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Cambiamenti climatici, nel Dna delle cozze un’arma per resistere

I titoli di Sky Tg24 delle ore 13 del 21/12

3' di lettura

Uno studio effettuato dai ricercatori dell’università di Chicago ha dimostrato questa innata capacità, che potrebbe venire meno però se, ad esempio, le temperature delle acque cambiassero radicalmente 

I cambiamenti climatici che stanno riguardando il nostro pianeta sono ormai al centro dell’attualità, ma in pochi forse hanno spiegato l’abilità delle cozze nel fronteggiarne le evoluzioni. Ci hanno pensato, in uno studio pubblicato sulla rivista “Nature Communications”, i ricercatori dell'università di Chicago con la collaborazione del laboratorio di oceanografia di Villafranca Marittima in Francia. Gli specialisti, sono partiti da una teoria: mentre gli umani continuano a bruciare combustibili fossili, gli oceani assorbono all'incirca un terzo del carbonio in più rilasciato nell'atmosfera. Questo fa scendere i livelli di pH dell'acqua di mare, rendendola così più acida.

La questione dell'acidità delle acque

L’acidità delle acque è un problema per alcuni abitanti degli ambienti marini come le ostriche, alcune specie di alghe e le cozze, che hanno così difficoltà a generare i loro gusci duri di carbonato di calcio. Già nel 2016 i ricercatori americani, in uno studio sui sistemi marini, avevano dimostrato che i moderni gusci di cozze raccolti nel nord-ovest del Pacifico erano, in media, più sottili del 32% rispetto a quelli dagli anni '70. Per questo motivo hanno deciso di approfondire questo aspetto e nel corso di tre viaggi di ricerca in Francia, i ricercatori americani hanno raccolto esemplari di “mytilus galloprovincialis”, la comune cozza mediterranea. Gli esperti hanno così allevato 12 femmine e 16 maschi della specie, che hanno poi incrociato per ottenere una popolazione geneticamente diversificata di larve, ben 192 combinazioni diverse in totale. Quindi hanno diviso le larve in due gruppi: un gruppo è stato allevato in acque normali con un pH pari a 8.1, mentre un secondo gruppo è stato messo in acque più acide con un pH pari a 7.4. Questo valore è più basso rispetto a quello attualmente presente in natura ed è perfino al di sotto dei valori medi di acidità previsti per i prossimi 100 anni, ma i biologi sottolineano comunque che potrebbe essere raggiunto in alcune località costiere prima della fine del secolo.

Cambiamenti drastici potrebbero essere dannosi

I risultati ottenuti dal tema di lavoro, hanno dimostrato che i molluschi allevati in acque più acide sviluppano gusci più piccoli, ma hanno comunque un tasso di sopravvivenza pari a quello delle cozze cresciute in acque normali. A differire è il loro Dna che è del tutto diverso, in quanto frutto delle condizioni ambientali estreme che determinano una selezione delle varianti genetiche capaci di aumentare la resistenza all'acidificazione. "Alcuni di questi individui sono davvero bravi a gestire questa enorme riduzione del pH. Ma cosa succederebbe se si riducesse anche la salinità o si modificasse sostanzialmente la temperatura delle acque?”, si è chiesto Mark Bitter, uno degli autori dello studio. In questo caso, hanno ipotizzato gli esperti, non è detto che questa capacità delle cozze consenta loro di resistere a cambiamenti così drastici.  

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