Audacia e top model, l’eredità Versace che passa a Michael Kors

Spettacolo

Maria Teresa Squillaci

Dal 1978, anno in cui Gianni Versace fondò il marchio, al passaggio di consegne alla sorella Donatella dopo la tragica scomparsa dello stilista, fino alla vendita al brand Usa. Ecco tutte le innovazioni portate dal marchio della Medusa 

È di moda lo stile glam rock. E lo è soprattutto grazie a Versace. La sua stravaganza, l’attenzione per i materiali ricercati, i tessuti pregiati e i look spregiudicati, sono la più grande eredità che il marchio che ha contribuito a rendere grande il made in Italy porterà negli Stati Uniti.

Sono due gli abiti iconici della maison della Medusa, il primo è quello disegnato dal fondatore Gianni Versace e indossato da Elizabeth Hurley nel 1994 per la prima del film “Quattro matrimoni e un funerale”: nero, trattenuto da spille di sicurezza lungo il fianco destro, bustier scollatissimo con doppie spalline, anche queste fermate da spille. Apparve subito come un modello simbolo del neo punk al punto che la mattina dopo la première lo scatto di Liz Hurley era sulla prima pagina di oltre 50 quotidiani internazionali e contribuì a lanciare la sua carriera di attrice. L’altro abito-icona è stato invece firmato da Donatella Versace ed è quello portato nel 2000 da Jennifer Lopez, grande amica della stilista. È una delle creazioni più audaci della designer, fatto da un velo stampato con la fantasia della foresta amazzonica e trattenuto soltanto da una fibbia e una fascia.

Oltre agli abiti sexy con lacci, spille da balia e richiami al bondage, alle stampe con motivi barocchi e all’abbinamento del nero con l’oro, il mondo della moda deve alla maison un’altra grande invenzione, quella di aver creato il mito delle super modelle. Fu Gianni Versace infatti a trasformare le indossatrici in star ed è grazie a lui che Linda Evangelista, Claudia Schiffer, Naomi Campbell, Kate Moss, Cindy Crawford, Christy Turlington sono diventare “The Big Six”, le statuarie regine degli Anni ‘90. Le modelle, prima di allora viste come semplici “manichini”, raggiunsero in quel decennio un potere economico mai visto prima al punto che Linda Evangelista una volta disse: “We don’t wake up for less than $10,000 a day”, ossia: “Per meno di $10,000 non ci alziamo nemmeno dal letto”.

Per fotografarle nelle campagne pubblicitarie, lo stilista sceglieva i migliori fotografi al mondo da Richard Avedon a Helmut Newton che, avendo trovato finalmente un committente più provocatore sul set disse una volta una frase rimasta storica: “Le signore come puttane e le puttane come signore, finalmente!”.

La Milano di Gianni Versace era, d’altra parte, quella “da bere” e l’impero dello stilista esaltava l’opulenza, il lusso e il trionfo di donne fin troppo belle, provocanti, inimitabili e irraggiungibili. Il suo stile stravagante e elaborato era riuscito a catturare l'attenzione delle celebrità sempre presenti alle sue sfilate, da Elton John a Bon Jovi, da Sylvester Stallone alla sua amica Madonna.

Il mondo poi è cambiato, le modelle sono ancora “top” ma anche “social” e nel 2017 Donatella Versace ha deciso di rendere omaggio ai vent’anni della scomparsa di Gianni riportando in passerella proprio le muse del fratello: Carla Bruni, Claudia Schiffer, Naomi Campbell, Cindy Crawford ed Helena Christensen, cinquantenni ma ancora bellissime, hanno chiuso la sfilata della maison.

Anche le stampe con le immagini di Warhol, i motivi barocchi nero e oro, le farfalle e il total black che Donatella ha riportato nelle collezioni Versace sono un omaggio al fratello brutalmente assassinato nel 1997 (i due erano così legati che a soli 11 anni, Donatella si vestiva secondo le indicazioni di Gianni).

Con il suo stile dionisiaco e a tratti sadomaso, Gianni Versace ha definito negli anni Ottanta e Novanta la moda italiana in contrapposizione all’idea di armonia ed equilibrio dell’altro gigante, e rivale, di quegli anni, Giorgio Armani. Da quando è a capo dell’azienda, Donatella si è impegnata per mettere in scena una moda che permette alle donne di essere quello che vogliono essere senza limiti, tabù o cliché e ha colto l’importanza della sostenibilità anche nell’industria fashion mettendo al bando le pellicce. "Chi si innamora di Versace non torna indietro", ripeteva spesso il fondatore della maison, indipendentemente dal fatto che abbia il passaporto italiano o americano.

 

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