In tour con L’Uomo sbagliato – Un’inchiesta dal vivo, lo spettacolo che ha segnato il suo passaggio dai podcast al teatro, Pablo Trincia si racconta al vicedirettore di Sky TG24 Omar Schillaci nella nuova puntata del ciclo di interviste dedicate ai protagonisti dello spettacolo
È Pablo Trincia il protagonista della nuova puntata di “Stories”, il ciclo di interviste ai principali interpreti dello spettacolo di Sky TG24. Ospite del vicedirettore Omar Schillaci, con la regia di Paolo Bondafini, l’autore e podcaster si racconta in “Pablo Trincia – C’era una volta…”. In onda lunedì 27 luglio alle 21.00 su Sky TG24, sabato 1° agosto alle 12.10 su Sky Arte e sempre disponibile on demand.
Dal podcast al teatro
Al centro della conversazione c'è anzitutto “L’Uomo Sbagliato - Un’inchiesta dal vivo”, lo spettacolo teatrale che racconta una serie di omicidi avvenuti in Puglia all'inizio degli anni Novanta. Narrato da Pablo Trincia e scritto insieme a Debora Camapanella, da oltre un anno riempie i teatri di tutta Italia, un progetto che ha segnato l'inizio di una nuova fase della sua carriera dopo anni davanti a un microfono: “Io ho sempre fatto podcast, però dopo un po' ho iniziato a soffrire anche un po' il fatto di non vederlo il pubblico. Sei sempre chiuso nel tuo box, nel tuo studio, con le cuffie, leggi in un microfono, non vedi nessuno, non interagisci con nessuno”. Poi, durante un monologo dedicato a Elisa Claps, “ho sentito l'energia del pubblico, la gente, gli sguardi, il silenzio, l'attesa e lì mi ricordo che esco e dico: ‘bisogna fare il teatro’”. Una scelta che oggi considera fondamentale: “È la narrazione veramente più antica di tutte. E ho scoperto un mondo meraviglioso da cui non vorrei più venir via”. Nel corso dell’intervista Trincia racconta anche il proprio rapporto con il palco e con la ripetizione continua dello stesso spettacolo. “Quando sali sul palco devi innanzitutto raccontare la storia a te stesso. Sono il primo spettatore di me stesso. Voglio divertirmi, voglio raccontarla ogni volta un po' meglio, trovare sfumature nuove. Mi voglio divertire a farlo”.
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L’infanzia, il talento e la nascita di “Veleno”
Il racconto torna all'infanzia e alle sue origini: “Sono nato nella Germania Est da padre italiano e madre di origine iraniana”, Trincia ricorda una famiglia segnata dall'amore per la cultura e per la letteratura: “Mia nonna paterna era una latinista, era un’insegnante; quindi, amava la letteratura e la storia. Mio nonno materno era un grande letterato, quindi sono cresciuto molto stimolato. Mi hanno messo subito in mano libri di mitologia, di favole. Da piccolo leggevo tantissimo e questo mi ha molto formato”. Anche il suo nome ha una storia particolare: “Mi chiamo Pablo perché mio nonno aveva conosciuto Pablo Neruda durante un soggiorno nell'ex Jugoslavia. Quel nome era rimasto nella memoria della famiglia”, per poi rivelare che “in realtà il mio vero nome è Pablo Piruz Enrico, ma all’anagrafe hanno scambiato la ‘u’ con la ‘n’ e adesso sono costretto a firmarmi ‘Pablo Pirnz Enrico’. Ce l’ho sulla carta d’identità, non ti dico il casino quando devo firmare dei documenti…” ha poi scherzato. Tra i passaggi più sorprendenti dell'intervista c'è il racconto dei difficili anni della scuola: “Ero il peggiore della classe. Ho avuto una media molto bassa, sono stato bocciato. Io sono uscito da scuola pensando: ma io che faccio nella vita? Non c'è niente che mi appassiona, non c'è niente che mi piace, non so fare niente, non sono bravo in niente”, confessa. Una convinzione che lo accompagna fino all'età adulta: “Quando sono uscito da scuola ero convinto di non avere alcun talento. Poi, intorno ai venticinque anni, ho scoperto che alcune cose sapevo farle davvero”. Una scoperta arrivata quasi per caso, rileggendo da adulto alcuni temi scritti durante le scuole medie: “Ho riletto quei quaderni e ho pensato: ma allora sapevo scrivere. Nessuno però me l'aveva mai detto”. Un'esperienza che oggi lo porta a rivolgere un messaggio ai giovani e ai loro genitori: “Le cose emergono quando devono emergere. Ognuno deve trovare il proprio talento e c'è un tempo per ogni cosa”. Ampio spazio è dedicato anche alla nascita di “Veleno”, il podcast che ha contribuito a cambiare il panorama dello storytelling italiano: “Quando abbiamo iniziato era il 2015 e praticamente nessuno sapeva che cosa fosse un podcast. Io sento questa cosa in America, resto folgorato e capisco che quello è proprio il tipo di prodotto di narrazione che voglio, in cui mi sentirei a casa”. Da quel momento nascono lavori che hanno raggiunto milioni di ascoltatori e spettatori, da “Dove nessuno guarda” sul caso di Elisa Claps a “Il Dito di Dio” sulla Costa Concordia, da “Il cono d'ombra” dedicato a Denis Bergamini fino a “Sangue loro”, passando per “E poi il silenzio - Il disastro di Rigopiano”. Dopo la sua esperienza di un anno a Le Iene, osserva: “La televisione ti offre una popolarità più superficiale, mentre adesso con i podcast la gente ti ferma per strada e ti vuole parlare, ti vuole ringraziare, ti vuole dire dov'era quando ha ascoltato quella serie. I podcast restano perché è un tipo di narrazione che, se fai in un certo modo e viene bene, entra in profondità, mettono le radici nella persona”.
