L’abbraccio e l’armonia dei giovani raccontati nelle “Storie” di Aterballetto

Spettacolo

Valentina Clemente

Foto di Celeste Lombardi
FND Aterballetto - O - ph

“Storie”, antologia di frammenti danzati, è la nuova pièce di Aterballetto, nata dall’universo artistico e umano di Philippe Kratz e Diego Tortelli, coreografi giovani e talentuosi. Una creazione composta da quattro storie indipendenti, legate tra loro da una trascinante colonna sonora, che unisce lo stile di Nick Cave, la musica elettronica di Mark Pritchard, il rock di Spiritualized e l’afrobeat di Fela Kuti. Quattro danze per uno spettacolo unico, che ha inaugurato la 41ma edizione di Operaestate Festival 

Giovani e talentuosi, in grado di raccontare il loro universo, ricco e curioso, ma soprattutto creativamente molto maturo: Diego Tortelli, coreografo residente di Aterballetto, e Philippe Kratz, da anni danzatore di punta della compagnia, hanno portato sul palco di Operaestate Festival "Storie", loro ultima creazione.

Uno spettacolo che è un'unione di più racconti.

Tortelli, infatti, ha creato "Preludio", lettera d’amore al corpo per cinque danzatori e "Another story", duetto dedicato all'abbraccio, gesto impossibile di questi ultimi mesi. Kratz, invece, si è concentrato tra passato e futuro: nel duo “O” due corpi / automi ci obbligano a interrogarci su come potrebbe mutare il senso del contatto fisico: resterà emotivo e sentito, o diventerà seriale e alienato? In "Alpha Grace", invece, un passo a sei, si riflette sul tema dell’empatia.

 

"Storie" che raccontano il presente ed esperienze personali

Racconti in danza istantanei, suggestivi ma non esaustivi, della scena coreografica nazionale. Tortelli e Kratz, accompagnati in questo percorso da danzatori straordinari, uniscono ricordi e esperienze personali ad avvenimenti condivisi globalmente, cercando di dare un quadro sfumato del presente dalla prospettiva di una generazione di artisti trentenni. Quattro storie in grado di raccontare la contemporaneità con il bellissimo linguaggio della danza.

Il "Preludio" di Diego Tortelli

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Coreografia per 5 interpreti costruita attorno ad alcuni dei più intensi poemi e brani del cantautore australiano Nick Cave. In questi suoi testi, l'artista intreccia l'amore, il “credo”, la dipendenza, l'ossessione e la perdita. E proprio in uno di questi poemi il coreografo Tortelli ha trovato la domanda che voleva porsi per rendere concreta questa creazione: MAH SANCTUM (il mio credo). In cosa credo? Credo nel “corpo”, credo nella sua fragilità e forza, nel suo limite e nella sua espansione, nella sua capacità di cambiamento e costante trasformazione, credo nella sua contemporaneità, ma anche alla sua capacità di continuare a provare quelle emozioni che ci sono state tramandate. In questo lavoro si cercano queste ossessioni, compulsioni, dipendenze, contrasti trasformando i corpi dei 5 danzatori non in uomini e donne, ma in stimoli emotivi. Un "preludio" che è anche una preghiera profana, una lettera d'amore al proprio corpo.

La trascendenza emotiva di due umanoidi in “O” di Philippe Kratz

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Nell'estate del 2017 a Hong Kong per la prima volta due robot umanoidi hanno interagito l'uno con l’altro. "O" può essere visto proprio come la celebrazione di questo avvenimento: due esseri umani o due robot in uno stato di trascendenza emotiva si muovono insieme al ritmo infinito dei loro cuori inarrestabili. Ma ci torna anche alla mente Hal 9000 il computer dell'astronave Discovery nel film di Stanley Kubrick, quando dice in modo illusorio: "So di aver preso alcune decisioni molto discutibili di recente, ma posso darti la mia completa assicurazione che il mio lavoro tornerà alla normalità. Ho ancora il massimo entusiasmo e fiducia nella missione. E voglio aiutarti.”

“Another story”: l’abbraccio di Diego Tortelli

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"Another Story" è il racconto di un abbraccio solitario, un abbraccio condiviso, un abbraccio violento, dolente, faticoso ed anche desiderato, nascosto, intimo, idolatrato… l’unica previsione a cui non ci si può affidare è come questo gesto semplice continuerà la sua mutazione. Diego Tortelli, in questa danza, scrive un’altra storia da sentire e osservare mutuamente tra performer e spettatore.

“Alpha Grace” e il racconto dell’empatia di Philippe Kratz

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Una coreografia che guarda al passato, all’essenziale, e in questo caso, a una delle nostre virtù forse più importanti: l’empatia, intesa come percezione di noi stessi su un piano comune con chi ci sta accanto. Uno stato che ci permette di comprendere davvero l’altro, di imparare a provare le sue stesse emozioni e conoscerne il valore. La creazione lascia scorrere davanti ai nostri occhi momenti di solitudine, in cui gli interpreti comunicano individualmente. Poi, progressivamente, più persone si aggiungono al quadro fino ad arrivare a un’azione di gruppo in cui le varie voci nella loro dispersione seguono un ritmo che li unisce.

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