Andrea Pisani ospite a Stories. Domani alle 21 su Sky TG24

Spettacolo

Dal 26 marzo al cinema con ‘Cena di classe’, diretto da Francesco Mandelli e ispirato all’immaginario della canzone dei Pinguini Tattici Nucleari, l'attore si racconta al vicedirettore di Sky Tg24 Omar Schillaci nella nuova puntata del ciclo di interviste dedicate ai protagonisti dello spettacolo

È Andrea Pisani il protagonista della nuova puntata di “Stories”, il ciclo di interviste ai principali interpreti dello spettacolo di Sky TG24. Ospite del vicedirettore della testata Omar Schillaci, con la regia di Paolo Bonfadini, l’attore e comico si racconta in “Andrea Pisani – Non sono Riccardo Zanotti”. In onda venerdì 27 marzo alle 21:00 su Sky TG24, sabato 28 marzo alle 12:00 su Sky Arte e sempre disponibile On Demand.

Sul grande schermo con Cena di classe

Dal 26 marzo al cinema con Cena di classe, diretto da Francesco Mandelli e ispirato all’immaginario della canzone dei Pinguini Tattici Nucleari, Andrea Pisani porta sul grande schermo una commedia generazionale che mescola leggerezza e malinconia: “È una commedia, e ci teniamo a far ridere – e fa ridere – ma volevamo anche che avesse un po’ di cuore. Racconta di una rimpatriata dopo 15 anni, un gruppo di amici che si ritrova per il funerale di un compagno e decide di vedersi la sera prima. Quello che nasce è qualcosa di rocambolesco: succedono cose strane, buffe, matte, ma anche molto emotive e nostalgiche”. Un racconto che parla di tempo, scelte e identità: “A 35 anni inizi a fare i conti con la tua vita. Nel film c’è un momento molto toccante in cui questi ragazzi si rivedono com’erano a 18 anni: è un po’ come quando guardi i tuoi genitori da giovani, ha quell’effetto ‘ritorno al futuro’ che ti spiazza”. Il progetto nasce anche da una serie di coincidenze e affinità, come il legame con Riccardo Zanotti, con cui Pisani condivide da anni un curioso gioco di somiglianze: “Siamo amici dal 2018, ma finché loro non sono andati a Sanremo nessuno ci diceva che ci assomigliamo. È proprio un colpo d’occhio: la gente fa un collegamento veloce e ci confonde. Sto quasi pensando di fare un rebranding… anche per via del cappellino!”. Un’ironia che torna anche nei paragoni cinematografici: “Mi hanno detto che assomiglio anche al ladro di ‘Mamma, ho perso l'aereo’… e io penso: ‘beh, pensa che carriera!’”. E aggiunge: “Speriamo che questo film faccia come ‘Mamma, ho perso l’aereo’… o anche meglio!”.

