"Born in the U.S.A." di Springsteen compie 34 anni

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L'album di svolta nella carriera del Boss esce il 4 giugno 1984: sette singoli nella top 10 Usa, è all'85esimo posto nella classifica di "Rolling Stone" dei 500 album migliori di sempre

Il 4 giugno 1984 esce "Born in the Usa", settimo e probabilmente più importante album del Boss, che proietta Bruce Springsteen nella dimensione di rockstar planetaria.

La storia di "Born in the U.S.A"

Ad oggi il disco resta il suo più grande successo, con 15 milioni di copie vendute soltanto negli Stati Uniti. "La critica incontra il successo commerciale - si legge nella recensione sul sito ufficiale - è ragionevolmente considerato come l'album di svolta nella carriera di Bruce". "Born in the U.S.A." arriva infatti a due anni di distanza da "Nebraska", dove Springsteen suonava senza la sua E Street Band. Se i brani di Nebraska tratteggiano un Boss introverso, in "Born i the U.S.A." tutti i pezzi - complice anche il gruppo - sono incalzanti ed estroversi. Così orecchiabili che i sette i singoli estratti - a partire da "Dancing in the Dark" per finire con "My Hometown", passando da hit come la titletrack (dal Boss definita "una delle sue migliori canzoni"), "I'm on Fire" o "Glory Days" - entreranno tutti nella Top 10 di "Billboard". In Italia, con un milione 400mila copie, resta il secondo album di un artista straniero più venduto della storia, dietro a "True Blue" di Madonna.

La recensione di "Rolling Stone"

Pietra miliare della storia del rock, "Born in the U.S.A." occupa la posizione numero 85 della Lista dei 500 migliori album secondo "Rolling Stone". Nella famosa rivista musicale, la recensione dell'album esordisce così: "Sebbene guardi a tempi duri, a piccole persone in piccole città che si ritrovano a scegliere tra andarsene o essere lasciate indietro, l'album ha uno spirito chiassoso e indomabile". E prosegue: "Sebbene i personaggi muoiano dal desiderio di ottenere una sorta di ricompensa dal sogno americano, la voce esuberante di Springsteen e l'ondata della sua musica li inducono a non arrendersi". Lo stesso articolo chiude poi con un elogio al primo singolo, "Dancing in the Dark" dove "il sedicenne (protagonista della canzone, ndr) trova la liberazione da tutti i limiti con cui è nato e danzando nel buio, come tutti i ragazzi intrappolati nelle canzoni di Springsteen, è soltanto uno spirito nella notte".

Il background storico dell'album

Sempre in un'intervista a "Rolling Stone", alla fine del 1984, fu lo stesso Boss a inquadrare il periodo storico in cui si inseriva il suo disco: "La gente ha voglia di dimenticare: c'è stato il Vietnam, c'è stato il Watergate, c'è stato l'Iran - spiegava Springsteen - penso che la gente abbia bisogno di provare sentimenti positivi nei confronti del proprio Paese. Ciò che sta accadendo ora, a mio parere, è che questo bisogno - che è una cosa positiva - viene manipolato e sfruttato". Nonostante questo intento Bruce si sentì in dovere di prendere le distanze dalle parole d'elogio nei suoi confronti dell'allora presidente Usa Ronald Reagan.  

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