Astrofisica, scoperte stelle che mangiano pianeti: nella chimica le prove

Scienze
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Lo studio pubblicato su Nature Astronomy risolve una delle più grandi contraddizioni dell’astrofisica. Scoperte le tracce lasciate dalla cannibalizzazione planetaria 

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Siamo abituati sin dalle elementari a pensare che il nostro Sistema Solare, formato da una stella attorno alla quale ruotano i pianeti, sia l’unico modello possibile in tutta la galassia. In realtà è già stato dimostrato da tempo come i due terzi delle stelle osservate sono riunite a formare sistemi multipli. Di questi, la maggior parte sono binari: due corpi incandescenti che mentre compiono la propria orbita ellittica esercitano tra di loro un’attrazione gravitazionale tale da creare un punto in comune, un baricentro di rotazione.

Composizioni diverse

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Ed è proprio studiando questi particolari sistemi che gli astrofisici si sono imbattuti in una delle più grandi contraddizioni: le stelle sono composte dello stesso materiale, e per questo motivo è logico aspettarsi che abbiano una composizione chimica identica. Non è così. Recenti studi hanno rivelato come, in realtà, queste siano diverse. La teoria non corrisponde ai risultati ottenuti. Cercando di dare una soluzione a questo apparente paradosso, un nuovo studio pubblicato su Nature Astronomy offre una possibile soluzione. Le ipotesi di partenza erano due: o le stelle presentano differenze sin dalla loro condizione protostellare (cosa che comprometterebbe tutte le conoscenze in nostro possesso sull’argomento) o alcuni elementi esterni hanno influito nella loro formazione.

Cannibalizzazione planetaria

Esaminando 107 sistemi binari dal telescopio dell’Osservatorio europeo australe di La Silla, in Cile, il dottor Lorenzo Spina dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) di Padova e i suoi colleghi hanno raccolto dati che “rappresentano una svolta generazionale dell’astrofisica stellare”. Sarebbero proprio quei moti così complessi a portare un pianeta tanto vicino a una delle due stelle da finirne inghiottito. Si tratta del fenomeno di “cannibalizzazione planetaria”: evento che nel nostro Sistema non si è verificato proprio perché, come spiega Spina, essendo solo il Sole “ha preservato i suoi pianeti su orbite ordinate e quasi circolari”. Il primo autore dell’articolo è certo: “Le anomalie osservate sono la diretta conseguenza della cannibalizzazione di pianeti. Il nostro studio apre alla possibilità di usare l’informazione sulla composizione chimica delle stelle per identificare quelle che hanno probabilità maggiori di ospitare gemelli del nostro Sistema Solare”.

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