Stefania Andreoli ospite a Stories, lunedì 2 novembre ore 21 su Sky TG24
SpettacoloLa psicoterapeuta e scrittrice di diversi libri di successo su ansia, genitorialità ed educazione emotiva racconta i suoi progetti, in particolare il suo podcast Sky Original “Come le cipolle” che inaugurerà il 2 novembre la nascita del nuovo canale Sky Voices dedicato ai videopodcast. Stefania Andreoli si racconta al vicedirettore di Sky TG24 Omar Schillaci nella nuova puntata del ciclo di interviste dedicato ai protagonisti dello spettacolo
È Stefania Andreoli la protagonista della nuova puntata di “Stories”, il ciclo di interviste ai principali interpreti dello spettacolo di Sky TG24. Ospite del vicedirettore della testata Omar Schillaci, con la regia di Roberto Contatti la psicoterapeuta si racconta in “Stefania Andreoli – Come le Cipolle”. Lunedì 2 novembre alle 21.00 su Sky TG24, sabato 7 novembre alle 12.30 su Sky Arte e sempre disponibile on demand.
“COME LE CIPOLLE”
Psicoterapeuta e scrittrice di diversi libri di successo su ansia, genitorialità ed educazione emotiva, Stefania Andreoli racconta della sua vita e dei suoi progetti, in particolare il suo nuovo video podcast Sky Original “Come le cipolle” che inaugurerà il 2 novembre la nascita del nuovo canale Sky Voices, interamente dedicato ai videopodcast. Il titolo è nato sfogliando una rivista di bordo durante un volo che aveva una pagina su Lacan e le cipolle come metafora della stratificazione dell’uomo: “Siamo fatti di tanti strati come le cipolle, e questo ci differenzia, ci rende unici al mondo, ma allo stesso tempo ci rende anche tutti uguali” ha spiegato. La metafora della cipolla ritorna anche in Shrek che identifica gli orchi proprio in questo modo: stratificati e che non piacciono a nessuno, “ecco, Io credo che oggi l’umanità non piaccia a nessuno ed è un po’ come gli orchi e le cipolle”, da quindi la necessità di volerla analizzare e raccontare “con un po’ di cura, di benevolenza e di amore”.
il racconto
Ironia, schiettezza e un continuo intreccio tra vita privata e lavoro nella chiacchierata, in cui ripercorre alcune delle tappe della sua vita e della sua carriera. Un’infanzia particolare quella passata a Busto Arsizio: “Ero una bambina che secondo me faceva già dei pensieri un po’ strani”, con un nome che all’asilo condivideva con una sola altra bambina, mentre tutte le altre si chiamavano Chiara, e la sensazione “di non appartenere, di non c’entrare”. Anche il suo carattere non ha aiutato sulla mancanza di appartenenza: “Sono sempre risultata molto antipatica, fin da bambina, ho sempre dato quest’idea che me la tiravo. Molto probabilmente è vero” ammette. Poi l’adolescenza all’insegna del punk: “I miei si vergognavano tanto di me. Ero rasata con i capelli a spazzola, le catene, i lucchetti, le spille da balia, seduta per terra a chiedere l’elemosina in centro a Busto. Era roba punk. Molto punk”. Fino ai 13 anni, ricorda, “studiavo perché non avevo ancora trovato dei buoni motivi per non farlo”, ma a cambiare le cose, al liceo, è l’incontro con il professor Dario Panzeri, che per la prima volta la fa sentire intelligente e da lì nasce una convinzione: “Bisogna davvero far sentire agli studenti l’erotismo del sapere”. Il primo amore ha il volto di MacGyver, l’eroe televisivo di cui era innamorata. Infatti, a 13-14 anni arriva nel suo quartiere un ragazzo “uguale a MacGyver, identico, però con 30 anni in meno”, ma la storia dura solo un pomeriggio: “Io ero molto pudica, erano altri tempi. Lui era più grande, non lo volevo baciare e quindi mi ha lasciato”. Ben più doloroso il ricordo della prima perdita: “Ho perso un fidanzato, avevo 21 anni ed è stata la prima perdita della mia vita. Ogni volta che incontro storie nelle quali muore l’amore - non nel senso del sentimento ovviamente – ma muore proprio l’oggetto dell’amore, io mi sento dilaniata”. Spazio anche al maschile, a cui ha dedicato il libro ‘Papà fatti sentire’: agli uomini, incontrati come pazienti, dice: “Siete uno spettacolo straordinario”. Parlando di sé stessa, a 47 anni, fa un bilancio sereno: “Oggi sono in una fase della mia vita molto fortunata, molto felice, molto intera, nella quale ho chiuso tutta una serie di cerchi e sento una compattezza dentro di me straordinaria che non poteva esserci prima”. E riconosce un valore anche a quella bambina dai pensieri strani, che “poi è stata utile, sono stata fortunata ad averla con me”. Parlando del cinema di Yorgos Lanthimos, il suo regista preferito, e del rapporto tra genitori e figli dice: “Noi genitori siamo fragili e in questo non c’è niente di male, dopodiché stiamo negando questa fragilità, la stiamo negando ai nostri figli, non ci stiamo assumendo la responsabilità che siamo noi quelli inadeguati”. La via d’uscita? “Dire ‘ok oggi è così, non va bene quasi niente, ripartiamo, prendiamo un lembo della coperta e iniziamo da lì”. Poi sulle sue figlie: “Mi piacerebbe che dicessero che ci ho provato” confida, e su come la vedono gli altri: “Chi mi vuole bene dice cose che nemmeno io, pur essendo così superba, riuscirei a dire”, mentre “chi non mi conosce non mi vuole bene, mi trova frivola, mi trova superficiale, mi trova eccessivamente sicura di me, mi trova sopravvalutata”. Fondamentale per lei è restare ancorati alla realtà e raccontarla ai figli, anche nelle sue pagine più dure: “per me è fondamentale un ancoraggio al reale che fa parte di questi adulti oggi matti, fragili, in difficoltà, che non vogliono saperne niente, che non guardano i telegiornali, che non dicono la verità ai loro figli. Tutto questo fa parte del fatto che se non riesci a portare il racconto del quotidiano, non porterai certo il racconto del mondo”. Nell’intervista non manca il teatro, altra sua grande passione: Stefania Andreoli ha studiato da attrice all’accademia d’arte di Milano e oggi è in tour per l’Italia con il nuovo spettacolo teatrale ‘La mente in scena’. Il testo, scritto 25 anni fa da Luca Stano, suo caro amico e oggi regista dello spettacolo, era rimasto a lungo chiuso in un cassetto, ma adesso la psicoterapeuta che interpreta sé stessa, coadiuvata da un’attrice sul palco, racconta: “È un testo ispirato a una paziente border, realmente esistita, che parla della mia materia. Ha avuto senso portarla sul palcoscenico”.
STORIES: “STEFANIA ANDREOLI – COME LE CIPOLLE” IN ONDA LUNEDÌ 2 NOVEMBRE ALLE 21.00 SU SKY TG24 (CANALI 100 E 500 DI SKY E CANALE 50 DEL DTT), SABATO 7 NOVEMBRE ALLE 12.30 SU SKY ARTE E DISPONIBILE ON DEMAND E SU SKYTG24.IT