Nuova tecnica di riprogrammazione cellulare ha ridato la vista ai topi

Scienze

Il risultato si deve a un team di ricercatori dei National Institutes of Health americani che ha messo a punto una nuova tecnica di riprogrammazione cellulare 

Un team di ricercatori dei National Institutes of Health americani ha messo a punto una nuova tecnica di riprogrammazione cellulare che utilizzata su dei topi con degenerazione maculare ha ridato loro la vista in pochi giorni.
Le cellule della pelle riprogrammate impiantate nella retina dei roditori, grazie al nuovo metodo di conversione cellulare diretta, si sono trasformate in fotorecettori senza passare per lo stadio intermedio di cellule staminali.
Il risultato, descritto sulle pagine delle rivista specializzata Nature dal National Eye Institute, darà il via a ulteriori studi finalizzati allo sviluppo di nuove terapie cellulari, quali alcune patologie che colpiscono la retina.

Lo studio nel dettaglio

"Si tratta di un risultato molto importante: nessuno finora era riuscito a ottenere fotorecettori con un salto così diretto nella riprogrammazione", ha commentato Carlo Alberto Redi, direttore del Laboratorio di Biologia dello Sviluppo dell'Università di Pavia. Quanto emerso dal nuovo studio potrebbe “avere una portata rivoluzionaria soprattutto per l'ampio ventaglio di applicazioni terapeutiche, per gli occhi e non solo. Per questo motivo va accolto con cautela”.
La nuova tecnica di riprogrammazione cellulare prevede l’esecuzione di diversi passaggi. Inizialmente gli esperti hanno immerso le cellule della pelle (fibroblasti) in una miscela composta da cinque piccole molecole, in grado di attivare nel Dna i bastoncelli, ovvero i geni tipici delle cellule fotosensibili della retina.
La trasformazione è avvenuta in una decina di giorni, al termine della quale i fotorecettori riprogrammati sono stati impiantati nella retina di 14 roditori colpiti da degenerazione maculare. Tra i topi coinvolti nello studio, sei sono tornati ad essere sensibili alla luce e hanno riacquistato la capacità di restringere la pupilla in condizioni di scarsa luminosità. Il trapianto ha avuto effetti positivi anche su topi con una degenerazione della retina in stato molto avanzato.
"Se riusciremo a migliorare l'efficienza di questa conversione cellulare diretta, potremo accorciare i tempi per sviluppare modelli di malattia o potenziali terapie cellulari", ha spiegato Kapil Bharti, del Nei.  

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