Omaggio a Billy Wilder

In occasione del 20° anniversario della sua scomparsa Sky Cinema rende omaggio a Billy Wilder, il grande regista e sceneggiatore vincitore di 7 0scar e un Leone d’Oro alla carriera al Festival di Venezia

Sky Cinema Due, da lunedì 23 a domenica 29 marzo ogni giorno tra le 11.00 e le 12.00

La Collezione BILLY WILDER è  già disponibile on demand

A qualcuno piace caldo: Le Foto del film

Nessuno è perfetto, come recita la battuta conclusiva di A qualcuno piace caldo, uno dei finali più belli della storia del cinema. Ma alla perfezione più di una volta c’è andato vicino Billy Wilder, che non si prendeva troppo sul serio, ma sfornava film di successo e di qualità assoluta con una facilità “mozartiana”. Certo il regista di origine ebraico-austroungariche, trapiantato in America per motivi razziali, il mestiere lo conosceva bene, anche perché si era formato alla scuola del grandissimo Ernst Lubitsch (l’autore di Ninotchka, sceneggiato dallo stesso Wilder, con la divina Garbo in versione comedy). La leggenda vuole che nel suo studio si trovasse una targa, successivamente esposta al museo del cinema di Berlino, con scritto “come lo farebbe Lubitsch?”).

Nel corso di 50 anni di onorata carriera Billy Wilder si è divertito a svariare da un genere all’altro con una disinvoltura invidiabile, tanto da essere considerato il padre della commedia brillante americana, come il delizioso Sabrina dove si inventa l’accoppiata romantica Audrey Hepburn/Humphrey Bogart,  ma anche uno dei fondatori del genere noir, con il chandleriano La fiamma del peccato, con l’indimenticabile Viale del tramonto, il primo film girato da una prospettiva letteralmente funerea, o Testimone d’accusa, che Agatha Christie considerava la miglior versione cinematografica mai tratta da un suo libro. Un torbido thriller giudiziario segnato dalla presenza di una fascinosa, enigmatica Marlene Dietrich, che può essere letto come una metafora sull’ingannevolezza della realtà. Un tema che è un po’ il cuore di uno dei film più eccentrici e crepuscolari di Wilder, La vita privata di Sherlock Holmes, dove ci viene proposta un’immagine inedita, sofisticata e malinconica del leggendario detective. Una malinconia contagiosa se è vero che il protagonista, l’attore di formazione shakespeariana Robert Stephens, nel corso delle riprese tentò il suicidio, mettendo a repentaglio la realizzazione dell’opera.

Non ha mai tentato il suicidio invece quello che nel corso degli anni si è imposto come l’attore feticcio di Billy Wilder, il due volte premio Oscar Jack Lemmon, che ha girato 7 film con lui, a cominciare da quello che probabilmente è il suo capolavoro assoluto, A qualcuno piace caldo, dove si scatena insieme a un irresistibile Tony Curtis e un’adorabile Marylin Monroe, per poi interpretare uno dei film più divertenti e disperati dell’allievo di Lubitsch, L’appartamento, uno sconvolgente ritratto della solitudine metropolitana, con cui il regista incrina dall’interno i meccanismi classici della retorica hollywoodiana, anche grazie alla maschera tragicomica  di un attore che sa dare espressione a tutte le modulazioni del cinema. Compresa quella del “buddy movie”, un’intuizione che è il frutto di un’idea di casting geniale. Una formula vincente che Billy Wilder ha reinventato e messo a fuoco con uno dei suoi film più cinici e irridenti, Non per soldi ma per denaro, dove per la prima volta Jack Lemmon fa coppia con un istrionico Walther Matthau, giustamente premiato con l’Oscar. L’alchimia fra i due attori è immediata, esplosiva e travolgente. La “strana coppia” fa scintille sullo schermo. Tanto che i loro battibecchi, le loro schermaglie dialettiche, le loro gag esilaranti daranno origine a una serie di commedie di successo, fra cui spicca Prima pagina, una satira feroce sul mondo del giornalismo, un atto di accusa contro le aberrazioni manipolatorie della società dello spettacolo, che conserva ancora oggi una sua incontestabile attualità. Niente male per un film ambientato sul finire degli anni 20 e girato negli anni 70 da un regista che amava ripetere “mi sono limitato a fare i film che mi sarebbe piaciuto vedere, e se ero fortunato questo coincideva con i gusti del pubblico”.