Dai ricordi d'infanzia al suo ingresso nel mondo dello spettacolo

Pisani ripercorre quindi la sua storia, dagli inizi a Cumiana, in provincia di Torino: “Casa Pisani era una villa bifamiliare costruita da mio nonno, eravamo in sette, un ambiente molto vivo, molto pieno. Io ero un bambino allegro, un po’ ‘vittima’ di mio fratello più grande: volevo stare nel suo gruppo, quindi diventavo la mascotte. Facevo cose infantili, ma lì ho capito una cosa fondamentale: far ridere era una cosa che a me piaceva davvero tanto. All’epoca ero solo ‘il divertentino’, però ho capito presto l’importanza di quella cosa lì”. Un percorso che si intreccia fin da subito con quello di Luca Peracino: “Ci conosciamo da quando avevamo quattro anni, all’asilo. All’inizio non eravamo nemmeno amici, anzi, lo prendevo anche in giro (e me lo rinfaccia ancora). Poi ci siamo ritrovati al liceo scientifico, abbiamo iniziato a scrivere battute, guardavamo Zelig, ci esibivamo in paese, facevamo corsi serali… erano robe nostre, ancora acerbe: risultati mediocri ma incoraggianti. Però lì si è accesa la scintilla”. A scuola si definisce “uno che non cercava l’eccellenza ma non voleva perdere anni”, con un rapporto molto forte con la matematica: “Ho una mente molto logica, anche se poi faccio un lavoro creativo. La matematica mi piace perché non è un’opinione, e sopra quella struttura ci metto la fantasia”. Un approccio che si riflette anche nel suo ingresso nel mondo dello spettacolo, arrivato “quasi per caso”, ma che trova presto una direzione precisa con il duo dei PanPers e le prime esperienze televisive: “A un certo punto ci siamo ritrovati dentro questo mondo e ce la siamo giocata. Ricordo ancora quando siamo andati a Colorado: eravamo io, Luca e altri comici come Frank Matano, una specie di gita, una follia totale. Però lì abbiamo capito che poteva diventare davvero un lavoro”. Un percorso costruito nel tempo e sempre legato a una dimensione collettiva: “Scrivere in cinque o sei è meglio che in uno o due, il lavoro di squadra nella comicità per me vale sempre. Non è mai stato il mio ego a pensare di fare tutto da solo”. Un’idea di gruppo che ritorna anche nelle esperienze più recenti, come la partecipazione a LOL - Chi ride è fuori: “Federico Basso è quello che mi fa ridere più in assoluto, ha una logica tutta sua. Se il suo cervello fosse l’Italia, avrebbe anche l’Istria. E quello è il bello: quando trovi persone così capisci quanto sia importante il gruppo. Quel format funziona proprio perché non ci sono ‘giocatori comprati’, ma un equilibrio vero tra comici”. Nel corso dell’intervista emerge anche un lato più personale e riflessivo, sempre filtrato dalla sua ironia e dal suo modo di ragionare per immagini: “Se il mio cuore fosse un investimento da centomila euro, lo dividerei tra lavoro, famiglia, affetti. Quando una parte viene meno, devi appoggiarti alle altre. Io mi aggrappo alle cose solide: mi reputo una persona fortunata perché faccio il lavoro che sognavo da quando avevo sei anni, ma nella vita capitano momenti difficili. Ho avuto dei lutti in casa, però non ho mai smesso di sorridere. Mi sono sempre concentrato su quello che di bello avevo intorno”. E aggiunge: “Il tempo cura tutto, ma quando stai male sembra non passare mai. È come quando fai la spesa e guardi l’orologio: se stai lì a fissare i numeri non passano, se fai altro passano. È lo stesso principio di come si ricomincia”. Non manca poi il racconto di alcune esperienze più leggere e personali, tra primi amori e piccole ossessioni: “Il primo amore non ricambiato? Hermione, Emma Watson. Lì ho capito che sarebbe stata dura”, scherza. E ancora: “Sulle cose che alimentano la mia pigrizia non bado a spese. Una volta avevo voglia di una bella cochina e non c’era nel frigo. Mi sono detto ‘mai più’ e ne ho comprate 2640. Adesso sono scadute da un anno ma vi assicuro che sono ancora buone” ha scherzato. Fino a riflessioni più surreali, perfettamente nel suo stile: “Mi piacerebbe diventare un pruno in giardino, una cosa un po’ metaforica, un po’ metafisica… ma senza marmo, senza cimiteri. Non voglio che la gente venga a piangere”. Infine, il presente e la dimensione familiare: “Cerco di essere un papà molto presente, mi piace portare mia figlia all’asilo, vivere tutto quello che le gira intorno. Prima pensavo potesse essere un peso, invece è l’esatto contrario: non è un dovere, è un piacere. Io sono stato molto amato da piccolo e quell’amore oggi lo riconosco e lo sto riflettendo”. E con la sua consueta ironia chiude tornando al cinema e al pubblico: “Non serve dire che è un bel film: è come avere la mozzarella di bufala migliore del mercato. Non devi convincere nessuno, la gente viene, assaggia e poi lo capisce da sola”.

Approfondimento

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