Le avventure di Toy Story 4

Spettacolo

Denise Negri

woody

Annunciato un nuovo capitolo di Toy Story ed è già "mania". Il perchè di un successo planetario di una saga che ha ancora molto da raccontare

Credo di poter dire, senza esagerare, che è la mia saga di cartoni animati preferita, sul grande schermo. E specifico saga perché non voglio e non posso dimenticare il maestro Hayao Miyazaki e nemmeno il grandissimo Tim Burton perché “Nightmare Before Christmas” mi folgorò. (comunque è in stop motion ed è un’altra cosa). Bene con un po' di ritardo, perdonatemi ma sto facendo il turno di notte e sono un attimo sfasata, mi unisco al coro di chi ha urlato di gioia all’annuncio del quarto capitolo di Toy Story in sala dal 27 giugno 2019.

Un successo che parte da lontano

Ricordo il Natale del 1996: i miei nipoti vivevano ancora a Londra e avevano "chiesto" solo regali che riguardassero Buzz Lightyear. Così fu che passammo tutto il pranzo a sentirlo annunciare il suo viaggio verso lo spazio! Era il loro preferito e di lì a poco divenne anche il mio. Certo anche Woody aveva un posto molto speciale nel loro cuore ma Buzz con quel suo essere sfrontato e un po' ambizioso, spaccone ma divertente con quella mascella quadrata e l’aspirazione a raggiungere l’infinito e andare oltre, li aveva letteralmente conquistati. E poi era convinto di poter volare, eroe che viveva di illusioni!. Non so voi ma io specialmente nel secondo capitolo tifavo per lui e il suo amore per Jessie, coraggiosa e autonoma cowgirl, dolce, ruspante e sicura di sè. Se Buzz era tutto "genio e sregoletzza" Woody era l'amico fedele e fidato, preciso, puntuale, garbato e sarà difficile ora immaginarlo senza la voce di Fabrizio Frizzi che lo doppiava nella versione italiana, in quella inglese invece era e immagino ci sarà ancora una volta Tom Hanks.

Nuove avventure

La storia partirà da dove si era interrotta: ve lo ricordate Andy che regala i suoi giocattoli alla piccola Bonnie?. Un passaggio che mi fece commuovere sul finale del terzo capitolo e che ora prosegue nel quarto. Nuovi bambini, vecchie responsbailità. Woody di questo senso del dovere era intriso: essere un buon giocattolo per qualsiasi bambino perché questo è il loro compito. Cosa può succedere però quando una forchetta/cucchiaio diventata un giocattolo perché così vuole Bonnie? Succede che si va in crisi d’identità perché non si era nati per fare questo e ora ci si deve adeguare. E’ sempre stata questa “umanizzazione” dei giocattoli una delle chiavi vincenti dei film: essere paurosi come i dinosauri, coraggiosi come le patate, inquietanti come il “Cicciobello” e via dicendo visto che ogni singolo giocattolo appena prendeva vita incarnava esattamente l’idea più profonda che potessimo avere di lui, compreso Ken che adora cambiarsi di abiti cento volte al giorno sotto lo sguardo annoiato e attonito di Barbie. Ci saranno insomma ancora nuove avventure da affrontare e un mondo, là fuori, tutto da scoprire. Ve lo ricordate l’ingegno che mettevano in atto tutti i giocattoli di Andy quando dovevano “semplicemente” attraversare la strada? O catapultarsi fuori dalla finestra?. E' lo stesso per ogni bambino che si è potuto subito identificare con i giocattoli, perché piccolo come loro e costretto a muoversi in un mondo grande, sconosciuto e persino ostile. La vita però, e il film, insegnano che ad aiutarlo ci saranno sempre i veri amici. Ora lo posso confessare: ogni volta che in camera metto a posto i peluche o i giocattoli di mia figlia penso "chissà cosa faranno appena esco dalla stanza". Se non è magia del cinema questa, non so cosa possa esserlo.

   

 

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