Bernardo Bertolucci, l'Ultimo Imperatore e i costumi

Spettacolo

Maria Teresa Squillaci

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Ci sono voluti novemila sarti provenienti da tutto il mondo per riprodurre gli abiti dei personaggi del film di maggiore successo del regista glamour del Novecento

È di moda il grande cinema. E sicuramente lo è quello di Bernardo Bertolucci. Il regista, morto a 77 anni, dopo una lunga malattia, era il simbolo di un'epoca in cui la cultura e l'arte italiane avevano pochi rivali nel mondo. Bello, colto, figlio di poeta, seducente con la sua erre moscia alla francese e gli atteggiamenti anticonformisti, Bertolucci è stato l'ultimo autore glamour di un'epoca in cui il regista era divo come e più degli attori, e gli italiani erano forse i più glamour di tutti.

Regista glamour

Da "Novecento" a “Il piccolo Buddha", da "il tè nel deserto" a "Ultimo tango a Parigi", i suoi film hanno sollevato polemiche e fatto la storia al punto che molti già lo chiamano "L'ultimo imperatore", citando il suo più grande successo premiato con 9 Oscar: tra questi quello per i migliori costumi. Ed è anche dalla cura per gli abiti di quel film che traspare il carisma e l'acutezza intellettuale del regista.

I costumi dell'Ultimo imperatore

I costumi dell’Ultimo Imperatore sono stati realizzati dall’inglese James Acheson, che durante la lavorazione si servì della collaborazione di novemila sarti provenienti da tutto il mondo per riprodurre gli abiti dei personaggi del film, dai protagonisti alle diciannovemila comparse, dalle vesti lussuosissime della corte imperiale, alle divise grigie delle Guardie Rosse.

La Cina e l'Occidente

Gran parte dei costumi sono stati reperiti presso i negozi di antiquariato di Hong Kong e rimangono una testimonianza artistica di un mondo ormai scomparso. La ricerca degli abiti rispecchia l’impresa produttiva compiuta da Bertolucci e dall’inglese Jeremy Thomas, che portarono a compimento il film lavorando in esterni a Pechino (per la prima volta una troupe cinematografica straniera fu accolta nella Città Proibita), Dalian e Chang-Chun, e rappresentarono un esempio dei rapporti di collaborazione culturale e industriale fra la Cina moderna e l’Occidente. Era il 1987, nessuno come Bertolucci anticipava le tendenze.

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