Cina, lanciato satellite per esplorare lato nascosto della Luna

Il lancio di Queqiao (Getty Images)
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"Queqiao" è partito da un centro di lancio nel sud-ovest del Paese. La missione fa parte di una strategia di Pechino per colmare il gap spaziale con Usa e Russia

All'alba di lunedì 21 maggio in Cina (corrispondente alla notte tra il 20 e il 21 in Italia), il Paese asiatico ha lanciato il satellite Queqiao, con l'obiettivo di esplorare e conoscere il lato nascosto della Luna, quello non visibile dalla Terra. Per riuscirci il satellite comunicherà con un rover che Pechino intende mandare nello spazio entro fine anno per realizzare questa missione.

Il lancio e la leggenda

Queqiao è partito alle 5.28 del mattino cinese, le 23.28 di domenica 20 maggio in Italia, dal centro di lancio di Xichang, nel sud-ovest della Cina. A portarlo nello spazio è stato un razzo Long March-4C, da cui il satellite si è staccato circa 25 minuti dopo la partenza, secondo quanto comunicato dalla China National Space Administration. Queqiao significa letteralmente “ponte delle gazze”, un nome tratto dalla leggenda cinese che racconta appunto di come le gazze, la settima notte del settimo mese del calendario lunare, avrebbero creato un ponte per permettere a Zhi Nyu, settima figlia della Dea del Cielo, di incontrare il suo sposo, il pastore Niu Lang, per un giorno. La coppia era infatti stata bandita, e i due vivevano ai lati opposti della Via Lattea.

Un tentativo di azzerare il divario con gli Stati Uniti

Secondo il capo del progetto, Zhang Lihua, il lancio del satellite rappresenta “un passo chiave per la Cina per realizzare l'obiettivo di essere il primo Paese a mandare una sonda a esplorare il lato più lontano della Luna”. In ambito spaziale, la Cina punta così ad azzerare il divario con Stati Uniti e Russia entro il 2030, e già nel 2019 ha in progetto di lanciare una propria stazione spaziale con uomini a bordo. A questo scopo, la settimana scorsa è stato completato l'anno di test di permanenza degli studenti dell'università di Pechino a bordo di una stazione spaziale simulata, ribattezzata “Yuegong-1”, cioè “Palazzo lunare".

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