Dimostrata l’autenticità delle piume del fossile di Archaeopteryx

Scienze
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Grazie all’ausilio della tecnologia, il personale del Museo di storia naturale di Londra ha dimostrato che i resti del dinosauro sono del tutto veri 

Nel 1985, l’astronomo inglese Sir Fred Hoyle mise in dubbio l’autenticità del reperto più importante presente nel Museo di storia naturale di Londra: un fossile di Archaeopteryx, un dinosauro che presentava caratteristiche sia dei rettili che degli uccelli. Tra i suoi resti è possibile notare delle piume. Quando Fred Hoyle le vide, prima le immortalò da ogni angolazione utilizzando una fotocamera SLR e poi annunciò, sulle pagine della rivista Journal of Photography, che con probabilità non erano altro che delle repliche realizzate dall’uomo e aggiunte ai resti di un vero dinosauro per suscitare scalpore. Il museo rispose all’accusa pubblicando una dettagliata analisi del fossile su Science. Per dimostrare la falsità delle accuse di Fred Hoyle, il museo eseguì una serie di test in grado di dimostrare l’autenticità delle piume e il loro legame col resto del fossile.

Le due metà del fossile

A distanza di numerosi anni dalla disputa, il Museo di storia naturale ha deciso di utilizzare la moderna tecnologia per sottoporre i resti di Archaeopteryx a un ulteriore test, finalizzato a dimostrare che le due metà in cui è diviso il fossile combaciano perfettamente. Durante una recente manutenzione, il reperto è stato analizzato con uno scanner laser.
“La scansione ci ha consentito di confermare che le due metà del fossile combaciano”, spiega la dottoressa Amy Scott-Murray. “Ci sono alcune zone, colorate in blu nell’immagine digitale, in cui sono presenti degli spazi tra le due parti, ma tutto il resto combacia”.

L’utilità dello scanner laser

“Le due parti che compongono il fossile di Archaeopteryx sono alquanto pesanti e fragili”, spiega Lorraine Cornish del Museo di storia naturale di Londra. “Non avremmo mai potuto riunirle senza realizzare delle loro copie digitali con uno scanner laser”.
“Personalmente, sono molto affezionata a questo fossile. Ricordo che quando venne messa in dubbio la sua autenticità, tutto il personale del museo si sentì ferito e arrabbiato. Per dimostrare la falsità di quelle accuse furono necessari molti sforzi. Grazie alla recente analisi effettuata con lo scanner laser, siamo riusciti a smentire del tutto le dichiarazioni di Fred Hoyle”. 

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