Stories, “Carmen Consoli - Il mio senso di gratitudine”. VIDEO

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Un nuovo album, “Volevo fare la rockstar”, gli inizi a casa sulle note di Tony Renis, l'Etna sullo sfondo, la felicità di essere madre, la voglia di normalità e un grazie, agli affetti e alla vita. Carmen Consoli si racconta al vicedirettore Omar Schillaci nella nuova puntata del ciclo di interviste dedicate ai protagonisti del mondo dello spettacolo

 

È Carmen Consoli la protagonista della nuova puntata di Stories, il ciclo di interviste ai principali interpreti dello spettacolo di Sky TG24. Ospite del vicedirettore della testata Omar Schillaci, la cantautrice si racconta in “Carmen Consoli – Il mio senso di gratitudine”, in onda su Sky TG24, sabato 6 alle 13.40 su Sky Arte e sempre disponibile On Demand. Con la regia di Francesco Venuto, l’intervista, tra un successo e l’altro, è un susseguirsi di riflessioni e aneddoti, anche poco conosciuti, della vita professionale (“rispondo ancora alle missive, perché ancora le ricevo, e questa cosa è romantica perché dalla grafia capisci lo stato d’animo di chi ti scrive. A volte quando la lettera è sentita vedi che magari una lacrima ha un po' sfocato i contorni dell’inchiostro che è stato utilizzato”) e privata (“in musica avevo due, andavo malissimo. E mio padre, che era musicista, ci rimase molto male perché la scuola sconsigliò vivamente che io continuassi a fare musica perché ero veramente negata”) della cantante e polistrumentista siciliana.

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Lo scorso 24 settembre è uscito il nono album in studio di Carmen Consoli: ‘Volevo fare la rockstar’. Un termine, rockstar, che ha avuto per lei un significato “forse diverso da quello che si attribuisce spesso a questa parola. Desideravo sostanzialmente trovarmi su un palco, suonare una chitarra vera, avere delle luci colorate e un po' di pubblico, bastavano pochi ma buoni e non necessariamente una folla oceanica. E oggi ho la fortuna di avere tanti amici, cosi’ chiamo i miei ammiratori, che vengono a seguire la mia musica e cantano anche le mie canzoni, rivedendosi in esse. Questa è una soddisfazione impagabile “.

Il disco arriva a sei anni dall’ultimo lavoro, un intervallo in cui la cantautrice ha “vissuto tante esperienze, tra cui quella non proprio felicissima della pandemia. Ho passato del tempo con mio figlio, ho studiato, scritto, imparato a fare il pane e la pizza. Mi sono dedicata alla mia famiglia, e poi tutte queste cose le ho scritte in questo disco”, e in cui ha sentito il bisogno di vivere per poter scrivere: “ho sempre pensato una cosa, se non si vive non si ha cosa scrivere. Ma vivere anche delle cose comuni come andare al mercato, accompagnare tuo figlio a scuola, fare una vita normale”. Un ultimo album dove, rispetto al passato ed alla sua evoluzione musicale, c’è “qualche anno in più. Ci evolviamo umanamente e di conseguenza la musica, essendo specchio, riflette probabilmente, si spera, un’evoluzione. Questo disco – ha spiegato la Consoli – ha quei segni che sono comparsi sul mio viso negli ultimi sei anni”.

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Nell’intervista si parla di trasformazioni, e alla domanda se si veda completamente diversa o veda piuttosto una continuità rispetto agli inizi Carmen Consoli ha risposto che “artisticamente vedo una continuità”, mentre “come donna sono completamente diversa da quando è nato mio figlio. Non si può paragonare la Carmen prima della nascita di mio figlio e la Carmen dopo la sua nascita. Succedono evidentemente delle cose nella vita, e nel mio caso è stata la maternità, che rendono impossibile proprio paragonare le epoche precedenti. Io oggi sono una donna diversa, il cambiamento è netto, e non tornerei mai indietro da questo punto di vista perché non ci sarebbe mio figlio”. L’essere diventata madre, insomma, ha determinato, almeno riguardo la sfera personale, una decisa e felice svolta rispetto al passato, anche se la Carmen Consoli cantautrice continua a strizzare l’occhio alla sé più giovane, guardando la sua musica “come una vecchia polaroid, e  tu vedi con tenerezza le tue polaroid di quando eri più giovane. Oggi la Carmen di 27 anni fa mi stupisce a volte, si’ anche perché era acerba, però aveva degli slanci assolutamente privi di sovrastrutture. Ho delle cose da imparare da quella ragazza”.

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Originaria di Catania, con la mamma veneta e il papà siciliano, Carmen racconta come casa Consoli fosse “molto aperta. Ricordo poche volte in cui eravamo io, mio padre e mia madre da soli, c’era sempre qualcuno invitato a pranzo o a cena, era proprio ‘aggiungi un posto a tavola che c’è un amico in più’. Vedevo passare attori, musicisti. Poi la cosa più divertente era quando papà provava con la sua band, e provava in casa perché aveva allestito la sala prove nel salottino/stanza da pranzo. Io mi mettevo dietro la porta e sentivo queste prove, e avrei tanto voluto cantare, fino a quando non fui chiamata da papà: ’vieni che ti do un microfono vero – racconta l’artista in perfetto accento siciliano - ce la fai a fare questo pezzo di Tony Renis?“. Il pezzo era ‘Quando, quando, quando’, a rappresentare la molla, l’inizio della lunga carriera “di una figlia che ha avuto la grande fortuna di avere due genitori straordinari, moderni”. Traspare un forte senso di gratitudine nelle parole di Carmen Consoli verso i genitori, lo stesso che sta cercando di trasferire come mamma a suo figlio. Ma non solo, “gratitudine proprio alla vita e agli altri. Prima di fare qualunque cosa io esprimo gratitudine per la mia vita, perché è una vita molto bella”.

 

 

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