Vita su Marte, la città progettata da una ricercatrice italiana

Un'immagine del progetto Redwood Forest (Valentina Sumini/Mit)
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Valentina Sumini, alessandrina di 31 anni, ha guidato un team del Mit. Il progetto si chiama Redwood Forest ed è composto da cupole bianche e tunnel sotterranei

Si chiama Valentina Sumini, ha 31 anni e ha vinto un concorso della Nasa per progettare la prima città abitabile su Marte. Nata ad Alessandria, la ricercatrice ha guidato un del team del Massachusetts Institute of Technology (Mit) che si è aggiudicato la gara per progettare una nuova stazione spaziale internazionale sul pianeta rosso.

Cupole e tunnel sotterranei

Il progetto s'intitola Redwood Forest, ovvero foresta di sequoie: è un complesso di costruzioni (con dentro anche un hotel di lusso) immaginato per ospitare la prima colonia umana su un pianeta extraterrestre. La città marziana è costituita da una serie di cupole bianche, collegate da tunnel sotterranei, potrebbe ospitare fino a diecimila persone. “Ogni cupola sarebbe autosufficiente utilizzando il ghiaccio, la terra e il sole per produrre tutto il necessario a vivere”, ha spiegato Valentina Sumini dopo aver condotto il suo team di ricercatori alla vittoria.

Le radici nel suolo marziano

L'idea più innovativa del progetto, ideato con studenti del Mit di diversi dipartimenti e gruppi di ricerca, sta proprio nella rete di tunnel: sono pensati non solo per collegare le cupole ma anche per protezione gli abitanti da radiazioni cosmiche, impatti di micrometeoriti e variazioni termiche estreme. Per questo la ricercatrice accosta queste gallerie alle radici di una pianta: "Progettare una foresta simboleggia il potenziale per la crescita esteriore mentre la natura si diffonde in tutto il paesaggio marziano. Ogni habitat è unico e contribuisce a una diversa foresta di spazi urbani".

 

L'impatto del progetto sulla Terra

L'applicazione su Marte è ancora piuttosto remota (il concorso internazionale Mars City Design 2017 era incentrato sulle città sostenibili da costruire nel prossimo secolo) ma molte delle intuizioni del progetto potranno nel frattempo essere realizzate sulla Terra per rendere possibile la vita in zone estreme come i deserti o i poli. I progettisti indicano ad esempio i veicoli elettrici che viaggiano nelle reti sotterranee: potrebbero smaltire il traffico nelle città congestionate. Il design degli habitat ad albero potrebbe creare spazi di vita e di lavoro in ambienti difficili, come le alte latitudini, i deserti e il fondo del mare. I giardini idroponici sotto le città potrebbe fornire pesce fresco, frutta e verdura con costi di trasporto e produzione inferiori.

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