I batteri potrebbero essere più complessi del previsto: scoperti i loro organelli

Scienze

La scoperta, descritta sulla rivista specializzata Pnas, potrebbe aprire la strada a una nuova generazione di antibiotici 

I batteri potrebbero essere più complessi del previsto. È quanto emerso da un nuovo studio condotto da un team di ricercatori della McGill University che ha scoperto al loro interno degli organelli batterici, coinvolti nell'espressione genica, che potrebbero essere il bersaglio per lo sviluppo di nuovi antibiotici. Nello specifico, la ricerca, descritta nel dettaglio sulle pagine della rivista specializzata Pnas (Proceedings of the National Academy of Sciences) è la prima a dimostrare che gli Escherichia Coli usano strategie simili per regolare la trascrizione genica, proprio come fanno cellule più complesse.

 

La scoperta nel dettaglio 

 

Le cellule più complesse contengono diversi tipi di compartimenti specializzati, come i mitocondri che producono energia, chiamati organelli, molti dei quali sono racchiusi da una membrana. L’assenza di organelli nella membrana nei batteri, aveva fatto escludere finora la loro presenza di queste strutture al loro interno. I ricercatori, guidati da Stephanie Weber, assistente professore presso il Dipartimento di biologia della McGill, sono stati i primi  a dimostrare che i batteri hanno dei compartimenti specializzati.   

"Il nostro documento fornisce prove di un organello batterico tenuto insieme da proteine" appiccicose "anziché da una membrana", precisa Weber, principale autore dello studio. Gli organelli batterici descritti sulla rivista specializzata sono formati in modo simile ai compartimenti cellulari senza membrana trovati in cellule eucariotiche più complesse (cellule con un nucleo) attraverso un processo chiamato separazione di fase, lo stesso fenomeno che provoca la separazione di olio e aceto durante la preparazione del condimento delle insalate.

 

L’assunzione di statine può migliorare la qualità del microbiota

 

Tra le ultime scoperte del settore, da uno studio condotto su circa 900 persone provenienti da Francia, Danimarca e Germania, (i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Nature) è recentemente emerso che le statine, oltre ad abbassare il livello di colesterolo nel sangue, possono anche migliorare la qualità della flora batterica. 

Per giungere a questa conclusione i ricercatori, guidati da Jeroen Raes e Karine, hanno analizzato la presenza nel microbiota intestinale di un gruppo di batteri legato a un aumento degli stati infiammatori dell’organismo (l’enterotipo Bact2): il microrganismo è stato individuato nel 4% delle persone magre e in sovrappeso e nel 18% delle persone obese che non facevano uso di statine. In altri partecipanti allo studio, sempre obesi ma trattati con questi farmaci, la prevalenza dell’enterotipo Bact2 è risultata significativamente inferiore (6%).

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