L’intelligenza artificiale è in grado di creare delle molecole

Immagine di archivio (Getty Images)
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Grazie alle Reti Antagoniste Generative, le IA riescono a realizzare delle strutture molecolari non esistenti in natura e utilizzabili per dare vita a dei nuovi farmaci
 

L’intelligenza artificiale è ormai utilizzata in moltissimi campi, dai videogiochi alle automobili a guida autonoma, passando per la manipolazione di video e immagini e la creazione di dipinti. Si presta, inoltre, a numerose applicazioni nell’ambito scientifico.
Di recente, la rivista Molecular Pharmaceutics ha dedicato un numero speciale al ruolo dell’intelligenza artificiale nello sviluppo delle terapie del futuro.
Una dei “talenti” più sorprendenti dell’IA è la capacità di progettare con successo delle molecole non esistenti in natura. Alcune sono già state testate con successo in laboratorio, dimostrando così l’utilità delle macchine dotate di immaginazione e creatività nel settore farmaceutico. L’intelligenza artificiale può contribuire alla realizzazione di farmaci mirati a colpire dei bersagli specifici.

Il ruolo delle Reti Antagoniste Generative

L’IA non potrebbe svolgere certi compiti con successo senza uno strumento noto come Reti Antagoniste Generative (Generative adversarial network, Gan). Si tratta di algoritmi di intelligenza artificiale impiegati nell’apprendimento automatico non supervisionato, caratterizzati dall’utilizzo di due reti neurali artificiali che si “sfidano” a vicenda in un contesto di gioco a somma zero. Questa tecnologia di ultima generazione permette alle IA di svolgere dei compiti creativi, come la manipolazione di foto e video. È stata creata nel 2014 dal giovane ricercatore Ian Goodfellow, che attualmente lavora per Google. Grazie al suo utilizzo, sarà possibile dare vita a dei farmaci mai visti in precedenza.

Le nuove strutture molecolari

L’azienda statunitense Insilico Medicine ha creato un sistema di intelligenza artificiale creativa chiamato Ecaae (Entangled Conditional Adversarial Autoencoder), il quale consente di dare vita a strutture molecolari caratterizzate da caratteristiche uniche per quanto concerne il bersaglio da colpire, la solubilità e la facilità di sintesi. Utilizzandolo, gli scienziati hanno realizzato degli inibitori che possono bloccare Janus chinasi 3 (JAK3), una proteina coinvolta in malattie come l’artrite reumatoide, la psoriasi e la vitiligine. Sono stati testati in provetta e si sono rivelati efficaci e selettivi.
 

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