Il ladro di giorni, la trama del film

Riccardo Scamarcio torna al cinema con un road movie che indaga il rapporto padre-figlio: è “Il ladro di giorni”, il nuovo film di Guido Lombardi

Al cinema dal 6 febbraio, “Il ladro di giorni” è il nuovo film diretto da Guido Lombardi, al suo primo lungometraggio.

Un po’ road movie un po’ romanzo di formazione, “Il ladro di giorni” vede Riccardo Scamarcio negli inediti panni di un ex galeotto che, uscito di prigione, è determinato a recuperare il rapporto col figlio. Un figlio che di lui sa poco e nulla, e con cui decide di intraprendere un lungo viaggio da nord a sud dell’Italia.

“Il ladro di giorni”: trama

Salvo (Augusto Zazzaro) ha solamente cinque anni quando, davanti ai suoi occhi, il papà viene arrestato nella loro casa pugliese. Sette anni dopo, quando è un ragazzino che vive con gli zii nel Nord Italia, ecco che il padre (Vincenzo, interpretato da Riccardo Scamarcio) fa ritorno nella sua vita.

Vincenzo deve trasportare un importante carico fino a Bari, e sceglie di portare il ragazzino con sé. Inizialmente è una scelta di pura convenienza, dettata dalla volontà di utilizzarlo come “lasciapassare” in caso di controlli da parte delle autorità; presto, però, quel viaggio si trasformerà in una sorta di redenzione per un uomo scapestrato ma capace di provare sentimenti. Mentre, per Salvo, si tradurrà nella possibilità di conoscere il papà da vicino, tra segreti e ricordi d’infanzia, imprevisti e rivelazioni.

Un po’ thriller, un po’ road movie, un po’ dramma familiare, “Il ladro di giorni” analizza il rapporto padre-figlio in tutta la sua complessità. Qui l’adulto non è il più saggio e, seppure appena uscito di prigione, non è neppure cattivo: è un uomo semplice, che sbaglia quasi senza rendersene conto. 

“Il ladro di giorni”: i protagonisti

Co-protagonista de “Il ladro di giorni”, nei panni del piccolo Salvo, è l’esordiente Augusto Zazzaro. Arrivato ai provini per accompagnare un amichetto, è entrato per penultimo quando ormai il regista era sul punto di andarsene. Ma, pur non avendo mai provato prima (aveva semplicemente letto le battute mentre aspettava), ha folgorato tutti. Sbaragliando la concorrenza.

Sul set, Augusto ha detto di avere imparato moltissimo da Riccardo Scamarcio. Che, pure non essendo padre, si è commosso di fronte ad un rapporto tanto profondo come può essere quello tra un padre e suo figlio.

«Ci sono dinamiche di potere: l’amore è più potente, perché padre e figlio, maschi, difficilmente si abbracciano. Per atavica riservatezza, non si toccano. Questo padre mezzo criminale scopre che il suo bambino è un individuo indipendente, capace di sorprenderlo: può essere amico, alleato, socio», ha dichiarato l’attore. Che, racconta, per la parte non si è preparato in modo particolare: «Nessuna preparazione. Ho avuto un ottimo rapporto con papà, perso anni fa. La bellezza del cinema è questo. Come per scherzo divino, fai un film che coincide col tuo stato umano».