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Bologna, ricostruita e impiantata caviglia in 3D per la prima volta al mondo

I titoli di Sky Tg24 delle ore 8 del 14/1

3' di lettura

E’ successo all’istituto ortopedico Rizzoli, dove un paziente di 57 anni vittima di un grave incidente in moto aveva perso la funzionalità dell’articolazione, perfettamente ricreata in un'operazione mai effettuata prima d'ora

L’istituto ortopedico Rizzoli di Bologna è stato teatro di un intervento chirurgico d’eccezione, effettuato per la prima volta al mondo. Si tratta della ricostruzione di un’intera caviglia creata con una protesi realizzata su misura e stampata in 3D. L'impianto è avvenuto il 9 ottobre scorso presso l’istituto bolognese su un paziente di 57 anni che aveva perso la funzionalità articolare della caviglia a causa di un grave incidente in moto, di cui era rimasto vittima nel 2007. Dopo 13 anni e grazie a questa operazione all’avanguardia, il paziente ha potuto recupere la piena funzionalità della caviglia, riuscendo a camminare senza problemi.

Una tecnica innovativa

A guidare l’equipe di medici protagonisti dell’operazione è stato il professor Cesare Faldini, direttore della Clinica Ortopedica 1, che ha illustrato gli step dell’intervento in una conferenza stampa, spiegando che quella realizzata al Rizzoli è una tecnica particolarmente innovativa di personalizzazione dell'intera procedura di sostituzione protesica della caviglia. Il processo operatorio è nato a partire dall'anatomia del paziente, che era considerato inoperabile dai medici prima della ricostruzione in 3D, effettuato prima dell’impianto. Un lavoro, è stato affermato, frutto dello sforzo congiunto di chirurghi ortopedici e ingegneri del Rizzoli e dell'Università di Bologna.  

La caviglia ricostruita in 3D (Foto: Ansa)

La tecnica del 3D in chirurgia

L’utilizzo della tecnica 3D nella ricostruzione di parti del corpo umano ha riguardato di recente anche un piccolo paziente di 13 anni, che presso l’ospedale Mayer di Firenze e per la prima volta in Italia, è stato protagonista di un altro intervento all’avanguardia. Il bimbo era affetto da microtia, una malformazione congenita rara dell’orecchio esterno che colpisce 5 persone su 10.000 e provoca la riduzione o dall’assenza dello sviluppo del padiglione auricolare. I medici dell’ospedale toscano, partendo da cartilagini costali prelevate dal giovane paziente, avevano così ricostruito l’orecchio. Anche in quel caso aveva funzionato perfettamente la sinergia tra medicina ed ingegneria, dato che l’intervento ha visto la partecipazione di alcuni ingegneri del Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Firenze che si occupa di creare modelli tridimensionali per migliorare l’approccio chirurgico.  

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