Ultimo Tango a Parigi: il capolavoro di Bernardo Bertolucci tra scandalo e successo

Cinema

Paolo Nizza

Il film più conosciuto del grande regista italiano, scomparso il 26 novembre, fu un successo già all'anteprima internazionale svoltasi a New York il 14 ottobre del 1972. E tra sequestri, condanne, pellicole bruciate e restaurate, Ultimo tango a Parigi si è trasformato in una pietra miliare, oltreché dello scandalo, della cinematografia di Bernardo Bertolucci.

Quando una cosa finisce poi ricomincia”. Con questa frase uno spiegazzato Marlon Brando tenta di riavere fra le sue braccia una confusa Marie Schneider. E in fondo la storia di Ultimo tango a Parigi non è mai finita.  Basti pensare che il film è tornato al cinema in versione restaurata, a distanza di quasi 24 anni da quell'anteprima internazionale che si tenne all'Alice Tully Hall del Lincoln Center di New York il 14 ottobre del 1972. Al termine della proiezione Bernardo Bertolucci fu sommerso dagli applausi. Pauline Kael, l’autorevolissima critica dell’altrettanto autorevole New Yorker, scrisse e un entusiasta recensione di 6000 parole

Ma in Italia 16 giorni dopo quel successo, le sezioni I e II della commissione di Censura espresse parere sfavorevole alla concessione di nulla osta di proiezione in pubblico del film, È l'inizio di un incubo fatto dio sequestri, polemiche, condannare al rogo, procedimenti penali. Bertolucci fu addirittura privato del diritto di voto e condannato con la condizionale a 4 mesi di reclusione per oscenità

Quell’amore rubato e consumato nell’appartamento di Rue Jules Verne a Parigi turbava e scandalizza, ma al tempo stesso eccitava in un turbinio di paura e desideri

La relazione tra Paul l’americano maledetto con un passato avventuroso e una moglie, e Jeanne, la ragazza di buona famiglia francese, figlia di un militare caduto in Algeria e fidanzato con un regista televisivo, sarebbe diventata oggetto di discussioni, polemiche infinite. Ça va sans dire, fu soprattutto la scena del burro, parodiata persino nello stracult L'Ultimo tango a Zagarolo con Ciccio Ingrassia. la sequenza nacque per caso come racconto recentemente lo stesso Bernardo Bertolucci:

"L'idea è  venuta a me e Marlon durante una colazione, mentre spalmava del burro su una baguette -  La cosa un po'atroce è stata che io e Marlon abbiamo deciso di non dire nulla a Maria della scena che avremmo girato, perché volevo la sua reazione di ragazza e non di attrice. Lei è rimasta ferita perché non le avevamo detto nulla, ma quella scena non sarebbe stata la stessa se lei avesse saputo cosa stava accadendo?"

Ma oggi che il comune senso del pudore è mutato e che l’uso creativo di un panetto di burro non scandalizza più nessuno, di Ultimo Tango a Parigi la potenza di un film che mescolando Hollywood e il cinema verità ci mostra l’incontro fra due solitudini, fra due generazioni così lontane eppure cosi vicine

Fra una citazione di Shakespeare, "E' la musica è il nutrimento dell’amore, continuate a suonare; datemene in eccesso, così che, abusandone, il mio desiderio ne ammali e muoia” e battute fulminanti, “Tra qualche anno giocherò a pallone con le mie tette”, il film è la sublime di anatomia di amou fou.
Avvolto nell’evocativa fotografia di Vittorio Storaro e ritmato dalle musiche di Gato Barbieri, l’ultimo tango a Parigi continua a essere un ballo metacinematografico in cui il neorealismo danza con la Nouvelle Vogue. Intriso di suggestioni letterarie e pittoriche, questo film nato da un soggetto intitolato Un giorno e una notte e un giorno e una notte, scritto da Bertolucci in una camera d’albergo di New York nell’autunno 1970, forse non è in assoluto il miglior film del regista parmense

Tuttavia resta uno straordinario esempio dell’immenso talento di Bernardo Bertolucci., Un grande maestro capace di realizzare film d’autore in grado di parlare a tuti

In fondo chi non ha mai sognato di pronunciare questa battuta incontrando per strada una bella sconosciuta:“Mi scusi se disturbo i suoi pensieri ma la sua bellezza mi ha talmente colpito che vorrei offrirle una coppa di champagne… è libera?”

 

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