Ecco perché l’era degli influencer è appena cominciata

Spettacolo

Maria Teresa Squillaci

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Riccardo Pozzoli, direttore creativo della nuova Condé Nast Social Talent Agency ci spiega perchè i blogger oggi non sono più un "fenomeno" e stanno diventando una professione che, come tale, deve essere regolamentata. E il successo non è più una questione di numeri

È di moda l’influencer. Anche se le bacheche dei nostri profili social ci sembrano sature di blogger, soprattutto nel settore fashion sono ancora il modo migliore per attrarre e dare suggestioni in fatto di stile. Il 78% delle aziende si rivolge a un influencer per operazioni di marketing e questo dimostra che la loro parabola è tutt’altro che discendente. Ma non è facile esserlo e, al di là di quello che si possa pensare, non si può decidere di diventarlo a tavolino. 

La Condé Nast Social Talent Agency

“Oggi i social media sono molto più maturi, gli utenti hanno smesso di essere ingenui, così come gli investitori” ci racconta Riccardo Pozzoli, l’imprenditore 32enne ex fidanzato della fashion blogger più influente al mondo, Chiara Ferragni, con la quale ha fondato nel 2009 il blog The Blonde Salad. Adesso è direttore creativo della Condé Nast Social Talent Agency, la prima “agenzia di influencer” inaugurata da Condé Nast Italia.

Master per influencer

La questione è sempre la stessa: tutti possiamo scattarci foto davanti allo specchio ma pochissimi riescono a ottenere un seguito consistente e duraturo. Il successo non è più una questione di numeri perché oggi sappiamo che esistono App con le quali si possono comprare per pochi euro milioni di follower, e c’è da considerare sicuramente una parte di strategia come dimostra il fatto che sono nati i primi master universitari in “creazione di contenuti per influencer”.

I numeri non contano

“I puri numeri sono diventati meno importanti dell’originalità e unicità del punto di vista – spiega Pozzoli parlando dei primi 27 influencer italiani e internazionali che fanno parte della Social Talent Agency - La regola del gioco è l’engagement, e solo le persone con storie vere e passioni vere possono ingaggiare efficacemente il pubblico. Se una persona parla solo di sé e crea una sorta di reality show della sua vita, magari il suo seguito crescerà più velocemente ma durerà poco se alle persone non interessa davvero cosa pensa su un certo tema o non si fida nel chiedergli consigli”.

Credibilità e engagement

A nessuno dei talent dell’agenzia verrà detto cosa fare o pubblicare. “Per Condé Nast è naturale associarsi a persone che non siano semplici aggregatori di numeri, ma che grazie a un talento vero costituiscano credibili ponti verso nuovi pubblici” spiega Francesca Airoldi, Direttore Generale Sales & Marketing di Condé Nast Italia. Si tratta in effetti di ragazzi e ragazze con un numero di follower che varia da meno di 100 mila a oltre 1 milione. “Quando ho iniziato 7 anni fa sicuramente non pensavo che avrei avuto questo successo” ci racconta Nataly Osmann,32 anni, cittadina russa, modella e fotografa con oltre un milione di seguaci  su Instagram.

Nataly Osmann e il #FollowMeTo

È  famosa in tutto il mondo per aver inventato insieme al marito Murad il format fotografico #FollowMeTo. Lei cammina di schiena, tiene per mano il compagno e lo trascina verso posti da sogno. Una serie di immagini che sono diventate iconiche e copiatissime ma la prima foto è nata per caso: Nataly era stufa di fermarsi ad aspettare Murad che scattava foto durante i loro viaggi, ma lui la fotografava anche in quel gesto di protesta in cui lei voleva trascinarlo via. “L’unico modo per continuare ad avere seguito è cambiare sempre, offrire spunti nuovi alle persone e creare una tua community”.

I micro influencer

Rispetto al passato quindi la novità è che per essere “autorevoli” sui social, non è necessario essere seguiti assiduamente da una massa consistente di utenti: un “micro influencer” può infatti costruire un rapporto più stretto con le persone che lo seguono e appare meno irraggiungibile delle celebrità.

La storia di Jessica Kahawaty

Non avevo idea di chi fosse Jessica Kahawaty quando mi sono seduta accanto a lei durante la presentazione dei Social Talents a Milano. Vedevo solo una ragazza bellissima, con i capelli neri e grandi occhi azzurri che si è offerta di farmi spazio sulla sedia e che parlava di moda con una sconosciuta così come avrebbe fatto con una sua amica. Poi l’hanno chiamata sul palco insieme agli altri influencer e ho scoperto che è una modella e filantropa internazionale australiana di origine araba. È ambasciatrice di numerosi brand e compare spesso sulle pagine di Vogue ma si impegna anche per promuovere i diritti umani e ha appena visitato il campo profughi di Zaatari in Giordania in occasione di un progetto con Louis Vuitton. Ha “solo” 540mila follower ma dà e ascolta volentieri consigli sullo stile senza arie da diva.

La nuova era degli influencer

Oggi insomma il “fenomeno delle influencer” è terminato e si va verso l’era delle influencer come professione. Anche per questo il settore necessita di essere sempre più regolamentato (un primo passo è stato l’inserimento dell’obbligo di indicare i post sponsorizzati con l’hashtag #advertising o #SuppliedBy): “Tutti i media hanno le proprio norme ed è giusto che le abbiano anche i social media – spiega Riccardo Pozzoli – Stiamo assistendo a una professionalizzazione delle influencer e ne sentiremo parlare ancora a lungo”.

 

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Jessica Kahawaty e Nataly Osmann
Gli influencer della Condé Nast Social Talent Agency

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