Ossigeno non sarebbe stato essenziale per origine vita sulla Terra

Se il risultato verrà confermato sarà necessario un ripensamento dei criteri di ricerca di esseri viventi in altri mondi (Getty Images)
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Secondo uno studio dell'Università della California a Berkeley, le prime forme viventi si sarebbero sviluppate centinaia di milioni di anni prima che l'ossigeno arricchisse gli oceani e l'atmosfera

Le prime forme di vita sono comparse sulla Terra centinaia di milioni di anni prima che gli oceani e l'atmosfera si arricchissero di ossigeno. È il risultato di una serie di analisi geochimiche delle lave di antiche eruzioni sottomarine, realizzate dai ricercatori dell'Università della California a Berkeley, che potrebbero smentire la convinzione che l'ossigeno abbia avuto un ruolo cruciale nella comparsa della vita sul nostro Pianeta.

La ricerca

Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature e coordinato da Daniel Stolper, ha studiato l'ossidazione del ferro nelle rocce basaltiche di eruzioni sottomarine. Dalle analisi è emerso che l'ossigeno ha fatto la sua comparsa in percentuali consistenti tra 540 e 420 milioni di anni fa, ossia molte centinaia di anni più tardi della comparsa delle prime forme animali, datata tra 800 e 700 milioni di anni fa.

Nuove prospettive

"Se questo risultato verrà confermato - ha dichiarato all'Ansa John Brucato, astrobiologo dell'Osservatorio di Arcetri dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) - si tratta di uno stravolgimento delle nostre conoscenze sull'evoluzione della vita". Secondo lo scienziato, risultati di questo tipo dimostrerebbero che forme di vita unicellulari sono riuscite ad evolversi in pluricellulari, "usando livelli di ossigeno inferiori a quelli attuali". Una scoperta che imporrebbe un serio ripensamento dei criteri di ricerca di esseri viventi in altri mondi. Fino ad adesso, infatti, gli scienziati hanno considerato il 21% di ossigeno presente sulla Terra "l'impronta digitale" della presenza di vita evoluta, ma se questa scoperta dovesse essere confermata "dovremo diventare più bravi e aumentare la sensibilità degli strumenti per evidenziare - ha concluso Brucato - quantitativi di ossigeno migliaia di volte più bassi di quelli previsti finora".

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