Dargen D’Amico ospite a Stories, domani alle 21 su Sky Tg24

Spettacolo

Ha appena pubblicato il nuovo album dal titolo “Doppia mozzarella” e lo vedremo in tour in estate. E poi l’inizio tra Milano e la Sicilia, l’esperienza come giudice di X Factor, il Festival di Sanremo. L’artista si racconta al vicedirettore Omar Schillaci nella nuova puntata del ciclo di interviste ai protagonisti dello spettacolo 

È Dargen D’Amico il protagonista della nuova puntata di “Stories”, il ciclo di interviste ai principali interpreti dello spettacolo di Sky TG24. Ospite del vicedirettore della testata Omar Schillaci, con la regia di Roberto Contatti, l’artista si racconta in “Dargen D’Amico – Le mie sculture di pane”. In onda lunedì 13 aprile alle 21.00 su Sky TG24, sabato 18 aprile alle 12.30 su Sky Arte e sempre disponibile on demand.

la sfida di restare umani nell'era delle macchine

Al centro del racconto, il suo ultimo progetto musicale, Doppia Mozzarella, che Dargen D’Amico definisce prima di tutto come una riflessione sul presente e sui meccanismi del desiderio: “È il tentativo di accontentarsi di quello che abbiamo, senza cadere nella trappola del voler sempre qualcosa in più, dell’ingrediente in più. È un invito a non sentirsi per forza al centro del commercio, perché è quello che mi sembra di essere in questo momento”. Un lavoro che nasce da un’urgenza più ampia, che attraversa anche il progetto audiovisivo realizzato durante il Festival di Sanremo: “Quando vado a Sanremo cerco sempre di ampliare la discussione. In questo caso sono partito da un’inquietudine: il controllo della macchina sulle nostre vite e sulle nostre morti”. Un tema che per l’artista è già concreto e attuale: “L’intelligenza artificiale è già qui. Ha già scelto quello che dovremmo fare noi, deve solo trovare il modo di convincerci. E dato che la nostra resistenza è ormai superficiale, non impiegherà molto”. Una riflessione che si traduce anche in una presa di coscienza sul presente: “Abbiamo qualcosa in più delle macchine – il ragionamento, l’emotività, la relazione – ma più utilizziamo le macchine, meno saremo abituati a usare queste cose. Il rischio è proprio quello: dimenticarci di ciò che ci rende umani”.

"Ho iniziato con l'ora di poesia alle elementari"

Il racconto si muove così tra musica e visione, tra ironia e filosofia, in un equilibrio che è cifra distintiva del suo percorso artistico. Dargen D’Amico ripercorre quindi le sue origini, tra Milano e la Sicilia: “La mia famiglia viene da Filicudi, ma io sono cresciuto a Milano, alla Ghisolfa, in un quartiere popolare. Quando penso a casa penso anche a quella dimensione allargata: zie, cugini, una comunità”. È proprio in quel periodo che nasce il suo rapporto con la scrittura: “Ho iniziato grazie a una maestra, la mia maestra Angela, che alle elementari ci faceva fare l’ora di poesia. Ci chiedeva di descrivere le sensazioni che provavamo. Io ho provato gusto a raccontarle, e prova e riprova ho preso questo vizio. È diventata una terapia”. Una passione che incontra la musica negli anni Novanta: “L’hip hop arrivava in un momento in cui era una musica di nicchia, ma mi ha colpito per la libertà. Io ascoltavo tanta musica italiana – Lucio Dalla, Enzo Jannacci, Franco Battiato – ma non pensavo di poter fare quella musica. Il rap invece mi dava uno spazio: potevi entrarci, potevi dire la tua”. Nascono così le prime esperienze e le collaborazioni, fino al progetto delle ‘Sacre Scuole’ con Guè e Jake La Furia: “Eravamo pochi, ci si conosceva tutti. Era una comunità piccola, ma molto viva. Facevamo musica anche per dimostrare che esistevamo”. Un percorso che a un certo punto cambia direzione: “Sono cresciuto e per un periodo non mi riconoscevo più in quello che scrivevo. Ho smesso di fare canzoni, ho ascoltato molta musica elettronica e poi, come era successo con il rap, è tornata la necessità di collegare le parole. Così ho ricominciato, in una forma più mia”.

"Oltre gli occhiali, indossiamo tutti una maschera"

Nel corso dell’intervista emerge anche un rapporto complesso con l’identità: “Faccio fatica a vedermi come una persona univoca. Cambiamo in base a chi abbiamo davanti: con la famiglia, con gli amici, con chi non conosciamo. Anche senza occhiali, indossiamo tutti una maschera”. E poi il capitolo Sanremo, vissuto con sorpresa: “Non mi sono mai immaginato come partecipante. Ho sempre guardato il Festival da spettatore. Quando è successo, è stato inaspettato”. Un’esperienza che però, con la sua ‘Dove si balla’, ha lasciato qualcosa: “Quella canzone, per un attimo, è diventata un punto di incontro tra persone diverse. In quel momento in Italia avevamo bisogno di riconoscerci in qualcosa di comune. Questo mi ha reso felice”. Tra le esperienze più recenti del suo percorso, anche quella televisiva, vissuta come parte di una fase di apertura e sperimentazione: “C’è stato un momento in cui ho deciso di dire di sì a tutto quello che arrivava. Venivamo da anni chiusi, le possibilità erano poche, e mi sono anche pentito di tanti no che avevo detto in passato. Quando si è riaperto tutto, ho sentito il bisogno di provare, di sperimentare”. È in questo contesto che arriva l’esperienza a X Factor Italia: “È stato uno di quei momenti. Ho fatto due edizioni e l’ho capito pian piano, perché era un programma che non conoscevo davvero. All’inizio entri un po’ alla cieca, poi inizi a comprenderne le dinamiche, le persone, il senso”. E ripensando ai primi passi, aggiunge: “Ho fatto dei provini anni prima, senza sapere bene cosa stessi cercando. A volte guardi in una direzione dove sembra non esserci niente, e invece stai solo aspettando che qualcosa succeda. Poi le cose si concatenano, arrivano, e capisci dopo il perché”. Infine, la confessione sul suo talento nascosto: modellare mollica di pane. Un gesto semplice, quasi infantile, che “nasce da un rapporto un po’ conflittuale con il pane. Cerco di limitarlo, mi dico che dovrei evitarlo… e allora invece di mangiarlo subito comincio a manipolarlo”. Da lì prende forma un piccolo mondo creativo: “La mollica cambia, prende una forma. Faccio oggetti, cose anche molto concrete: una banana, un computer… È come se per un attimo diventasse qualcos’altro”. Un gioco che però resta legato al corpo e al tempo: “Poi alla fine lo mangio. Lo tengo dentro di me per un periodo, e poi, come tutte le cose, si disperde” ha scherzato. Una metafora perfetta del suo immaginario, tra creazione e dissoluzione: “Quando manipoli qualcosa, inevitabilmente cambia. E questa cosa succede anche nella vita: le cose che tocchi, che provi a controllare, alla fine diventano altro

STORIES: “DARGEN D’AMICO – LE MIE SCULTURE DI PANE” IN ONDA LUNEDÌ 13 APRILE ALLE 21:00 SU SKY TG24 (CANALI 100 E 500 DI SKY E CANALE 50 DEL DTT), SABATO 18 APRILE ALLE 12:00 SU SKY ARTE E DISPONIBILE ON DEMAND E SU SKYTG24.IT

 

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