Registrati segnali anomali nei Laboratori del Gran Sasso: le ipotesi

Scienze

Il “cacciatore” di materia oscura Xenon1T ha registrato dei dati inusuali, dai quali emerge un inatteso eccesso di eventi ancora da chiarire

Nei Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn), il “cacciatore” di materia oscura Xenon1T ha registrato dei dati inusuali, dai quali emerge un inatteso eccesso di eventi ancora da chiarire. I ricercatori ipotizzano che si sia trattata di una semplice fluttuazione statistica o di un’interferenza, ma non escludono la possibilità che lo strumento potrebbe aver rilevato l’esistenza di una nuova particella o di un’interazione al di là del Modello Standard su cui si basa la fisica. 

 

Le ipotesi dei ricercatori

 

“L’eccesso che abbiamo osservato potrebbe essere dovuto a una minuscola presenza di trizio, un isotopo dell’idrogeno”, spiega Elena Aprile, professoressa di fisica alla Columbia University e coordinatrice del progetto Xenon1T. “Ma potrebbe anche essere il segnale dell’esistenza di nuove particelle, come gli assioni solari. Oppure, altra ipotesi interessante, potrebbe coinvolgere nuove proprietà dei neutrini”, aggiunge l’esperta. “Per comprendere meglio la natura di questo eccesso sarà determinante il potenziamento del rivelatore con la nuova fase, chiamata XENONnT", sottolinea Marco Selvi, responsabile nazionale Infn dell’esperimento. 

 

Le potenzialità di Xenon1T

 

Il risultato ottenuto, a prescindere dalla sua natura, è una dimostrazione delle potenzialità di Xenon1T. Il rilevatore, operativo dal 2016 presso i Laboratori Nazionali del Gran Sasso, è il più sensibile al mondo nella ricerca diretta della materia oscura di cui, secondo le attuali teorie astronomiche, è formato un quarto del cosmo. Nel corso degli anni, il suo utilizzo ha permesso di rilevare alcuni dei processi più rari del cosmo, come il decadimento dello xenon-124. 

 

Nuovi indizi sulla materia oscura

 

Nel corso di uno studio sulla Via Lattea, i ricercatori dell’Università americana del Michigan e dell’Università della California a Berkeley hanno trovato nuovi indizi sulla materia oscura. Durante le loro osservazioni non  hanno rilevato alcuna traccia del debole segnale ai raggi X osservato in galassie vicine e attribuito da alcuni modelli teorici al decadimento delle particelle di materia oscura. “Lo studio non esclude che la materia oscura possa essere formata da particelle come il neutrino sterile, ma mostra che al momento non ci sono prove sperimentali della loro esistenza”, ha precisato Benjamin Safdi, uno dei coordinatori dello studio.

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