologa e zoologa che oggi è tra le più stimate scienziate viventi ma che ha alle spalle un passato difficile e doloroso.

Affetta da autismo e mutismo selettivo, la sua infanzia, adolescenza e giovinezza non sono state affatto facili, tuttavia questa donna (interpretata da Claire Danes) è riuscita a trasformare il suo modo particolare di sentire il mondo e percepire la realtà circostante in un metodo che le ha permesso di avvicinarsi agli animali, comprendendone esigenze e bisogni. Grazie a questa sua sensibilità, Temple Grandin è stata in grado di rivoluzionare l’allevamento e il settore industriale del bestiame.

L'ennesima riprova di come alcune caratteristiche comportamentali che la società giudica limitanti possano invece risultare il motore di gesta da chapeau.  

 

Molto forte, incredibilmente vicino (2011)

Molto forte, incredibilmente vicino è la fedele trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo di Jonathan Safran Foer.

Diretto nel 2011 da Stephen Daldry, racconta di Oskar Schell (interpretato da Thomas Horn), un ragazzino con la Sindrome di Asperger che ha perso il padre nell’attacco terroristico del World Trade Center dell’11 settembre. Oskar si convince che suo padre (Tom  Hanks) gli abbia lasciato un ultimo messaggio in giro per le strade di New York così incomincerà un’emozionante caccia al tesoro che si rivelerà un viaggio di formazione. Ogni tappa di questa avventura lo aiuterà a conoscersi meglio e a superare un ostacolo, portandolo a una maturazione e a una presa di coscienza che, forse, erano davvero quell’ultimo messaggio lasciatogli dal padre.

Una pellicola da pelle d’oca e da lacrime agli occhi che bisogna guardare: a dieci anni dal crollo delle torri gemelle, Safran Foer prima e Stephen Daldry dopo ambientano all’ombra dei grattacieli newyorkesi in cui pesa molto la mancanza delle torri una storia commuovente che fa riflettere.

 

Tutto ciò che voglio (2017)

Tutto ciò che voglio è la pellicola diretta da Ben Lewin nel 2017 che tratta di autismo raccontando una storia particolare.

Wendy (interpretata da Dakota Fanning) è una giovane ragazza affetta da autismo che vive in una casa famiglia a San Francisco dopo la tragica scomparsa di sua madre. Wendy è una fan sfegatata di Star Trek e quando la Paramount lancerà un concorso per sceneggiatori incentrato proprio sulla sua adorata serie televisiva di fantascienza, lei partirà da sola alla volta di Los Angeles per consegnare le sue ben 400 pagine di script.

Un’avventura filtrata dallo sguardo innocente di una ragazzina dalla sensibilità spiccatissima, un film di formazione che racconta una crescita interiore. Tutto ciò che voglio fa capire che volere è potere, sempre e comunque. Anzi: spesso coloro che sembrano i meno adatti a ottenere ciò che desiderano dimostrano una perseveranza e una tenacia inaspettate.  

 

Quanto basta (2018)

Quanto basta è il comedy-drama italiano diretto da Francesco Falaschi nel 2018 che ha un pregio eccezionale: tratta con leggerezza la tematica delicatissima della neurodiversità.

Il protagonista è Vinicio Marchioni, nei panni dello chef stellato Arturo che si rivela tanto bravo ai fornelli quanto pessimo con le relazioni interpersonali. Spesso viene colpito da attacchi di ira che sfociano in una collera implacabile e, proprio a causa di questo suo carattere, si beccherà una denuncia e finirà a dover svolgere servizi sociali a causa di lesioni aggravate.

Dovrà insegnare a cucinare a un gruppo di ragazzi affetti da autismo tra cui emerge Guido (Luigi Fedele), un ragazzo di cui si scopre un formidabile talento culinario. Tra Guido e Arturo nascerà un'intesa e una buona amicizia e il ragazzo chiederà allo chef di seguirlo come tutor in un concorso di cucina. A supervisionare i ragazzi c’è Anna, la psicologa interpretata da Valeria Solarino a cui Arturo non rimarrà di certo indifferente.

Quanto basta ha il pregio di narrare qualcosa di difficile da raccontare con la disinvoltura, la freschezza e la leggerezza di una commedia. Ogni ingrediente narrativo è dosato alla perfezione. Quanto basta, appunto.

 

Tutto il mio folle amore (2019)

Un titolo da non perdere è Tutto il mio folle amore, in onda su Sky Primafila in occasione della Giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo.

Liberamente tratto dal romanzo Se ti abbraccio non avere paura di Fulvio Ervas, questa trasposizione cinematografica diretta da Gabriele Salvatores nel 2019 racconta la storia di Vincent (interpretato da Giulio Pranno), un ragazzo autistico che incontrerà per caso il padre naturale e deciderà di seguirlo di nascosto in un viaggio dai contorni rock.

Suo padre Willy (Claudio Santamaria), infatti, è in partenza verso la Slovenia per una tournée musicale e Vincent si nasconderà all’interno del suo pick-up per seguirlo. Quando Willy lo scoprirà non finirà l’avventura del ragazzo ma, anzi, assieme al padre percorrerà le varie tappe del tour, in un vero e proprio viaggio di formazione, on the road e on the rock.

L’avventura di Vincent avrà la benedizione di sua madre Elena (interpretata da Valeria Golino) che, una volta rassicurata da Willy, permetterà ai due di trascorrere finalmente del tempo assieme per conoscersi.

Tutto il mio folle amore racconta con un linguaggio inedito una storia di amore paterno e filiale che emergeranno frame dopo frame. A ogni snodo narrativo comparirà un ulteriore tassello di quel puzzle di sentimenti che a fine pellicola farà uscire il soggetto che raffigura. O, meglio, il messaggio che veicola: l'amore vince su tutto.

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