Jessie J racconta l'aborto su Instagram: "Solo cantare potrà aiutarmi"

Spettacolo

Camilla Sernagiotto

La cantante si è aperta sui social raccontando un'esperienza traumatica. Nelle ultime ore ha subito un aborto spontaneo. “Dopo aver fatto la 3° ecografia mi è stato detto che non c'era più battito cardiaco”, scrive in un lungo messaggio. “Voglio cantare stasera. Cantare stasera mi aiuterà”, dice riferendosi al concerto presso l’Hotel Cafe di Los Angeles del 24 novembre. “So che milioni di donne in tutto il mondo hanno provato questo dolore”. Parole importanti perché abbattono un tabù di cui poche persone parlano

Jessie J ha rivelato su Instagram di aver subito un aborto spontaneo.
 
La cantante 33enne, al secolo Jessica Ellen Cornish, ha pubblicato sul proprio profilo ufficiale del social network uno scatto in cui mostra un test di gravidanza, corredato da un lungo messaggio in cui l'emotività travolgente legata a un fatto così traumatico emerge in tutto il suo dolore e la sua potenza.

“Dopo aver fatto la terza ecografia mi è stato detto che non c'era più battito cardiaco”, così scrive la popstar britannica nella didascalia-fiume in cui si apre ai follower, in cerca di solidarietà ma anche per offrirne lei stessa.

“Sono ancora sotto shock, la tristezza è travolgente. Ma so di essere forte e so che starò bene. So anche che milioni di donne in tutto il mondo hanno provato questo dolore e molto peggio. Mi sento legata a quelli di voi che conosco e a quelli di voi che non conosco. È il sentimento più solitario del mondo”, continua l’artista.

Il sentimento solitario di cui parla è purtroppo quello che interessa tantissime donne che hanno dovuto affrontare il medesimo dolore, la stessa tristezza travolgente e anche la stessa solitudine.

Perché gli aborti spontanei - che spesso accadono all'inizio ma anche non soltanto all'inizio di una gravidanza - sono ancora un tabù, qualcosa di cui nessuna donna ama parlare. Non soltanto perché si tratta di un dolore indicibile: questo tabù è legato anche alla vergogna, al senso di colpa, al non "sentirsi all'altezza" e al giudizio che la società è sempre pronta ad affibbiare.

Per questo motivo il gesto di Jessie J è importante: non è soltanto uno sfogo con cui rivela qualcosa di intimo e dolorosamente importante ma anche - e soprattutto - qualcosa con cui la star sta spianando la strada a chi come lei si trova, si è trovata e si troverà nella stessa situazione.

Sono poche le amiche e le conoscenti che raccontano di aver subito un aborto spontaneo, così come sono poche le amiche e le conoscenti che raccontano di aver avuto problemi a concepire. Nessuno sembra voler far sapere agli altri che non è fertile o che “non è stata in grado di portare a termine una gravidanza”: usiamo l'espressione “non è stata in grado” perché purtroppo ciò che tante donne provano in cuor loro è un senso di vergogna, di colpa.
Ad alimentare questo sentimento è proprio la mancanza di solidarietà su questo tema. Sentire una voce autorevole come quella di una popstar di fama e successo del calibro di Jessie J fa sentire meno sole, meno “inadeguate”, meno in colpa e meno frustrate le persone.

Quindi riportare la notizia dell'aborto spontaneo di Jessie J non è per parlare del dolore di uno bensì perché si parli del dolore di cento, di mille, di milioni. E per far sentire ciascuna di quelle cento, mille e milioni di persone meno sole, sapendo che oltre a loro ci sono altre 99, 999 e svariate migliaia di persone nella loro condizione.

Con persone non intendiamo soltanto donne ma anche uomini, dato che un aborto spontaneo è certamente un evento tragico, doloroso e traumatico anche per il padre che lo subisce. Tuttavia è chiaro come questo accadimento abbia un impatto diverso sulla donna che lo prova.

Nel caso di Jessie J, la cantante ha rivelato in questo suo stesso messaggio di aver cercato di avere un figlio da sola, quindi presumibilmente ricorrendo a donazioni di seme, motivo per cui in questo caso parliamo del dolore di una madre soltanto.

La musica come terapia

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La sera stessa della pubblicazione del post su Instagram, era previsto un concerto di Jessie J presso l’Hotel Cafe di Los Angeles, in data 24 novembre 2021.

