Box office, la lezione di Pacific Rim

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Pacific Rim

Dopo uno stentato inizio negli USA, il blockbuster di Guillermo Del Toro sta vivendo un’eroica riscossa grazie a Cina, Russia e resto del mondo. Come è stato possibile questo exploit del regista messicano e cosa potrebbe insegnarci?

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di Marco Agustoni

Nelle scorse settimane, alla luce della performance non certo esaltante al botteghino USA di Pacific Rim, pellicola di Guillermo del Toro che omaggia con classe i generi giapponesi dei mostri giganti e dei robottoni, in tanti si sono affrettati a urlare al disastro, mettendo una croce sopra a un eventuale sequel del film di fantascienza che ha per protagonisti Charlie Hunnam (già visto nei panni di Jax Teller nella serie tv Sons of Anarchy) e Rinko Kikuchi (candidata all’Oscar nel 2006 come miglior attrice non protagonista in Babel).

Poi, in un attimo di lucidità, qualcuno si è ricordato che il box office a stelle e strisce non fa più il bello e il cattivo tempo, e che Pacific Rim doveva ancora uscire in due mercati importanti come quello russo e quello cinese. E in effetti, questo fine settimana, il film di Del Toro ha esordito in Cina infrangendo il precedente record di incassi nel weekend d’apertura, con una stima che si attesta attorno ai 45 milioni di dollari, togliendo il primato a Il Cavaliere Oscuro - Il ritorno. Non solo: i robottoni hanno fatto sfracelli anche in Russia, per l’appunto, così come in Corea del Sud. Un risultato che sembra ora capovolgerne le sorti, tanto che i corvi della prima ora stanno provvedendo a riesumare l’ipotetico sequel dal suo prematuro interramento.

Una sorte simile, in queste settimane, è toccata a I Puffi 2, bistrattato al box office casalingo ma premiato all’estero. Questi due episodi non fanno altro che sottolineare un dato che è manifesto da tempo: anche a Hollywood è arrivato il momento di fare film pensando al resto del mondo. E soprattutto, in questo momento, all’Oriente. Ma quel che è più interessante del caso di Pacific Rim, è che il team di Guillermo Del Toro - un messicano, va sottolineato, e quindi vissuto per la prima parte della sua avventura registica alla periferia dell’Impero, privo di quell’orgoglio patriottico che contraddistingue alcuni suoi colleghi d'oltreconfine - questa consapevolezza sembrava averla già bene in testa, al momento di dare vita alla nuova creatura.

Pensiamo ai due piloti di jaeger (i robottoni di Pacific Rim) protagonisti della vicenda: uno, Raleigh Beckett, è americano, un occidentale; l’altra, Mako Mori, è giapponese, ovvero un’orientale. Solo insieme, solo settando le loro menti per controllare all’unisono il potente Gipsy Danger, possono avere una chance di salvare il mondo dai feroci kaiju. Il motivo di affiancare Rinko Kikuchi a Charlie Hunnam è riconducibile per lo più alla lunga tradizione cinematografica giapponese da cui provengono sia i robot che i mostri di Pacific Rim. Ma a livello simbolico, l’alleanza psichica tra Raleigh e Mako potrebbe rimandare proprio alla necessità di unire le forze tra Est e Ovest. Anche a livello produttivo, volendo, perché i blockbuster del futuro potrebbero nascere da joint venture economiche tra occidente e oriente. Che l’astuto Del Toro stia cercando di lanciare un invito al di là del Pacifico?

E non finisce qui. Dicevamo in apertura che a correre in aiuto di Guillermo e dei suoi robottoni, ci stanno pensando soprattutto russi e cinesi. Ebbene, tra gli jaeger che combattono al fianco di Gipsy Danger ci sono, oltre all’australiano Striker Eureka, Cherno Alpha e Crimson Typhoon, pilotati rispettivamente da un equipaggio russo e uno cinese. Insomma, le due colossali nazioni si trovano rappresentate da Del Toro in due altrettanto colossali robottoni e possono uscire dai cinema pensando di aver fatto la propria parte. In aggiunta, una parte fondamentale del film si svolge per le strade della cinese (ma in fondo, della più occidentale e “contaminata” delle città cinesi) Hong Kong.

Insomma, in Pacific Rim ognuno ha la sua parte. E oggi, ognuno si appresta a restituirla in soldoni a Guillermo Del Toro, che leggendo i dati dei box office (dei box office globali, proprio come lo è il suo film) si starà fregando le mani, pronto a rimettersi al lavoro su jaeger e kaiju a dispetto di chi li dava già per affondati negli abissi dell’Oceano. Il cinema ce lo insegna: anche se sembrano sconfitti, i mostri ritornano sempre...