Introduzione
Dopo le forti scosse registrate negli ultimi giorni in Venezuela, Colombia e Indonesia, torna la domanda ricorrente: la sismicità globale è in aumento? Gli esperti dell'INGV hanno analizzato il catalogo mondiale dei terremoti dal 1950 a oggi, distinguendo tra ciò che dicono i numeri e ciò che percepiamo. La conclusione è netta: non c'è alcun incremento significativo delle scosse più forti. A cambiare, semmai, è il modo in cui le notizie ci raggiungono. Ecco cosa emerge dai dati.
Quello che devi sapere
La domanda che torna a ogni forte terremoto
Ogni volta che una scossa violenta colpisce una parte del pianeta, riemerge lo stesso interrogativo: i terremoti forti stanno diventando più frequenti? La percezione di una sismicità in crescita è diffusa da alcuni anni ed è tornata d'attualità dopo gli eventi recenti di Venezuela, Colombia e Indonesia. Per rispondere non bastano le impressioni: servono i numeri raccolti dalle reti sismiche mondiali su una finestra temporale lunga, che va ben oltre la memoria individuale.
Perché percepiamo più terremoti: i pregiudizi mentali
Parte della risposta è nel funzionamento della nostra mente. Alcuni sismologi, interpellati di recente dall'Huffington Post statunitense, spiegano che la sensazione di un aumento nasce da bias cognitivi. La ricercatrice Wendy Bohon cita in particolare il pregiudizio di recenza, che ci porta a dare più peso agli eventi appena accaduti rispetto a quelli lontani nel tempo, e l'illusione di frequenza, per cui tendiamo a notare di più i fenomeni di cui abbiamo appena sentito parlare.
Il ruolo di social media e paura tsunami
A rafforzare questa percezione contribuiscono anche i mezzi di comunicazione. Fino a non molti anni fa, una scossa in Indonesia o in Papua Nuova Guinea difficilmente sarebbe finita sui media; oggi le reti mondiali registrano ogni evento e i social ne amplificano la diffusione. Si aggiunge poi il timore degli tsunami legato ai terremoti sottomarini, alimentato dai ricordi delle catastrofi di Sumatra nel 2004 e del Giappone nel 2011. Tutto questo accresce l'attenzione verso i fenomeni sismici.
I dati: il catalogo mondiale USGS
Per rispondere in modo rigoroso, i ricercatori hanno scelto il catalogo globale gestito dall'USGS, l'ente geologico statunitense, considerato compilato con criteri omogenei e sufficientemente completo per le magnitudo più elevate. Il database, consultabile liberamente online, consente selezioni a partire dal 1900. Poiché prima del 1950 la rilevazione dei terremoti era ancora molto lacunosa, l'analisi si concentra sul periodo successivo, quando hanno iniziato a funzionare le prime reti globali.
Terremoti di magnitudo 6 o superiore: andamento costante
Considerando le scosse di magnitudo pari o superiore a 6, i dati mostrano oscillazioni da un anno all'altro, ma nessuna tendenza complessiva alla crescita o al calo. La media annua è di 140 eventi. Alcuni anni superano il valore medio, altri restano al di sotto: tra il 1973 e il 1982, ad esempio, si è osservato un periodo di sismicità inferiore alla media. Le fluttuazioni, insomma, sono la norma e non segnalano alcuna deriva.
Il 2011, l'anno record: ecco perché
Il numero più alto di scosse forti si è registrato nel 2011: 207 eventi di magnitudo 6 o superiore e 20 di magnitudo 7 o maggiore. Il picco non indica un'anomalia della sismicità globale, ma dipende in larga parte dalle numerose repliche seguite al devastante terremoto che colpì il Giappone l'11 marzo di quell'anno. È un esempio di come un singolo grande evento possa gonfiare il conteggio annuale, senza che ciò rifletta un reale incremento dell'attività sismica.
Il 2026 finora: i numeri aggiornati
Guardando all'anno in corso, al 15 agosto 2026 si contano 89 scosse di magnitudo 6 o superiore. Proiettando il dato a fine anno — trascorsi circa otto mesi su dodici, e senza garanzie che il ritmo resti costante — si arriverebbe a una stima di 133 terremoti, poco sotto la media degli ultimi 76 anni. Per le scosse di magnitudo 7 o maggiore, gli 11 eventi finora registrati porterebbero a una proiezione di 16-17 casi a fine 2026: un valore superiore alla media (13,9 all'anno), ma lontano dai massimi storici.
Terremoti di magnitudo 7 o superiore: le proiezioni per il 2026
Anche per gli eventi più energici le fluttuazioni sono ampie. Alcuni anni hanno registrato la metà delle scosse rispetto alla media, come nel 1986 e nel 1989 (solo 6) o nel 2017 (7); altri hanno superato nettamente il valore medio, con 20 eventi nel 1995 e nel 2011 e 22 nel 2010. La stima per il 2026 resta dunque all'interno della normale variabilità: nel 2025 le scosse di questa intensità erano state 16. Nulla che indichi un'inversione di tendenza.
Perché la media annua non ha un significato fisico
Un'avvertenza importante riguarda proprio il concetto di media. I terremoti non seguono cicli esatti: periodi in cui sono più frequenti si alternano a fasi in cui ne accadono di meno, senza alcuna regolarità prevedibile. Il valore medio (140 eventi l'anno per la magnitudo 6+, 13,9 per la magnitudo 7+) è solo un parametro statistico, utile come riferimento ma privo di reale significato fisico. Leggervi una ciclicità o una tendenza sarebbe un errore.
La conclusione: nessun aumento reale, ma più comunicazione
Il quadro che emerge dai dati è chiaro: non si registra un incremento significativo della sismicità di maggiore energia su scala globale. Le variazioni osservate rientrano nelle normali fluttuazioni attorno al numero medio di scosse per anno. A creare l'impressione di un aumento sono soprattutto la diffusione capillare delle notizie e i social media, che rilanciano ogni singolo forte terremoto, restituendo una percezione diversa da quella che offre un'analisi rigorosa dei dati.