Nanotecnologie per combattere il cancro: l'Italia guida il progetto

Le nanoparticelle sono state realizzate con l'idea di combinare chemioterapia e immunoterapia (Archivio Fotogramma)
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Il gruppo interdisciplinare guidato da Paolo Decuzzi dell’Istituto italiano di tecnologia di Genova ha progettato minuscole "navette" in grado di viaggiare nel sangue, ingannare il sistema immunitario e combattere i tumori

Un nuovo passo avanti nella lotta ai tumori potrebbe essere stato fatto dall’Istituto italiano di tecnologia (Iit) di Genova. Un gruppo interdisciplinare guidato da Paolo Decuzzi ha infatti progettato minuscole "navette" in grado di viaggiare nel flusso sanguigno ingannando il sistema immunitario con lo scopo di riconoscere diverse forme di tumore e ucciderle. Descritte sulla rivista "ACS Nano", queste nanoparticelle sono state realizzate nell'ambito del progetto europeo "Potent".

Cavalli di Troia contro i tumori

Le nanoparticelle sono dispositivi minuscoli e rigidi in grado di viaggiare nel sangue. Una volta in circolo, vengono immediatamente riconosciute dai macrofagi, le cellule immunitarie che divorano gli agenti estranei all'organismo. In questo modo diventano dei veri e propri cavalli di Troia capaci di portare i farmaci direttamente all'interno dei macrofagi e, di conseguenza, potenziarli e trasformarli in nuove armi da utilizzare contro i tumori. A capo della ricerca c'è l'italiano Paolo Decuzzi, direttore del Laboratorio di Nanomedicina di Precisione dell'Iit, che dirige anche il progetto europeo Potent nell'ambito del quale è stata realizzata la ricerca. Potent ha come obiettivo utilizzare le nanoparticelle per la diagnosi precoce e la terapia del più aggressivo tumore del cervello: il glioblastoma multiforme.

Una nuova generazione di farmaci intelligenti

Sul lungo termine, l'obiettivo di questo campo della ricerca sarebbe quello di avere una nuova generazione di farmaci intelligenti capaci di curare i tessuti malati senza, però, danneggiare quelli sani. Le nanoparticelle sono una tecnologia in via di sperimentazione in laboratorio su diverse forme tumorali, tra cui appunto il glioblastoma o il tumore al seno. Sono state realizzate con l'idea di combinare chemioterapia e immunoterapia, ossia combattere i tumori con i farmaci e, allo stesso tempo, rafforzare contro di essi la risposta immunitaria. A questo scopo, le nanoparticelle sono state prodotte in modo da diventare soffici come cellule del sangue. Questa caratteristica, infatti, consentirebbe loro di sfuggire agli attacchi del sistema immunitario, che altrimenti le annienterebbe indentificandole come nemiche e portare il farmaco che trasportano a destinazione.

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