Nebbia: cos'è, come si forma e perché ce ne sarà meno (in Italia)

Scienze

Gabriele De Palma

©Getty
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Spettacolare e insidiosa, investe le pianure ma si manifesta anche sul mare. La crisi climatica, invece, la mitiga in Pianura Padana

"Che cos'è questa nebbia in Val Padana?" si domandavano Cochi e Renato in una celebre canzone di qualche anno fa. "È un fenomeno dell’umidità" spiegavano poi correttamente. La nebbia è uno dei fenomeni naturali più spettacolari, in grado di conferire atmosfere pittoresche a qualunque paesaggio, e allo stesso tempo uno di quelli che crea più problemi all’uomo, soprattutto per quel che riguarda i trasporti su strada o via aerea. Vediamo di approfondire un po’ la spiegazione del duo canoro milanese e conoscere meglio la nebbia.

Cos'è e come si forma

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Roma si sveglia avvolta nella nebbia. FOTO

La nebbia è una nube di vapore acqueo condensato che rimane sospesa a contatto del suolo. Il motivo per cui la nube non sale in quota è una particolare stabilità meteorologica in cui non ci sono movimenti verticali. In condizioni normali nelle quote più basse l’aria è più calda e tende a salire prendendo il posto dell’aria fredda, creando instabilità. Quando c’è stabilità, invece, la temperatura tra superficie e alta quota è simile, e in alcuni casi si può avere la cosiddetta inversione termica, in cui l’aria più fredda rimane imprigionata a livello del terreno. Sono queste le condizioni ideali per la formazione della nebbia.

Nebbia e foschia

Si distinguono almeno tre tipi di nebbia, classificati in base alla visibilità che consentono. Si definisce spessa la nebbia con visibilità fino a 200 metri, fitta quella che permette di vedere fino a 100 metri e densa quella con cui non si vede oltre i 30 metri e che rende pericolosa la circolazione veicolare. Quando invece la nube sul terreno concede visibilità tra 1 e 10 km si chiama foschia. Sono diversi i meccanismi che innescano le condizioni per la formazione della nebbia. Due sono quelli più frequenti in Italia che danno origine alla nebbia di radiazione e alle nebbie frontali (o a banchi). La prima si verifica al calare del sole, quando il suolo si raffredda e la sua temperatura diventa più bassa di quella dell’aria soprastante. Avviene in condizioni di cielo sereno con venti scarsi o assenti e riguarda prevalentemente le pianure. La nebbia a banchi, invece, si verifica per il passaggio di fronte più caldo in alta quota che determina l'inversione termica. È generalmente molto fitta ma poco estesa geograficamente e meno duratura di quelle di radiazione, che possono permanere per giorni una volta instauratesi.

Al mare e ai poli

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L'alba tra la nebbia a Groningen, in Olanda. FOTO

Ci sono due tipi di nebbia molto pittoreschi e suggestivi: quella che si verifica sulle coste (anche nota come Caligo) e quella del circolo polare. La prima è causata da un fenomeno chiamato avvezione, che avviene quando un fronte di aria calda passa sopra uno specchio d'acqua più fredda. Lo stesso fenomeno può verificarsi anche in montagna, dove il posto dell’acqua è preso da un manto innevato o ghiacciato. Non sulle nostre montagne ma laddove fa decisamente più freddo, e cioè nei territori dei circoli polari, si verifica invece il fenomeno della nebbia gelata, in cui le goccioline di condensa in sospensione diventano microscopici cristalli di ghiaccio. Perché si verifichi questa trasformazione sono necessarie temperature inferiori ai 30 gradi sottozero.

Nebbia e inquinamento

È stato dimostrato che la nebbia aggrava l’inquinamento atmosferico, per due motivi. Il primo è che ha la capacità di intrappolare molti degli inquinanti che l’uomo immette in atmosfera, e soprattutto il particolato. Inoltre, l’acqua modifica chimicamente gli inquinanti intrappolati ossidandoli e aumentandone la tossicità per il sistema respiratorio umano.

Riscaldamento delle temperature

Recentemente la persistenza della nebbia sul territorio italiano, e in particolare sulla Pianura Padana, è in sensibile diminuzione. La tendenza è stata anche misurata relativamente al periodo che va dal 1994 al 2014, in cui si è letteralmente dimezzata. Il merito, o per meglio dire la responsabilità, è l’innalzamento delle temperature dovute alla crisi climatica in corso. E quindi prevedibilmente proseguirà nei prossimi anni.

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