In tour con il suo debutto alla regia nello spettacolo "La misteriosa scomparsa di W" di Stefano Benni. Tra una tappa e l'altra, e in attesa della tournée autunnale, Ambra Angiolini si è raccontata al vicedirettore Omar Schillaci nella nuova puntata del ciclo di interviste dedicate ai protagonisti dello spettacolo
È Ambra Angiolini la protagonista di una nuova puntata di Stories, il ciclo di interviste ai protagonisti dello spettacolo di Sky TG24. Ospite del vicedirettore Omar Schillaci, con la regia di Paolo Bonfadini, l'attrice si racconta in “Ambra Angiolini - Amarsi un po'”. In onda lunedì 13 luglio alle 21.00 su Sky TG24, sabato 18 luglio alle 12.30 su Sky Arte e sempre disponibile on demand
La misteriosa scomparsa di W, il ritorno al teatro con Stefano Benni
Al centro dell’intervista, il suo nuovo lavoro teatrale, La misteriosa scomparsa di W, spettacolo che porta in scena anche come regista: “È un testo bellissimo di Stefano Benni. Originariamente raccontava di una donna che aveva perso il senno e cercava di ritrovarlo, che aveva perso sé stessa. In questa versione, invece, racconto un mondo che ha perso completamente la brocca e una donna che, avendo ancora tutti i suoi sentimenti funzionanti, cerca di resistere in una realtà in cui l’essere umano è diventato qualcuno da combattere”. Uno spettacolo che arriva a distanza di oltre quindici anni dalla sua prima interpretazione: “È un testo che è rimasto dentro di me e che credo di aver compreso oggi più di quanto riuscissi a fare quindici o sedici anni fa, quando l’ho portato in scena per la prima volta. È un testo che ti lavora dentro, è biologico: si muove con te, cambia insieme a te. Una volta imparato a memoria, non esce più. Dopo la morte di Stefano ho capito che era arrivato il momento di riportare il suo suono, la sua ironia, il suo sarcasmo e la sua grande umanità dentro quelli che sono i miei monologhi di gruppo. Così mi sono detta: con coraggio, riproviamoci”.
Le ferite, la famiglia e la riconquista della propria identità
Nel corso dell’intervista Angiolini riflette anche sul modo in cui si affrontano le ferite della vita: “Non si rimettono a posto: si lasciano così e ci si costruisce sopra, restando sé stessi anche quando si va in pezzi. Tu non sei le ferite che ti hanno inflitto o quelle che ti sei provocata. Devi capire che il tuo vero modo di esistere non riguarda ciò di cui ti sei ammalata o ciò che ti ha distrutto. Quello è qualcosa che hai superato o che supererai, ma non definisce chi sei. Tu sei altro”. Ricorda una famiglia in cui il senso di responsabilità si imparava molto presto: “Mio papà era operaio, mia mamma lavorava con lui, quindi in casa eravamo tutti molto responsabili. Si faceva tutto. Ho imparato a cucinare, a darmi da fare, a essere tutto ciò di cui c’era bisogno”. Ancora oggi conserva molte di quelle abitudini: “Mi piace l’ordine e mi piace aiutare anche chi mi aiuta”. E rivela una passione particolare: “Le pulizie, quelle più difficili, che nessuno vuole fare. I cambi di stagione, spostare i mobili, le pulizie approfondite, il forno. Sono cose che mi danno la sensazione di essere a posto”. Ripercorrendo la sua carriera, c’è l’esplosione del successo con ‘Non è la Rai’ e con il brano ‘T’appartengo’, ritornato in auge dopo la sua partecipazione a X Factor: “Non ricordo esattamente come sia arrivato quel successo”, scherza, prima di ricostruire il provino che le cambiò la vita: “Sono andata lì pensando: ‘Vabbè, tanto non importa’. Quando sono entrata ero completamente persa, non sapevo cosa fare. Avevo preparato un balletto con un pezzo di flamenco. Poi, uscita dal provino, mi hanno chiesto di lasciare il numero di telefono di casa. Ho scelto un pennarello e, con il dorso della mano, ho fatto unire il cinque che è diventato un sei”. Un errore che rischiò di compromettere tutto: “Non mi hanno chiamata. La mia maestra di danza però non riusciva a crederci, perché aveva molta fiducia in me. Ha telefonato e una signorina le ha risposto: ‘No, noi la stiamo cercando da quindici giorni, ma risponde sempre un medico, che si è anche un po’ infastidito dicendo che non ha nessuna figlia che si chiama Ambra’”. Ripensando a quel periodo, Angiolini racconta anche il difficile rapporto con la notorietà: “Quando la televisione ha iniziato a tirare fuori la versione peggiore di me, ho capito che non stavo più bene e che non volevo mostrare quella parte. Non mi sembrava onesto”. Da lì è nata la necessità di ritrovare sé stessa: “Dovevo riappropriarmi del mio nome, farlo diventare il mio marchio e non quello costruito ad arte. Per dieci lunghi anni ho fatto diversi tentativi: alcuni terribili, altri invece andati a buon fine”. Tra gli incontri decisivi della sua carriera c’è quello con Ferzan Ozpetek nel film Saturno Contro: “Ferzan mi ha restituito la parte con cui ancora oggi lavoro, quella dell’emotività e della fragilità. Mi ha spiegato quanto fossi diversa da ciò che si vedeva e quanto quella diversità, che io cercavo di combattere, potesse diventare il mio nuovo modo di comunicare”. E aggiunge: “Mi sono fidata di lui. Ho fatto questo film per Ferzan. Mi aveva fatto scoprire che andavo bene così”.
