Don't Say Gay, il governatore della Florida firma la legge contro la Disney

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Ron DeSantis ratifica il testo che nel parlamento dello Stato aveva ottenuto 70 voti a favore e 38 contrari. Cancellato il Reedy Creek Improvement District. Ma le ricadute rischiano di non pesare solo sulla multinazionale

La Florida ha deciso di fare sul serio contro la Disney. Il governatore Ron DeSantis ha firmato la legge che cancella il distretto auto-governato dalla multinazionale a Orlando, in risposta alla presa di posizione della stessa Disney contro la cosiddetta legge “Don’t Say Gay”.

Legge approvata a larga maggioranza

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La decisione della Florida, approva ad ampia maggioranza dal congresso dello Stato (70 voti favorevoli contro 38 contrari), scioglie il Reedy Creek Improvement District, un’area di quasi 40 miglia quadrate tra le contee di Orange e Osceola al cui interno sorgono i parchi tematici e i resort della Disney. Il distretto era stato creato nel 1976 e al suo interno la Disney aveva facoltà di imporre le proprie regole sull’utilizzo del terreno e autotassarsi per fornire servizi. “Non mi sento a mio agio nel sapere che quel tipo di agenda ottiene un trattamento speciale nel mio Stato – ha detto DeSantis – Non posso accettarlo. Ecco dunque che questo decreto pone un limite”.

LA LEGGE DON'T SAY GAY

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Il contrasto tra la Disney e lo Stato della Florida è sorto intorno alla cosiddetta legge Don’t Say Gay, che tra le altre cose impedisce le discussioni sull’identità di genere e l’orientamento sessuale nelle classi scolastiche che vanno dalla materna fino alla terza elementare e richiede che qualsiasi discussione nelle classi successive sia appropriata all’età degli alunni fornendo ai genitori il potere di fare causa ai distretti scolastici per supposte violazioni della norma.

LE PROTESTE E LA PRESA DI POSIZIONE DELLA DISNEY

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La Disney aveva in una prima fase evitato di prendere posizione sulla legge, salvo poi cambiare orientamento a seguito di una forte ondata di proteste da parte dei propri dipendenti appartenenti alla comunità Lgbtqia+ e di altri che si erano uniti a una questione diventata sempre più pubblica e mediatica grazie anche all’appoggio di diverse star. A quel punto, la Disney ha rilasciato una dichiarazione ufficiale in cui si impegnava a utilizzare la sua influenza per rovesciare la legge.

LA REAZIONE DI DESANTIS

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DeSantis, però, non ha gradito questa posizione e in una conferenza stampa l’aveva definita una provocazione, aggiungendo: “Siete un’azienda con sede a Burbank, in California, e intendete utilizzare il vostro potere economico per attaccare i genitori nel mio Stato? La vediamo come una provocazione e ci opporremo”. Il governatore ha poi citato dei video di meetings su Zoom interni alla compagnia, nei quali, tra le altre cose, si parlava di aggiungere argomenti queer ai contenuti programmati. “Non penso che Walt (Disney, ndr) sarebbe felice di ciò che sta accadendo nella sua compagnia”, ha detto. Già in passato, il governatore aveva accusato la Disney di “tentare di imporre un’ideologia woke nel nostro Stato. La consideriamo una minaccia significante – aveva detto a Fox & Friends a inizio aprile – Questa cultura woke distruggerà il nostro Paese se la lasciamo correre incontrastata”.

LE RICADUTE SULL'ECONOMIA DELLE DUE CONTEE

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La legge che scioglie il distretto speciale non rischia di colpire solo la Disney. Se dovesse diventare effettiva, infatti, la compagnia sarebbe in debito con le contee di Orange e Osceola per il mantenimento delle strade e delle fognature nei parchi, e per fornire altri servizi pubblici. Le contee si troverebbero ad affrontare spese pubbliche addizionali, che potrebbero ricadere sui contribuenti, con un debito che si aggirerebbe intorno al miliardo di dollari. L’esattore fiscale di Orange County Scott Randolph ha stimato che la legge peserebbe per circa 163 milioni di dollari sulle casse della contea. DeSantis ha assicurato che lo Stato della Florida si farà carico del problema: “Saranno loro a pagare più tasse”, ha aggiunto riferendosi alla Disney.

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