Giovanni Vernia ospite a Stories, domani alle 21 su Sky TG24

Spettacolo

Ogni lunedì sera è su Tv8 nel cast del Gialappashow. E dal 5 maggio sarà in tournée in tutta Italia. Il comico e conduttore radiofonico si racconta al vicedirettore di Sky Tg24 Omar Schillaci nella prossima puntata del ciclo di interviste dedicate ai protagonisti dello spettacolo

È Giovanni Vernia il protagonista della nuova puntata di “Stories”, il ciclo di interviste ai principali interpreti dello spettacolo di Sky TG24. Ospite del vicedirettore Omar Schillaci, con la regia di Roberto Contatti, il comico e conduttore radiofonico si racconta in “Giovanni Vernia – Dr. Vernia e Mr. Groove”. In onda martedì 28 aprile alle 21.00 su Sky TG24sabato 2 maggio alle 12.30 su Sky Arte e sempre disponibile on demand.

tutti i suoi personaggi

Vernia ripercorre le origini del suo alter ego più celebre, Jonny Groove, rivendicandone la paternità autobiografica: “Jonny Groove sono io. Sono sempre stato molto appassionato di discoteche. Ci andavo sempre in vacanza ogni anno a Ibiza, o a Genova in cui sono cresciuto”. Poi a 26 anni si trasferisce a Milano per lavorare come ingegnere. “Non sembra, però sono ingegnere elettronico e Milano è la mecca del divertimento. Per uno che arriva qua e vive da solo, vivevo la notte di Milano, andavo a lavorare al mattino direttamente. Facevo il classico ‘drittone’. Dormivo nei bagni e mi mettevo la sveglia sul telefonino per dormire 10 minuti.” I confini tra vita reale e personaggio, racconta, erano spesso labili: “Da Jonny Groove facevo spesso una battuta: dicevo che avevo preso l’aereo da Barcellona e quando arrivavo a Milano mi ricordavo che invece ero andato in macchina. Ma io questo l’ho fatto davvero, perché andavo all’università a Genova e prendevo tre autobus per tornare a casa, arrivavo a cena e mio padre mi chiedeva: ‘Giovanni dove hai messo la macchina?’ Sono sempre stato un po’ ‘svarionato’ e non ho fatto altro che esasperare queste sfaccettature che ho dentro”. Prima del mondo dello spettacolo, Vernia lavorava come country manager in una società americana di web marketing: “Di giorno ero all'immagine della società e di notte ero con i pantaloni muccati a fare ‘E siamo noi… E siamo noi’ in televisione”. Due sfaccettature che non andavano molto d'accordo, soprattutto quando “un mio collega tedesco una mattina mi ha trovato su YouTube con i pantaloni muccati. Ha mandato il link a tutti, CEO compreso. E loro per una decina di giorni mi fanno seguire da degli investigatori privati, ma io non lo sapevo”. Eppure, la notorietà televisiva si rivelò un'arma commerciale inaspettata: “Io chiamavo per avere un appuntamento con il direttore marketing di un'azienda. Appena capivano che ero quello di Zelig, mi passavano subito il direttore; quindi, facevo il 150% del target commerciale”.

il ritorno al gialappa show

Dopo un anno e mezzo di vita parallela Vernia rassegna le dimissioni, poi arriva il film ‘Ti stimo fratello’: “Ho sbagliato il film perché mi ero disinnamorato del personaggio di Jonny Groove, non volevo rimanere imprigionato in quella maschera e volevo mettere invece la mia faccia. È stato il mio più grosso errore: la gente non amava me, amava Jonny Groove”. Torna protagonista con il Gialappa Show, dopo aver conosciuto i Gialappi tramite Lucio Wilson, con cui aveva lavorato a uno spettacolo teatrale: “Venne a vedermi e portò i Gialappi. E da lì ho parlato della mia idea di Sinner, grazie a cui sono entrato nel programma”. Grande fan del tennis: “vedevo Sinner come un dio, un ragazzo concentratissimo, poi per strada lo vedo con una faccia imbarazzata su un suo manifesto pubblicitario e penso 'non è nel suo, devo fare qualcosa per questo ragazzo’”. Ma non solo: parodie di Pif, Fabrizio Corona, Marco Mengoni e, quasi per caso, Achille Lauro: “Come un serial killer, mi studio tutto, i documentari, i video, le sue interviste. Perché la chiave che mi piaceva era che canta sempre di dolore”, fino a portarlo ai Gialappi: “loro stessi quando mi videro diventarono matti, la prima volta che l’ho fatto dal citofono mi hanno detto: ‘Questo lo portiamo subito in studio’”. Achille stesso l’ha apprezzato: “È venuto ospite in radio da me durante Sanremo e ci siamo divertiti perché lui giocava a fare l’imitazione che io facevo di lui”. Oltre alla televisione, Vernia è da anni una presenza fissa in radio: dopo un anno a Radio 2 nel 2015, si è spostato su RDS con ‘I Peggio più Peggio di RDS’, che conduce con Petra Loreggian da circa 9 anni. “Mi diverte molto la radio, è uno dei miei parchi giochi preferiti”. 

il tour a teatro

Parallelamente è in tournée teatrale con “Vernia o non Vernia – Sbrilluccicoso Edition”, nuova versione del suo one man show che lo vede protagonista nei teatri italiani con un racconto autoironico tra personaggi e vita personale. Le radici del suo talento affondano nell’infanzia trascorsa tra Genova, la Sicilia dei nonni materni e la Puglia di quelli paterni: “un mese estivo ero dai nonni in Sicilia e l'altro ero in Puglia. In casa si parlava in italiano, papà era maresciallo della finanza ed era rigoroso, ma si scherzava in dialetto: come assimilo le voci dei personaggi assimilavo le voci dei miei zii”. Si descrive come un bambino tranquillo e molto osservatore: “stavo lì e osservavo, assorbivo, e poi a casa partivo con qualche imitazione che andava avanti per giorni”. Come studente, “ero un secchione. Mi sono laureato con il massimo dei voti ma senza lode, perché all'inizio ero un po’ troppo discotecaro”. Da padre, invece, punta tutto sulla qualità del tempo: “Sono assente fisicamente, ma quando ci sono, sono un compagno di giochi, di merenda”. Chiude il ritratto una vena di scaramanzia conclamata: “Le cose sulla scrivania sono sempre nello stesso punto. Il pane rovesciato, il numero 17, l’olio e il sale che cadono... Se devo fare qualcosa ed è nel giorno 17 cerco di evitare di farlo, anche all'orario 17”. Prima degli spettacoli segue un vero rituale: “Finite le prove, devo essere libero per un’ora, ripassare il copione. Non ho gobbi sul palco e non leggo. Poi mangio un piatto di riso in bianco e vado sul palco. Sono proprio un orso un’ora prima dello spettacolo, però almeno sul palco mi diverto”.

 

 

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