Acqua, ideato un device in grado di rilevare le sostanze inquinanti

Scienze

Il suo funzionamento ruota attorno ai punti di carbonio, delle minuscole nanoparticelle che hanno la capacità di fluorescenza se esposti una vasta gamma di contaminanti chimici e biochimici

Basandosi sui capelli umani, i ricercatori della Queensland University of Technology sono riusciti a creare un dispositivo hi-tech in grado di valutare la qualità dell’acqua e di individuare la presenza di vari agenti contaminanti, tra cui il cloroformio. Il funzionamento del device, le cui caratteristiche sono state descritte sulle pagine della rivista specializzata Sustainable Materials and Technologies, ruota attorno ai punti di carbonio. Si tratta di minuscole nanoparticelle di carbonio, di dimensioni inferiori ai 10 nanometri, con diversi gruppi funzionali sulla superfice e che hanno la capacità di fluorescenza se esposti a una vasta gamma di contaminanti chimici e biochimici. 

 

Le differenze riscontrate

 

“Poiché i capelli sono ricchi di azoto, quando abbiamo modificato le condizioni di trattamento termico, abbiamo prodotto punti di azoto con diversi gruppi funzionali contenenti tale elemento sulla loro superficie e in grado di legarsi a degli specifici contaminanti”, spiega Qin Li, la coordinatrice dello studio. Nel corso della ricerca, gli esperti hanno notato che i capelli di colore diverso producevano punti di carbonio che reagivano in modo differente agli inquinanti. “I capelli scuri hanno mostrato un’elevata specificità nel rilevare l’inquinamento da cloroformio nell’acqua, mentre i capelli biondi che abbiamo testato erano più sensibili alle specie metalliche come il magnesio”, dichiara Griffith Ehsan Eftekhari, uno dei ricercatori. I punti di carbonio derivati dai capelli scuri si solo rivelati talmente sensibili da poter rilevare il cloroformio presente in appena tre molecole per miliardo di molecole d’acqua.

 

Sviluppate delle tinture per capelli a base di melanina sintetica

 

Nel corso di un altro studio, i ricercatori della Northwestern University hanno messo a punto una versione sintetica della melanina, con la quale è possibile realizzare delle tinture meno aggressive e pericolose per i capelli, in grado di resistere a 18 lavaggi. Per arrivare a questo risultato, gli studiosi hanno utilizzato una tecnica che consiste nel far depositare la melanina sintetica sui capelli utilizzando del calore moderato e una piccola quantità di idrossido di ammonio.

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