K2-18b: pianeta a 124 anni luce dalla Terra potrebbe ospitare acqua liquida

Scienze

La scoperta si deve a un team di ricercatori dell’Università britannica di Cambridge, coordinato da Nikku Madhusudhan. La presenza dell’acqua lo renderebbe un luogo adatto ad ospitare la vita 

Il pianeta K2-18b, scoperto nel 2015 dal telescopio spaziale Kepler della Nasa e situato a 124 anni luce dal Sistema solare, ospiterebbe dell’acqua liquida sulla superficie: una caratteristica che lo renderebbe un luogo adatto ad ospitare la vita.
La scoperta si deve a un team di ricercatori dell’Università britannica di Cambridge, coordinato da Nikku Madhusudhan.
Il corpo celeste, con dimensioni comprese tra quelle della Terra e Nettuno e un raggio circa 2,6 volte a quello del nostro Pianeta, è da anni al centro degli studi degli astronomi. Nel 2019, una ricerca condotta dallo University College di Londra ha rivelato la presenza nella sua atmosfera di acqua, sotto forma di vapore acqueo, particolarmente ricca d'idrogeno.

K2-18b ospita acqua? La spiegazione degli esperti

I nuovi risultati, pubblicati sulla rivista specializzata Astrophysical Journal Letters, suggeriscono che K2-18b, caratterizzato da una massa circa 8,6 volte superiore rispetto alla Terra, orbiterebbe nella cosiddetta zona abitabile, cioè alla giusta distanza dalla sua stella per ospitare acqua liquida in superficie.
“L’idrogeno dell'atmosfera, pari al 6% della massa del pianeta, non è così spesso da impedire la presenza di acqua liquida in superficie", ha spiegato Madhusudha, coordinatore dello studio.
Tuttavia, come sottolineato dagli esperti, per confermare i nuovi risultati saranno necessarie ulteriori prove, che arriveranno probabilmente con la missione di James Webb, il telescopio spaziale successore di Hubble, realizzato grazie alla collaborazione della Nasa, dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) e della canadese Csa, che verrà lanciato nello spazio il prossimo anno.

Marte è un pianeta geologicamente attivo

Tra le ultime scoperte in ambito astronomico, grazie alle rilevazioni effettuate dalla sonda InSight della Nasa, un team internazionale di ricercatori, tra i quali il geofisico italiano Domenico Giardini, ha registrato oltre 170 terremoti su Marte.
La scoperta, descritta in sei studi pubblicati sulle pagine delle riviste specializzate sulle riviste Nature Geoscience e Nature Communications, rappresenta la prima prova diretta dell’attività geologica di Marte e suggerisce che il Pianeta Rosso potrebbe ospitare del magma liquido con punti caldi che potrebbero offrire le condizioni necessarie per la vita.

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