Chi è Raffaella Griggi, la nuova conduttrice di Chi l'ha visto?

Spettacolo

Introduzione

Dopo ventidue anni di Federica Sciarelli, Chi l'ha visto? ha un nuovo volto: è Raffaella Griggi, giornalista genovese che da quasi un decennio lavora come inviata del programma di Rai 3. Una scelta interna, all'insegna della continuità, per una trasmissione che dal 1989 accompagna le famiglie delle persone scomparse. Ecco chi è, da dove arriva e come immagina la sua conduzione

Quello che devi sapere

Dalla Liguria al racconto della cronaca

Raffaella Griggi, nata a Genova nel 1973, è giornalista professionista dal 2000. I suoi primi passi nel mestiere risalgono alla redazione genovese di Repubblica e alle televisioni locali liguri, tra cui Telenord e Primocanale. Un momento chiave del suo percorso è stato il G8 di Genova, nel 2001, una delle pagine più drammatiche della storia italiana recente, che Griggi ha seguito da vicino agli inizi della carriera. Nel 2008 è approdata a Sky TG24, per poi lavorare come inviata anche in programmi Rai come Unomattina e La vita in diretta. Da oltre vent'anni si occupa soprattutto di cronaca nera e giudiziaria, il terreno su cui ha costruito la propria credibilità. Lontano dalle telecamere ha una passione che rivendica con orgoglio: è tifosissima della Sampdoria.

Nove anni sul campo per Chi l'ha visto?

L'arrivo nella squadra di Chi l'ha visto? risale al 2017. Da allora Griggi ha attraversato l'Italia, per seguire decine di casi di persone scomparse.  È entrata in contatto con familiari spesso provati da attese lunghissime, ed è stata lei, ad esempio, a intervistare l'amico di Tatiana, la ragazza di Nardò ritrovata dopo undici giorni proprio nella soffitta di quel giovane. Il suo approccio, racconta, si basa sul rispetto e sul pudore: "Con i familiari degli scomparsi, forse per il mio senso del rispetto, del pudore, e un pizzico di intuito da buona genovese, in un modo o nell'altro sono quasi sempre riuscita a instaurare rapporti di fiducia".

 

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Il passaggio di testimone con Federica Sciarelli

Federica Sciarelli - alla guida di Chi l'ha visto? dal 2004 - ha chiuso il suo lungo ciclo con l'ultima puntata del primo luglio. Nelle settimane successive si erano rincorse molte ipotesi sul nome del successore. Finché, il 28 luglio, la Rai ha ufficializzato la scelta. Il direttore dell'Approfondimento, Paolo Corsini, ha spiegato che la decisione nasce dalla volontà di restare fedeli alla storia e ai valori della trasmissione, valorizzando chi ne conosce dall'interno meccanismi e sensibilità. Griggi non ha nascosto l'emozione: "Sento una grande responsabilità a raccogliere questo testimone". La stessa Sciarelli le ha rivolto un consiglio diventato subito celebre, invitandola a essere "meno buona coi cattivi".

 

Il debutto e lo stile della nuova conduzione

La nuova stagione è partita mercoledì 23 settembre su Rai 3, con la squadra storica di autori e inviati. La conduttrice ha chiarito fin da subito che l'impianto del programma non cambierà: al centro restano le persone scomparse e il servizio di utilità sociale verso le famiglie e il pubblico. Per questo ha preso le distanze dall'idea di trasformare la trasmissione in un contenitore di cronaca nera, a partire dal caso Garlasco, rimasto fuori dalla puntata d'esordio. Del proprio modo di stare in studio dice: "La mia conduzione me la immagino generosa, con spazio anche per gli altri colleghi". E aggiunge, con un pizzico di orgoglio: "Sono pronta, sono coraggiosa, diciamo che l'Italia l'ho girata in lungo e in largo".

 

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Un programma simbolo del servizio pubblico

Chi l'ha visto? è nato il 30 aprile 1989, con Donatella Raffai e Paolo Guzzanti alla guida. Nel corso dei decenni è diventato un punto di riferimento per migliaia di famiglie. Grazie alle segnalazioni dei telespettatori, molte persone sono state ritrovate, mentre altri casi irrisolti hanno continuato a essere raccontati per anni. Griggi eredita dunque un marchio che appartiene alla memoria collettiva del Paese. Lei stessa ha sottolineato di non essere la più anziana della redazione, e di considerare i colleghi una grande famiglia: un segnale di come intenda il nuovo ruolo, più come un lavoro di squadra che come una vetrina personale.

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