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Il dolore, le lingue e il valore delle storie
Parlando del caso Elisa Claps, Trincia sottolinea l'importanza di restituire identità alle vittime: “Tutti avevamo in mente la stessa fotografia di Elisa. Ma chi era davvero? Che cosa sognava? Che cosa voleva fare nella vita? Per noi era fondamentale restituire la persona prima ancora della vittima”. Un approccio che caratterizza tutto il suo lavoro: “Noi raccontiamo esseri umani. Tutto quel mondo di emozioni collega tutti noi, fa parte della storia e quindi tu lo devi esplorare. Se a quella persona, oltre a chiedere che cosa è successo, chiedi anche che cosa hai provato, che cosa hai sentito, che cosa hai immaginato, lì il racconto diventa profondo e unisce tutti quanti.” “Le persone vogliono sentirsi viste nel loro dolore, soprattutto se hanno subito drammi, tragedie.” Un lavoro che inevitabilmente comporta anche un forte coinvolgimento personale: “Bisogna proteggersi. Credo molto nella terapia e nel confronto con le persone con cui lavori, ho la fortuna di avere un team molto affiatato e dopo le interviste ci prendiamo sempre un momento per parlare e buttare tutto fuori. È importante non tenersi le cose e condividerle se qualcosa ti fa piangere”. Tra le testimonianze che lo hanno maggiormente segnato ricorda quelle raccolte per Rigopiano, Viareggio e lo tsunami del 2004: “Ci sono storie che restano con te per sempre e che continuano a lavorarti dentro anche molti anni dopo”. Nell'intervista emerge anche la sua passione per le lingue, laureato in Lingue e Letterature africane, Trincia parla inglese, tedesco, francese, spagnolo e studia da sempre idiomi antichi e moderni: “Amo le lingue perché sono chiavi per aprire porte Mi diverto, mi piacciono. Però richiedono tanto tempo, studio ed energia. Però io se potessi farei solo quello.” Tra le curiosità racconta di aver studiato swahili, wolof, hindi, turco e perfino il sumerico: “Se potessi passare il tempo studiando lingue, probabilmente farei solo quello”. Alla domanda sulla sua paura più grande risponde senza esitazioni: “Le mosche. Ne ho il terrore. Da bambino un compagno di scuola mi raccontò una storia assurda e da quel momento non mi è più passata”. Ma accanto a questa paura ce n'è una più profonda: “Ho paura per il mondo in cui viviamo, ho paura per quello che sta succedendo, ho paura per i miei figli.” Ammette: “Essere padre è il più grande privilegio della mia vita”, racconta riferendosi ai figli Yasmine e Sebastian. E dovendo scegliere un istante da rivivere tra tutti quelli vissuti, la risposta è immediata: “La loro nascita. Quando è nata mia figlia sono tornato a casa e ho avuto la sensazione di volare.” Infine, immaginando il proprio funerale, Trincia torna ancora una volta al valore delle storie: “Me lo immagino come un momento in cui le persone salgono a parlare sul pulpito. Vorrei che raccontassero un ricordo, un episodio, un pezzo di me. L'importante è un po' di storytelling.
STORIES: “PABLO TRINCIA – C’ERA UNA VOLTA…” IN ONDA LUNEDÌ 27 LUGLIO ALLE 21:00 SU SKY TG24 (CANALI 100 E 500 DI SKY E CANALE 50 DEL DTT), SABATO 1° AGOSTO ALLE 12:10 SU SKY ARTE E DISPONIBILE ON DEMAND E SU SKYTG24.IT