Lo studio che dà ragione a Colombo: “Ai Caraibi c'erano i cannibali”

Scienze

Un gruppo di ricercatori della North Carolina State University, esaminando in 3D teschi precolombiani con la tecnica della morfometria geometrica, hanno sovvertito una teoria che andava per la maggiore tra gli antropologi 

Per molti secoli gli studiosi hanno ritenuto poco fondate le notizie, tramandate da Cristoforo Colombo, secondo le quali l’esploratore italiano avrebbe incontrato i cannibali ai Caraibi. Al suo arrivo in quelle zone, infatti, il popolo dei Caribe, originario del Sud America e riconosciuto per essere amante della carne umana, si era già insediato alle Bahamas, mentre fino ad oggi si era ipotizzato che si fosse fermato a Guadalupa. A sostenerlo è uno studio condotto su più di un centinaio di antichi teschi, analizzati con un software particolare e molto simile a quelli che si utilizzano per il riconoscimento facciale, che ha permesso di stabilire la relazione genetica tra gli individui. La ricerca, pubblicata sulla rivista “Scientific Reports”, è stata condotta da un gruppo di ricercatori statunitensi della North Carolina State University.

Le prove a sostegno di Colombo

Dunque nuove prove suggeriscono che Colombo avesse ragione e che abbia incontrato davvero la popolazione guerriera che ha denominato "Caniba", sebbene non sia ancora chiaro se all’epoca mangiassero effettivamente le persone. Così spiegano Ann Ross, antropologo e professore di scienze biologiche presso la NC State University e William Keegan, esperto di Caraibi e archeologo al Florida Museum of Natural History, due tra i principali autori della ricerca. “L’idea degli antropologi riguardava il fatto che ci fossero due ondate di migrazione precolombiana nei Caraibi. Uno che arrivò dal Sud America nelle Piccole Antille, come Grenada e Guadalupa e un’altra che arrivò dallo Yucatan attraverso Cuba. Quello che abbiamo scoperto, invece, indica che c'era una terza ondata, differente dalle altre”, ha spiegato Ross. “I Caribe rappresentavano proprio la terza ondata. Fino ad ora, si pensava che questa popolazione non fosse mai riuscita ad andare oltre la Guadalupa. Ma il nostro lavoro indica che ce l'hanno fatta e sono giunti sino alle Bahamas”, spiega l’esperto.

L’analisi dei teschi

Per arrivare alla loro tesi, i ricercatori americani si sono serviti di un'analisi della morfologia facciale di alcuni resti precolombiani trovati nelle Bahamas e in altre isole della area. I teschi utilizzati nello studio, risalenti al periodo che va dall'800 al 1.542 d.c., sono stati esaminati valutando parametri quali la grandezza dell'orbita oculare e la lunghezza del naso, attraverso un’analisi in 3D. “Sappiamo che i Caribe hanno praticato modifiche craniche artificiali, procedendo in una pratica chiamata ‘appiattimento del cranio’. È abbastanza facile da individuare, anche se per rintracciare davvero una popolazione è necessario concentrarsi sulle caratteristiche ereditarie. Per fare ciò, ci siamo concentrati sull'analisi delle caratteristiche facciali, fattore che ha comportato la misurazione dettagliata e tridimensionale delle caratteristiche di otto teschi precolombiani trovati nelle Bahamas”, ha spiegato ancora l’esperto. Questa tecnica è conosciuta come “morfometria geometrica” e offre un modo scientificamente provato per determinare la parentela. Nel confronto sono state presi in considerazione poi le misurazioni craniofacciali di 95 teschi precolombiani provenienti da tutta la regione, tra Venezuela, Cuba, Hispaniola, Giamaica, Colombia, Porto Rico, Yucatán, Florida e Panama.

La tesi finale

I dati ottenuti raccontano così che i primi abitanti dei Caraibi, sarebbero arrivati passando per Cuba e le Antille settentrionali e che primi abitanti delle Bahamas, a differenza di quanto ipotizzato finora, non provenissero da Cuba ma dal nord-ovest dell'Amazzonia: erano, per l’appunto, i Caribe, che intorno all'800 d.C. si sarebbero spostati verso nord arrivando fino a quest’area, dove si stabilirono prima dell'arrivo di Colombo.

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