“Sento di non avere il controllo delle mie emozioni. […] Ieri pomeriggio temevo l'idea di superare il concerto senza crollare”, ha spiegato la cantante su IG.

“Quello che so è che voglio cantare stasera. Non perché sto evitando il dolore o il processo, ma perché so che cantare stasera mi aiuterà”, aggiunge sottolineando come il potere della musica, dell'arte e della creazione possano in qualche modo aiutare ad affrontare il trauma, esorcizzandolo.

Non è un mistero come tantissimi capolavori artistici nascano proprio da indicibili sofferenze e traumi.
L'arte diventa quindi un modo per cercare di assimilare qualcosa che altrimenti non riusciremmo a digerire, forse con un potere terapeutico che un giorno potremmo quasi paragonare all'analisi e alla psicoterapia, chissà.

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“Ho fatto 2 spettacoli in 2 anni e la mia anima ne ha bisogno. Ancora di più oggi. So che alcune persone penseranno che dovrei semplicemente cancellarlo (il concerto, ndr). Ma in questo momento ho chiarezza su una cosa. Ho iniziato a cantare quando ero giovane per la gioia, per riempire la mia anima e per fare una specie di terapia dell'amore per me stessa. Le cose non sono cambiate e devo elaborarle a modo mio”, continua Jessie J, sottolineando come lo stop alle esibizioni imposto dall'emergenza sanitaria che stiamo vivendo abbia inciso sulla sua vita e sul suo benessere mentale.

“Voglio essere onesta e sincera e non nascondere quello che provo. Me lo merito. Voglio essere me stessa come posso essere in questo momento. Non solo per il pubblico, ma per me e il mio bambino, che ha fatto del suo meglio. Mi conosco e so che ne parlerei sul palco perché è quello che sono”.

Jessie J apre anche a un’altra strada che alcuni suoi colleghi sono restii a precorrere: la sincerità totale nei confronti del proprio pubblico. Una chiarezza e trasparenza che ha un riflesso anche su se medesimi: parlando francamente con i propri follower e i propri fan, uno riesce forse a parlare più francamente pure con se stesso.

Rivelare cose così profonde, traumatiche, dolorose e intime come quella che Jessie J ha appena condiviso sta diventando negli ultimi anni qualcosa di più sentito rispetto a un tempo, ossia in confronto al tempo in cui vigeva la regola "medievale" del “i panni sporchi si lavano in casa propria”. O in famiglia che sia.

Finché i panni “sporchi” si laveranno in gran segreto, chi è accanto a noi e si ritrova a lavare di nascosto le stesse macchie non saprà mai che non è solo.
Finché i panni sporchi si laveranno in casa, chi li lava avrà sempre il dubbio che a essere sporca, oltre ai panni, è la propria coscienza.

Quindi a Jessie J va il merito di essersi unita al coro di voci che stanno combattendo per abbattere tabù millenari che ci fanno sentire solo più soli, inadeguati e incompresi.  

La solidarietà con chi sta provando le sue stesse emozioni

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“Ho deciso di avere un bambino da sola. Perché è tutto ciò che ho sempre voluto e la vita è breve. Rimanere incinta è stato un miracolo in sé e un'esperienza che non dimenticherò mai e so che rivivrò. Sono ancora sotto shock, la tristezza è travolgente. Ma so di essere forte e so che starò bene. So anche che milioni di donne in tutto il mondo hanno provato questo dolore e molto peggio. Mi sento legato a quelli di voi che conosco e a quelli di voi che non conosco. È il sentimento più solitario del mondo”.

Con queste parole la cantautrice britannica conclude la sua lunga dichiarazione, non prima di aver promesso a tutti “ci vediamo stasera a Los Angeles”.

Di certo il suo caso non cambierà i casi che, inevitabilmente, continueranno ad accadere, non perché alle donne a cui succede di subire un aborto spontaneo siano in difetto o sbaglino qualcosa: è importante sensibilizzare anche su questo tema, e la sensibilizzazione parte pure dal fatto di sapere che succede molto più spesso e a molte più persone di quello che si pensa.


Ma la cosa certa è che Jessie J ha fatto sentire meno sole le persone che si trovano nella sua stessa condizione oggi, domani o in cui si sono trovate ieri. E che purtroppo spesso non hanno nemmeno la musica che li aiuta a esorcizzare e affrontare il trauma.

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