Achille Lauro: "Quello che hanno fatto alla mia famiglia mi ha fatto diventare chi sono"

Spettacolo

Matteo Rossini

Poche ore fa Achille Lauro ha scritto un lungo messaggio ai fan tramite il suo profilo Instagram. La voce di “Me ne frego” ha parlato del suo passato e della sua famiglia.

Achille Lauro è uno degli artisti più discussi, amati e popolari del momento. Il cantante ha conquistato il palco della 70° edizione del Festival di Sanremo con il brano “Me ne frego”. Poche ore fa l’artista ha scritto un lungo messaggio ai fan sul suo profilo Instagram che conta oltre 1.3000.0000 follower, scopriamo insieme di cosa si tratta.

Achille Lauro: l’affermazione mediatica

Lauro De Marinis, questo il suo nome all’anagrafe, è tra le voci più poliedriche e rivoluzionare della scena discografica italiana. Il palco del Teatro Ariston (qui potete trovare tutte le foto più belle del red carpet degli artisti in gara) ha permesso al cantante di dare sfoggio di creatività e talento conquistando il pubblico per originalità e messaggi diventando velocemente una vera e propria icona della musica.

La grande affermazione mediatica arriva nel 2019 con il brano “Rolls Royce” che conquista le classifiche del Bel paese guadagnando un disco di platino per aver venduto più di 50.000 copie su suolo italiano. Nei mesi successivi la voce di “C’est la vie” continua a dominare la chart fino all’ultimo recente successo alla kermesse musicale.

Achille Lauro: “Sono figlio di gente onesta”

Nelle scorse ore Achille Lauro ha scritto un lungo messaggio ai fan parlare delle sue origini, questo l’inizio: “Sono figlio di gente onesta, di chi ha sacrificato una vita per il lavoro sopportando per anni di farsi sputare addosso senza mai ricevere nulla. Mio padre di giorno insegnava pur di portare a casa quattro soldi e di notte non dormiva ossessionato dal rimanere condannato in una misera vita. Ho visto mia madre fare lavori umilianti ma caritatevoli. Mai dirò che mi ha fatto mancare qualcosa. La mia rabbia e la mia ambizione nasce dalle umiliazioni. Quello che hanno fatto alla mia famiglia mi ha fatto diventare chi sono”.

Achille Lauro: “Dormivo in una macchina”

Il cantante ha poi continuato parlando del suo passato: “Mia madre ha vissuto per gli altri, andava sulla strada ad aiutare prostitute a salvarsi assumendosi grandi rischi, ospitava a casa bambini di famiglie in difficoltà anche quando noi stessi eravamo disperati. Sono contento perché è anche grazie a quello che abbiamo passato se sono qui e, nonostante abbia avuto un rapporto difficile con la mia famiglia, sono felice perché oggi mio padre ha conquistato quello per cui ha vissuto e mia madre ha un ruolo importante al mio fianco. Il mio nome è famoso perché tutti hanno conosciuto me quando dormivo in una macchina, quando vivevo in uno squallido hotel a Boccea, quando avevo paura per mia madre, quando a Val Padana c’erano quei ragazzi e oggi sono rimasti solo ritratti sui muri e fiori. Sono contento quando riesco a fare qualcosa per le persone che ne hanno bisogno tra cui alcuni dei ragazzi cresciuti con me fin da piccoli, protagonisti delle mie storie vere e del mio successo, che ancora oggi vivono un disagio che alcuni sono solo capaci di raccontare. No cantastorie. Documentario di una generazione.

Infine Achille Lauro ha chiuso il messaggio con lo sguardo rivolto al futuro: “Sono diventato migliore di ieri perché sono già stato chi nessuno sarebbe mai voluto essere e perché quei ragazzi sono cresciuti avendo come esempio quello che non sarebbero mai voluti diventare. Gloria ai miei ragazzi, a chi è come noi e a chi non c’è più. È ora di aprire il nuovo sipario dove la morte stavolta è soltanto una messa in scena e dove si rimarrà per sempre”.

Numerosi artisti hanno lasciato commenti di sostegno e apprezzamento per il post, tra questi Laura Pausini, Mara Venier e Noemi.

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Sono figlio di gente onesta, di chi ha sacrificato una vita per il lavoro sopportando per anni di farsi sputare addosso senza mai ricevere nulla. Mio padre di giorno insegnava pur di portare a casa quattro soldi e di notte non dormiva ossessionato dal rimanere condannato in una misera vita. Ho visto mia madre fare lavori umilianti ma caritatevoli. Mai dirò che mi ha fatto mancare qualcosa. La mia rabbia e la mia ambizione nasce dalle umiliazioni. Quello che hanno fatto alla mia famiglia mi ha fatto diventare chi sono. Mia madre ha vissuto per gli altri, andava sulla strada ad aiutare prostitute a salvarsi assumendosi grandi rischi, ospitava a casa bambini di famiglie in difficoltà anche quando noi stessi eravamo disperati. Sono contento perche è anche grazie a quello che abbiamo passato se sono qui e, nonostante abbia avuto un rapporto difficile con la mia famiglia, sono felice perché oggi mio padre ha conquistato quello per cui ha vissuto e mia madre ha un ruolo importante al mio fianco. Il mio nome è famoso perchè tutti hanno conosciuto me quando dormivo in una macchina, quando vivevo in uno squallido hotel a Boccea, quando avevo paura per mia madre, quando a Val Padana c’erano quei ragazzi e oggi sono rimasti solo ritratti sui muri e fiori. Sono contento quando riesco a fare qualcosa per le persone che ne hanno bisogno tra cui alcuni dei ragazzi cresciuti con me fin da piccoli, protagonisti delle mie storie vere e del mio successo, che ancora oggi vivono un disagio che alcuni sono solo capaci di raccontare. No cantastorie. Documentario di una generazione. Sono diventato migliore di ieri perchè sono già stato chi nessuno sarebbe mai voluto essere e perchè quei ragazzi sono cresciuti avendo come esempio quello che non sarebbero mai voluti diventare. Gloria ai miei ragazzi, a chi è come noi e a chi non c’è più. È ora di aprire il nuovo sipario dove la morte stavolta è soltanto una messa in scena e dove si rimarrà per sempre.

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