Jewels, al Teatro alla Scala risplendono i gioielli coreografici di Balanchine. VIDEO

Spettacolo

Chiara Ribichini

Foto: Brescia Amisano

Smeraldi, rubini, diamanti. In scena da oggi fino al 24 marzo il trittico capolavoro creato nel 1967 dal celebre coreografo russo fondatore del New York City Ballet. Tre quadri, ispirati all’arte del disegnatore di gioielli Claude Arpels, in cui la danza illumina la musica

Smeraldi, rubini, diamanti. Jewels, i gioielli coreografici di Balanchine tornano a risplendere sul palco della Scala da oggi fino al 24 marzo.
Tre quadri, ispirati all’arte del disegnatore di gioielli Claude Arpels, che restituiscono l’essenza delle tre pietre preziose creando un’atmosfera sempre diversa. Dal romanticismo francese di Emeralds, in cui la danza illumina la musica di Fauré, al brio di Rubies, vero gioco coreografico sul Capriccio per pianoforte e orchestra di Stravinskij fino alla purezza di Diamonds che sa far risplendere tutta la regalità di Čajkovskij.

SMERALDI, RUBINI E DIAMANTI

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“È molto leggero, deve essere tutto come un soffio. Tutto quello che Balanchine ha coreografato in questo balletto risplende e brilla. E insieme alla musica si dà veramente l’idea di una luce che incanta il pubblico”, sottolinea la prima ballerina Martina Arduino. 

"Rubies è un pezzo molto energico. Il rubino è pieno di sfaccettature, sfumature, di colori accesi, vivi, passionali e di fuoco. Bisogna avere moltissima resistenza per riuscire a fare le cose nella migliore maniera possibile sulla stanchezza. Il fatto che sia così spiritoso, così divertente, così frizzante aiuta ad arrivare fino alla fine ancora carichi di energia. Il rapporto con il partner è fondamentale. E per noi, aver lavorato con Patricia Neary, vera icona balanchiniana, è stato davvero importante", spiega la prima ballerina Virna Toppi. 

"Diamonds è uno dei passi a due, dei ruoli più piacevoli del maestro Balanchine perché racchiude la regalità, il lirismo, la purezza della danza classica ma anche il lasciarsi andare alla musica meravigliosa. È veramente abbandonarsi alla musicalità di Čajkovskij pur mantenendo una regalità e un’eleganza unica”, aggiunge la prima ballerina Nicoletta Manni.

L'EREDITÀ DI BALANCHINE

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Un trittico capolavoro, creato nel 1967 dal celebre coreografo russo che si trasferì in America, fondò il New York City Ballet e rivoluzionò per sempre la danza accademica unendo mondi e culture diverse, che torna in scena nei giorni della guerra in Ucraina.
“Tutti i miei colleghi che sono andati in Russia, in Ucraina per realizzare il loro sogno sono arrivati ai livelli più alti. Sono stati costretti a interrompere questo sogno, senza un futuro. Noi siamo privilegiati perché da un’emergenza a un’altra stiamo continuando a portare avanti il nostro lavoro e soprattutto la vita”, è il pensiero rivolto da Nicoletta Manni.

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