Dalla bulimia alla maternità, tra fragilità, amore e nuove consapevolezze
Poi ammette: “Ho sempre pensato di non essere abbastanza in tutte le cose che ho fatto nella mia vita”, e nel corso della conversazione affronta anche uno dei temi più personali della sua storia: la bulimia. “Si guarisce quando si ha la sensazione che nessuno ti lascerà sola a causa di questa malattia. È una malattia, e nessuno di noi sceglie di ammalarsi, ma tutti vorremmo guarire”. E ancora: “A un certo punto ho smesso di avere paura del cibo, ho iniziato a cercarlo e poi a fermarmi, a digerire tutto e a dirmi: non succederà niente. Domani sarai sempre la stessa persona”. Un percorso che considera una vittoria personale. Sul tema dell'amore verso sé stessi, Angiolini ricorda una riflessione nata dalla lettura di Michela Marzano: “Ho letto una frase che diceva: ‘Se esisto solo nel riflesso del suo sguardo, cosa sono quando smette di guardarmi?’. E io non ero niente, non avevo più nutrito le mie passioni e le mie idee”. E aggiunge: “Da quella frase ho cominciato a capire che bisognava sanare quel sentimento in un modo o nell'altro”. Tra i momenti più felici della sua vita indica senza esitazioni la nascita della figlia Yolanda: “L’incontro è stato incredibile. Pensavo che la mia pancia non potesse ospitare altro se non del cibo da rimettere”. La descrive come una presenza capace di trasformarla profondamente: “Lei è stata un architetto degli interni. Credo che abbia trovato il terremoto dentro di me e che abbia iniziato ad aiutarmi da dentro. Me la sono sempre immaginata mentre metteva a posto tutto: gli organi, ogni cosa. Quando è nata avevo un loft di lusso. La ringrazierò tutta la vita”. Angiolini torna anche sul monologo ‘Lo stupro’ di Franca Rame, che ha portato in scena negli anni, e affronta il tema della violenza sulle donne: “Prima era un problema che riguardava solo gli uomini, poi ci hanno convinte che riguardasse anche noi”. E aggiunge: “Questi anni di delitti e violenze sono legati all’identità maschile, al corpo degli uomini, alla testa degli uomini, alla loro emotività”. Per l’attrice, “recuperando dignità, indipendenza e il desiderio di essere alla pari, noi donne abbiamo mandato in crisi un intero sistema”. E conclude: “Quando si parla di quella brutalità bisogna parlare di uomini, non di donne”. Parlando di sé, Angiolini racconta di aver imparato a convivere con i propri aspetti più contraddittori: “Spesso vengo fraintesa. Mi piace essere fraintesa. Prima vivevo questa cosa molto male, oggi non più. Quando mi chiedono come sono, rispondo: fraintesa, fraintendibile”. E confessa un piccolo rituale che utilizza quando deve prendere decisioni importanti: “Se mi passa davanti una macchina rossa, allora quella cosa la faccio. In parte sono io a decidere, ma in parte è anche il fato. Ho il coraggio di motivare le mie scelte con la macchina rossa”. Parlando dei talenti meno conosciuti, Angiolini ne cita uno con ironia: “Il playback, il lip sync, sono cintura nera. Sul playback sono ancora un fenomeno”. Infine, immagina con ironia il proprio funerale: “Vorrei finire dentro il barattolo di una crema molto buona che non ho mai potuto mangiare perché sono allergica. Mi piacerebbe anche un barattolo di talco”. Sulla possibilità che qualcuno intoni il suo brano più famoso, T’appartengo, conclude: “Qualcuno farà lo scherzo di cantarlo, ma a quel punto non potrò fare niente. Quindi già comincio ad abituarmi all’idea che, quando parte ‘T’appartengo’, non mi arrabbierò: la prenderò bene”.
STORIES: “AMBRA ANGIOLINI – AMARSI UN PO'” IN ONDA LUNEDÌ 13 LUGLIO ALLE 21:00 SU SKY TG24 (CANALI 100 E 500 DI SKY E CANALE 50 DEL DTT), SABATO 18 LUGLIO ALLE 12:30 SU SKY ARTE E DISPONIBILE ON DEMAND E SU SKYTG24.IT